Cinghiali, Confagricoltura: "Fondo volontario per finanziare abbattimenti"

Da una parte una raccolta di risorse tra gli allevatori per finanziare un piano straordinario di abbattimento dei cinghiali, dall’altra la denuncia di presunte speculazioni che starebbero penalizzando il prezzo dei suini allevati nelle zone soggette alle restrizioni per la peste suina africana (Psa). Confagricoltura Cuneo e Cia Agricoltori Italiani di Cuneo intervengono sul fronte dell’emergenza, chiedendo risposte rapide per tutelare uno dei comparti più importanti dell’agricoltura provinciale. L’allarme è legato anche al recente ampliamento delle aree di restrizione disposto dall’Unione europea, che ha coinvolto altri 22 Comuni della Granda. Nella nuova zona di restrizione I ricadono circa 48.000 suini, tra animali da ingrasso e riproduttori, in un territorio che complessivamente conta circa 900.000 capi. Confagricoltura Cuneo propone di coinvolgere direttamente la filiera suinicola nel finanziamento di un piano straordinario di contenimento dei cinghiali, principale vettore della diffusione del virus nella fauna selvatica. L’associazione ha già sondato la disponibilità delle aziende a contribuire volontariamente all’iniziativa, che, in caso di riscontro positivo, sarà presentata alle istituzioni competenti. «L’avvicinarsi delle zone di restrizione al cuore del distretto suinicolo cuneese rende ancora più urgente rafforzare le misure di contenimento della Psa - affermano il presidente Enrico Allasia e il direttore Roberto Abellonio -. Accanto alla biosicurezza negli allevamenti serve un’azione ancora più incisiva sul contenimento dei cinghiali».
Secondo Allasia, l’esperienza maturata in altri territori dimostra che «il ricorso ai selecontrollori, se adeguatamente organizzati e sostenuti, ha prodotto risultati significativi nella riduzione della popolazione di cinghiali».
Abellonio chiede inoltre alla Regione Piemonte un piano straordinario che coinvolga selecontrollori, Polizia provinciale e Carabinieri Forestali, oltre a nuovi ristori economici per le aziende. «Gli ultimi indennizzi ricevuti dagli allevatori risalgono all’ottobre 2024», ricorda.
Sul fronte economico interviene invece la Cia di Cuneo, che denuncia una riduzione delle quotazioni riconosciute agli allevatori delle zone soggette a restrizioni. «Gli allevatori ci stanno segnalando una situazione che non può più essere ignorata – afferma Corrado Bertello, responsabile della sede di Fossano –. Nelle zone di restrizione il valore del suino viene sistematicamente abbassato, ma non esiste alcuna motivazione sanitaria che giustifichi questa riduzione».
Secondo la Cia, in provincia di Cuneo il suino marchiato verrebbe pagato mediamente circa 20 centesimi al chilo in meno rispetto alle quotazioni ufficiali. «La carne è pienamente certificata e può essere commercializzata senza limitazioni – sottolinea Bertello –. Eppure il peso economico delle restrizioni ricade interamente sugli allevatori, che negli ultimi anni hanno investito ingenti risorse per adeguarsi alle norme sulla biosicurezza».
L’organizzazione agricola chiede quindi che il Tavolo di crisi sulla peste suina affronti anche il tema delle pratiche commerciali e delle quotazioni, affinché le aziende non siano penalizzate da dinamiche di mercato ritenute ingiustificate.










