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Imballaggi, le nuove regole Ue preoccupao per costi e burocraiza

Ridurre gli imballaggi e i rifiuti prodotti è l’obiettivo. Ma sulla strada scelta dall’Unione europea non sono mancate le perplessità delle categorie economiche italiane. E ora che il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi, il cosiddetto PPWR, entra nella sua fase applicativa, l’attenzione si sposta dalle trattative di Bruxelles alle conseguenze concrete per le aziende. Tra le disposizioni che assumono rilevanza immediata c’è il limite alla presenza di PFAS negli imballaggi destinati al contatto con alimenti, applicabile dal 12 agosto. Confartigianato Imprese Cuneo ha richiamato nei mesi scorsi l’attenzione delle aziende proprio su questo aspetto, invitandole a verificare le caratteristiche degli imballaggi utilizzati e a confrontarsi con i fornitori. Ma il percorso non si esaurisce nel 2026. Il regolamento introduce una serie di scadenze successive riguardanti riciclabilità, contenuto di materiale riciclato, minimizzazione del peso e del volume delle confezioni, etichettatura e, per determinate categorie, riuso.

L’agroalimentare rappresenta uno dei principali punti di forza della Granda sui mercati internazionali. Secondo il Rapporto Cuneo 2026 della Camera di commercio, nel 2025 le esportazioni provinciali di prodotti alimentari, bevande e tabacco hanno raggiunto circa 4,61 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 4,29 miliardi del 2024. Francia e Germania rimangono i primi due mercati di destinazione. È un dato che aiuta a comprendere perché una normativa sul packaging possa avere conseguenze che vanno oltre il settore degli imballaggi propriamente detto. Per chi vende prodotti alimentari e bevande, soprattutto quando destinati a mercati diversi, confezione, conservazione, etichettatura, trasporto e conformità normativa sono parti dello stesso processo produttivo e commerciale.

Le critiche delle categorie: «Non penalizzare il modello italiano»

Il regolamento arriva al termine di un confronto europeo tutt’altro che semplice. Nel corso dell’iter legislativo Confartigianato, insieme ad altre organizzazioni imprenditoriali, aveva espresso forti perplessità sulla proposta iniziale, soprattutto per il rischio di privilegiare il riuso rispetto al riciclo. Il timore era quello di penalizzare un sistema come quello italiano, che negli anni ha investito in modo significativo nella raccolta e nel riciclo dei materiali. Le associazioni hanno inoltre chiesto maggiore proporzionalità degli obblighi e attenzione alle piccole e medie imprese, per evitare che la transizione ambientale si traduca in un eccessivo aumento di adempimenti e costi. Anche Coldiretti è intervenuta nel dibattito europeo, concentrando le proprie osservazioni soprattutto sulle conseguenze per l’agroalimentare. Uno dei punti sollevati dal mondo agricolo riguarda il delicato equilibrio tra riduzione dell’imballaggio e conservazione degli alimenti: una confezione svolge infatti anche una funzione di protezione e può contribuire ad aumentare la durata commerciale di un prodotto. Per una grande industria modificare un packaging può significare avviare un progetto strutturato con uffici tecnici e fornitori specializzati. Per un laboratorio artigiano, una piccola attività alimentare o un’impresa agricola che confeziona direttamente il proprio prodotto, la capacità organizzativa è inevitabilmente differente.