Ceva, Abacus ODV: formazione sulla disfagia

Un boccone che "va di traverso" può sembrare un incidente banale nella vita quotidiana, ma per un anziano fragile ospite di una RSA può rappresentare una minaccia letale. La disfagia, ovvero la difficoltà nella deglutizione, colpisce una fetta consistente della popolazione geriatrica, portando con sé rischi gravissimi: soffocamento, polmoniti e una progressiva malnutrizione. In questo contesto, la differenza tra un rischio clinico ed un pasto sicuro risiede in due fattori fondamentali: la competenza del personale e l’adeguatezza delle attrezzature.
Proprio su questo binomio ha puntato Abacus ODV che, in stretta sinergia con il CFP Cemon di Ceva, ha recentemente concluso un innovativo progetto di formazione che ha coinvolto sei strutture sociosanitarie del territorio. Non si è trattato solo di una lezione teorica, ma di un intervento strutturale che ha portato in dote alle RSA anche gli strumenti tecnici necessari per garantire pasti omogenei e sicuri.
L’idea del progetto nasce dall’osservazione diretta sul campo e dal dialogo con chi vive la corsia ogni giorno.
“Durante i corsi di formazione per OSS è emersa una necessità importante - spiega il Dott. Carlo Muzzulini, coordinatore del progetto per ABACUS ODV -. Le operatrici segnalavano che talvolta l’omogenizzazione degli alimenti non era perfetta, probabilmente per motivi tecnici legati ai macchinari in uso. Abbiamo capito che la comunicazione tra chi assiste l’anziano a tavola e chi prepara il pasto in cucina poteva e doveva essere migliorata”.
Da qui la scelta di un percorso formativo congiunto, che ha visto operatori sociosanitari e cuochi seduti allo stesso banco. L'obiettivo: creare un linguaggio comune e competenze condivise per favorire la fluidità tra i reparti.
Il corso si è articolato in due fasi. Una prima giornata teorica ha visto salire in cattedra la logopedista Irene Rosso e la nutrizionista Paola Rapalino. I partecipanti hanno approfondito la fisiologia della deglutizione, imparando a riconoscere i segnali di allarme e a prevenire i danni da aspirazione nelle vie respiratorie.
La seconda giornata è stata invece dedicata alla pratica, sotto la guida dello chef del CFP Cemon, Andrea Basso.
“La parte pratica è stata coinvolgente e molto apprezzata - racconta Muzzulini -. Basso, che prepara questi cibi anche privatamente per un suo parente, ha portato le sue attrezzature professionali mostrando come ottenere consistenze perfette. I partecipanti hanno potuto vedere, toccare e assaggiare: il risultato era ottimo non solo per la sicurezza, ma anche per il gusto, fattore spesso trascurato nei pasti omogenizzati”.
Al termine del percorso, l’associazione Abacus ha voluto fare un passo ulteriore, trasformando la teoria in realtà operativa immediata. A ciascuna delle sei strutture partecipanti è stato donato un omogenizzatore professionale di ultima generazione.
Le RSA coinvolte sono l’Opera Pia Garelli (Garessio), Madonna di Hal (Murazzano), La Casa del Sorriso (Mombasiglio), Le Rondini (Battifollo), La Luna (Bagnasco), Alta Langa (Monesiglio).
“Le direttrici sono rimaste molto sorprese, non se lo aspettavano - sottolinea il Dott. Muzzulini-. Ora hanno gli strumenti giusti per mettere in pratica quanto appreso, garantendo uno standard qualitativo elevatissimo ai loro ospiti”.
Il progetto non si esaurisce con la consegna dei diplomi. Tra due mesi, ogni struttura compilerà un questionario di monitoraggio per verificare l'efficacia delle nuove attrezzature e raccogliere feedback. L'interesse suscitato è stato tale che Abacus sta già valutando una seconda edizione del corso per settembre, aperta a chi non ha potuto partecipare alla prima sessione.
Perché, come ricorda il coordinatore: “Chi lavora in cucina nelle RSA non prepara solo cibo: prepara sicurezza, prepara dignità, prepara cura”.
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