Nocciole, Igor Varrone: «Negli ultimi anni rese più che dimezzate»

La campagna delle nocciole si avvia alla conclusione con un bilancio migliore rispetto al difficile 2025, ma ancora lontano dalle aspettative della primavera. A pesare sono soprattutto siccità e temperature elevate, che hanno ridotto le produzioni e aumentato i costi per le aziende. A fotografare la situazione è il doglianese Igor Varrone, direttore provinciale di Cia Cuneo, che richiama l’attenzione sulla progressiva perdita di resa degli impianti. «Negli ultimi anni abbiamo assistito a una progressiva riduzione delle rese. Storicamente la produzione si attestava intorno ai 18 quintali per ettaro, mentre nelle ultime tre stagioni la media reale è scesa a 6-8 quintali. In molti casi parliamo quindi di una produzione più che dimezzata».
Il dato va letto insieme all’aumento dei costi e alle difficoltà legate al clima. Siccità, caldo, grandinate e cimice asiatica si sommano alla presenza di impianti ormai vecchi. Per Varrone, però, un prezzo più alto non basta a garantire maggiore redditività quando la quantità raccolta diminuisce drasticamente. «Un prezzo elevato non significa automaticamente maggiore redditività per l’agricoltore quando la quantità prodotta si è ridotta drasticamente - aggiunge -. Se un’azienda raccoglie un terzo o poco più rispetto alla produzione storica, ci aspettiamo che l’aumento del prezzo venga valutato in rapporto alla perdita di prodotto e all’incremento dei costi di produzione».
La risposta, secondo Cia Cuneo, deve passare dal rinnovamento degli impianti e da una gestione più moderna della coltura. Tra le priorità indicate ci sono l’estirpo e il reimpianto dei noccioleti più vecchi, sistemi di irrigazione più efficienti, ricerca e sperimentazione su piante e cloni più adatti alle nuove condizioni climatiche. «Abbiamo bisogno di una programmazione di medio e lungo periodo - conclude Varrone - accompagnando le aziende nel rinnovo degli impianti, favorendo tecniche di coltivazione più moderne, piante e cloni più adatti alle nuove condizioni climatiche e sistemi capaci di garantire maggiore resilienza. Allo stesso tempo bisogna investire nella ricerca, perché il cambiamento climatico ci impone di trovare risposte nuove».










