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Biolè: «Levaldigi non ha i presupposti della sostenibilità»

Il possibile asse fra Caselle e gli aeroporti milanesi di Malpensa e Linate riaccende il dibattito sul futuro del sistema aeroportuale piemontese e, inevitabilmente, anche su quello di Levaldigi. A intervenire è Fabrizio Biolé, ex consigliere regionale del Movimento 5 Stelle ed ex sindaco di Gaiola, oggi residente a Clavesana, che già durante la sua esperienza a Palazzo Lascaris si era occupato delle vicende dello scalo cuneese. In una lettera indirizzata agli organi di informazione locale e al consigliere regionale Mauro Calderoni, Biolé analizza numeri e prospettive di Levaldigi e mette in discussione la sostenibilità futura dell’aeroporto: la pubblichiamo integralmente.

Egregio Direttore, Egregio Consigliere Calderoni, scrivo come cittadino cuneese, non per spirito di polemica, ma per richiamare alcuni fatti che da anni sono sotto gli occhi di chiunque voglia guardarli senza “filtri” territoriali o di appartenenza. I numeri dell’aeroporto di Cuneo-Levaldigi parlano chiaro e non ammettono interpretazioni ottimistiche. Nel 2025 lo scalo ha chiuso sotto i 100.000 passeggeri (circa 97-100 mila, in calo rispetto ai 105 mila del 2024 e ai 114 mila del 2023). Dopo la ripresa del 2022 (160 mila), il trend è nettamente discendente. I bilanci della Geac raccontano da anni perdite strutturali (oltre 1,3 milioni nel 2022, quasi 1 milione nel 2023), con un patrimonio netto a lungo in territorio negativo e la costante necessità di apporti di capitale. Non esiste, nei dati pubblici, alcun elemento che possa far presagire una sostenibilità economica dello scalo né nel prossimo futuro né in quello remoto. Questo non toglie nulla alla passione autentica e ammirevole, per quanto ormai evidentemente datata, che il rimpianto Cavaliere Amilcare Merlo e il parimenti rimpianto Avvocato Gianni Vercellotti hanno dimostrato, nella propria dedizione e nel loro spendersi per l’aeroporto di Cuneo in tutte le sedi. Ma la passione, da sola, non muove i conti né attrae vettori in misura sufficiente a garantire un equilibrio e a distanza di alcuni anni dalla loro dipartita i dati sono sotto gli occhi di tutti. L’ipotesi di accordo tra Caselle e il sistema milanese (Linate e Malpensa) arriva, se mai arriverà, fin troppo tardi per dare una vera svolta a Torino. È noto da anni che Caselle risulta sovradimensionato rispetto ai volumi di traffico che riesce a generare, nonostante i recenti record (oltre 5 milioni nel 2025). La strategia del grande hub di Malpensa 2000 – inaugurato peraltro sotto un governo di centrosinistra e preparato da precedenti esecutivi dello stesso colore – ha avuto l’effetto di medio-lungo periodo di lasciare Caselle in una condizione di incertezza strutturale, a poco più di 100 chilometri di distanza. Stracciarsi le vesti di fronte a un possibile accordo Caselle-Linate significa fare finta di non aver capito che, anche in questo settore, l’unione fa la forza. Negare l’evidenza dei numeri di Levaldigi, o pretendere che una strategia regionale possa “salvare” uno scalo che da anni non mostra i presupposti della sostenibilità, rischia di apparire poco intellettualmente onesto, specialmente quando viene fatto in nome di un’appartenenza elettorale o territoriale. Non sono affatto felice del declino che prevedo per Levaldigi nei prossimi anni e che già qualche anno fa, nella mia parentesi a Palazzo Lascaris, avevo più volte esplicitamente immaginato. Ma preferisco guardare in faccia la realtà piuttosto che coltivare illusioni. A Mauro Calderoni, di cui riconosco da tempo le capacità di analisi e di lettura dei fatti e della realtà, chiedo soltanto di applicare quella stessa lucidità anche a questa tematica, senza lasciarsi trascinare dalla difesa “di bandiera”.

Cordiali saluti.