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Confagricoltura Cuneo: “Stop alle carni dal Brasile, una buona notizia”

Lo stop alle importazioni nell’Unione europea di diversi prodotti di origine animale provenienti dal Brasile è accolto positivamente da Confagricoltura Cuneo. La misura, decisa dalla Commissione europea, riguarda in particolare carni bovine, pollame, uova e altri prodotti e viene considerata dall’organizzazione agricola un passo importante per tutelare gli allevatori italiani, chiamati a rispettare standard elevati in materia di sicurezza alimentare, tracciabilità, ambiente e benessere animale. «È un segnale importante per il comparto zootecnico cuneese e piemontese – sottolinea il presidente di Confagricoltura Cuneo, Enrico Allasia –. È fondamentale che venga garantita una reale reciprocità nei confronti delle produzioni provenienti dai Paesi terzi».

Secondo Allasia, non è accettabile che sui mercati europei arrivino carni a prezzi molto inferiori rispetto a quelli delle produzioni locali, in una fase caratterizzata dall’aumento dei costi di gestione e produzione delle aziende agricole. La decisione europea arriva dopo le segnalazioni di diversi Stati membri e della stessa Confagricoltura sulla differenza tra le regole di produzione applicate in Brasile e quelle vigenti nell’Ue. L’organizzazione richiama in particolare l’utilizzo nel Paese sudamericano di antimicrobici e ormoni della crescita secondo modalità non comparabili con gli standard europei. Nei primi sei mesi del 2026, inoltre, il Brasile è risultato l’unico tra i principali esportatori ad aver aumentato le vendite verso l’Unione europea. Il provvedimento interessa da vicino il Cuneese, dove la zootecnia da carne costituisce uno dei comparti principali dell’agricoltura. In Piemonte sono oltre 9.300 gli allevamenti bovini da carne e misti, dei quali circa 3.750 si trovano in provincia di Cuneo. Il territorio conta complessivamente circa 406 mila bovini, oltre la metà dei capi presenti in Piemonte. «Parliamo di un comparto strategico per il nostro territorio - aggiunge Allasia - che coinvolge migliaia di aziende, genera occupazione e reddito e contribuisce alla tenuta economica e sociale delle aree rurali».

Per Confagricoltura, però, lo stop alle importazioni non basta. Servono una strategia più ampia per rafforzare la filiera bovina italiana, maggiore competitività degli allevamenti, valorizzazione della carne del territorio, sostegno al ricambio generazionale e una più stretta integrazione della filiera, con l’obiettivo di garantire agli allevatori una remunerazione adeguata.