Cambiamenti climatici, Biolè: «Il tempo delle scuse è finito»

Da Clavesana ci è giunta una lettera di Fabrizio Biolè, ex consigliere regionale del Movimento 5 Stelle ed ex sindaco di Gaiola, dedicata all’emergenza climatica e alle responsabilità della politica. Biolè prende spunto dai più recenti allarmi della comunità scientifica e delle Nazioni Unite per rivolgere un appello alle istituzioni e ai cittadini, chiedendo che il tema del cambiamento climatico torni al centro delle scelte politiche. Di seguito pubblichiamo integralmente la sua lettera.
"Egregio direttore, scrivo queste righe con la rabbia che monta a leggere le ultime notizie (peraltro del tutto attese, per chi ha lo spirito critico di osservare gli accadimenti negli ultimi anni) che ci arrivano dalle Nazioni Unite e dalla scienza, e con lo stupore incredulo di chi ancora non riesce a capacitarsi di quanto sia “criminale” l’indifferenza di chi ci governa. Il recente rapporto Unep e le parole di António Guterres non lasciano scampo: l’umanità sta correndo verso la catastrofe climatica. La soglia di 1,5 °C è ormai persa, gli ecosistemi collassano, gli eventi estremi si intensificano, e lo scenario “ottimistico” parla già di 1,8 °C. Peggioreremo anno dopo anno, fino alla catastrofe. Non è un titolo sensazionalistico: è la direzione chiara, documentata, inesorabile che la politica mondiale e italiana ha scelto di assecondare con l’inerzia, il negazionismo e le chiacchiere. Eppure, mentre il pianeta brucia e i modelli scientifici ci dicono da decenni esattamente cosa sta succedendo, le agende politiche di ogni livello - comunale, provinciale, regionale, nazionale - continuano a concentrarsi su banalità, velleità elettorali, spesso squallide querelle di campanile e annunci a effetto che non spostano di un millimetro la traiettoria verso il disastro. Mi rivolgo in particolare ai politici cuneesi e piemontesi di ogni ordine e grado: sindaci, consiglieri, assessori, deputati, senatori, amministratori regionali, salvo rarissime eccezioni. Dove siete? Cosa state facendo, oltre a rincorrere il consenso del giorno e a riempire i comunicati di formule vuote? È possibile che, di fronte a un’estate che è già un monito di fuoco, siccità, alluvioni e morti, la vostra unica preoccupazione resti la prossima campagna elettorale o la difesa di interessi di bottega? Anni fa Aurelio Peccei, con il Club di Roma da lui fondato nel 1968, tentò con intelligenza e correttezza intellettuale di avvisarci per tempo: nel 1972 il celebre Rapporto sui limiti dello sviluppo mostrò, con rigore scientifico e senza retorica, che la crescita economica illimitata non poteva continuare indefinitamente a causa delle risorse finite del pianeta e della sua limitata capacità di assorbire gli inquinanti, anticipando con chiarezza le conseguenze che oggi stiamo vivendo. È uno scandalo. È una vergogna. È un tradimento generazionale. Il fatto é che pressoché nessun componente della classe politica dagli anni settanta ad oggi ha fatte proprie e trasformate in politiche attive le analisi del Club! Faccio quindi un appello a tutte le persone di buona volontà: nelle scelte private, nelle scelte pubbliche e soprattutto nelle scelte politiche, smettiamo di reggere il gioco di chi continua a guardare altrove. Scegliamo, votiamo, sosteniamo, premiamo solo chi davvero si rivolge ad affrontare le problematiche globali e devastanti sollevate dalle Nazioni Unite e dalla comunità scientifica. Non più i venditori di illusioni, non più i negazionisti mascherati da realisti, non più chi tratta il clima come un optional da mettere in fondo alla lista dopo le “priorità vere”. Le priorità vere sono queste: acqua, cibo, salute, sicurezza, sopravvivenza. Infine, un ringraziamento netto e riconoscente alle associazioni ambientaliste, anche locali. Sono le uniche che da sempre sono davvero sul pezzo. Mentre le istituzioni tentennano e la politica insegue il voto facile, loro continuano a denunciare, a documentare, a lottare, a ricordare a tutti noi cosa sta davvero succedendo e cosa bisogna fare. Senza di loro saremmo ancora più soli e più ciechi. Il tempo delle scuse e delle promesse a vuoto è finito. Il tempo dell’azione, se esiste ancora, è adesso! Con rabbia amara e disperata lucidità, un cittadino che non accetta di assistere in silenzio alla catastrofe. Anche per i propri figli. Soprattutto per i propri figli".










