Consiglio comunale: “No al depotenziamento degli ospedali”

Si è conclusa poco fa, nella frazione di San Giovanni dei Govoni, una seduta molto partecipata del Consiglio comunale di Mondovì. In apertura l’ordine del giorno sull’ospedale Regina Montis Regalis, sottoscritto dai capigruppo e collegato al documento che i sindaci del distretto sanitario Sud-Est stanno firmando in queste ore. Numeri pesanti, quelli richiamati dal sindaco Luca Robaldo: il presidio monregalese, insieme al “Poveri Infermi” di Ceva, serve un bacino di circa 90 mila abitanti, distribuiti su 1.500 chilometri quadrati e 64 Comuni, con una capacità di attrazione anche dalla vicina Liguria.
Il documento parte dall’articolo 32 della Costituzione e mette nero su bianco la preoccupazione per il rischio di depotenziamento dell’ospedale. Nel mirino ci sono la carenza di personale medico e infermieristico, l’assenza di un dirigente di presidio titolare, la situazione della Radiologia — con le dimissioni contemporanee di quattro medici, compreso il direttore della struttura complessa — e le difficoltà di reparti e servizi come Chirurgia, Pronto soccorso, Ginecologia e altre specialità.
Il Consiglio chiede un piano operativo immediato per garantire la continuità della Radiologia, il mantenimento dei percorsi tempo-dipendenti, la copertura dei turni e la gestione delle urgenze. Ma chiede anche garanzie scritte sul futuro del presidio, un confronto permanente con Regione, assessorato alla Sanità e direzione generale dell’Asl Cn1, oltre a un cronoprogramma per dialisi, terapia intensiva d’urgenza e interventi strutturali.
Secondo l’ordine del giorno, gli amministratori non sarebbero stati adeguatamente coinvolti sulle necessità organizzative dell’ospedale né sulle soluzioni previste. Robaldo ha rivendicato il ruolo degli amministratori locali: “Loro sono nominati, noi siamo eletti. Siamo noi a dover spiegare ai cittadini cosa succede”.
Dai banchi dell’opposizione è arrivato il sostegno al documento, con toni netti. La consigliera Gasco ha definito la crisi della Radiologia “un segnale allarmante” e una possibile “criticità strutturale” per il presidio, ricordando il rischio di riduzione delle attività diagnostiche, aumento delle attese, sovraccarico del personale e ricadute sul Pronto soccorso.
Il consigliere Pulitanò ha ribadito che “Mondovì non si tocca” e che “la tutela della salute dei monregalesi non è negoziabile”, insistendo sulla necessità di convenzioni, graduatorie, valorizzazione del personale e investimenti tecnologici.
Per Bessone il nodo è soprattutto “una mancanza di attenzione da parte della direzione generale sulla questione territorio”, mentre Morandi ha riportato la discussione al tema della sanità pubblica: una sanità “che non guarda nelle tasche dei malati” e che va difesa a partire dai servizi essenziali.
Anche il consigliere Rosso, assente, ha inviato un intervento letto in aula: “Quando si parla dell’ospedale di Mondovì non esistono bandiere di partito”. Nel testo ha chiesto chiarezza, programmazione, investimenti e tempi certi.
Il presidente del Consiglio Tomatis ha infine richiamato anche il precedente del tribunale di Mondovì, chiuso “nel silenzio pressoché generale”, invitando questa volta istituzioni e cittadini a vigilare.
Particolarmente forte il passaggio sul Pronto soccorso: “Non è ammissibile che persone, specialmente anziane, restino dieci o dodici ore su una sedia o su una barella”.








