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| Val Tanaro

Don Bozzolo, da Bagnasco alla guida dell’Università pontificia salesiana

C’è un filo invisibile ma robusto che lega il profumo della farina di una pasticceria a Bagnasco con le austere aule dell’Università Pontificia Salesiana a Roma. Quel filo è la storia di Don Andrea Bozzolo, bagnaschese, nato a Mondovì nel 1966, oggi tra i teologi più stimati a livello internazionale e Rettore Magnifico dell’UPS. L'ateneo, istituzione di diritto pontificio gestita dai Salesiani, è un polo d'eccellenza mondiale in particolare nelle scienze umane e nell'educazione.

Nonostante il ruolo che lo vede alla guida di un’istituzione che forma educatori da oltre cento Paesi, Don Bozzolo, che nel fine settimana ha accolto a Roma il cugino Fabrizio Ferrando, presidente del Bal do Sabre, con la famiglia, mantiene lo stile della sua terra: concretezza, umiltà e una capacità rara di rendere accessibili i concetti più profondi della teologia. Lo abbiamo incontrato per parlare di radici, sfide educative e del legame mai interrotto con la Valle Tanaro.

In che modo l’etica del lavoro appresa in quel laboratorio ha influenzato il suo servizio nella Chiesa?

“In famiglia si respirava un clima di laboriosità, sereno ma dai ritmi impegnativi. Vedere papà Celestino alzarsi così presto ogni mattina mi ha lasciato un segno profondo: il senso del dovere e l’operosità per il bene della famiglia. La mia era una famiglia religiosa, specialmente mia mamma Giuseppina, mancata appena un mese fa, la sera del Giovedì Santo. Quei valori del "fare bene le cose" li porto con me in ogni incarico”.

Cosa prova un giovane radicato nel territorio quando avverte la chiamata salesiana?

“Ho conosciuto i Salesiani a 14 anni nel convitto di Cuneo. Lì la chiamata aveva già iniziato a risuonare. A 19 anni, finito il Liceo Classico, ho deciso. La Bibbia dice: "Esci dalla tua terra e va' dove ti indicherò". Un distacco necessario, ma non un addio: mantengo un legame fortissimo con Bagnasco, anche se oggi riesco a tornare poco”.

Dal suo osservatorio a Roma, quali sono le paure dei giovani nel 2026 e quali "ricette" offre il sistema salesiano?

“Più che paura, vedo insicurezza. C’è ansia per il lavoro, per la competitività, il terrore del fallimento, visto come irrimediabile. I giovani oggi hanno meno speranza e più preoccupazione. Noi offriamo una "pedagogia di accompagnamento": i nostri docenti sono guide disponibili al dialogo. La nostra risorsa è la familiarità: quando il giovane si sente ascoltato, ritrova i valori su cui costruire”.

Gestire un’università internazionale richiede uno sguardo globale. C’è un valore piemontese che l'ha aiutata nel suo cammino?

“Don Bosco stesso era piemontese. Il valore che mi porto dietro è il senso del concreto, uno stile semplice, che non guarda ai titoli ma punta alla sostanza dei problemi con atteggiamento costruttivo. Questo aiuta a gestire una comunità internazionale: si impara a rispettare le diverse mentalità e ci si arricchisce a vicenda”.

Quale consiglio darebbe ad un giovane piemontese diviso tra tradizione e desiderio di fare qualcosa di "grande"?

“È fondamentale tenere insieme radici e sogni. Le esperienze più ricche nascono spesso da territori non "al centro della scena": si può fare qualcosa di straordinario anche dalle periferie. Ma non bisogna restare chiusi: occorre aprirsi all'esterno, alle storie degli altri”.

Un luogo di Bagnasco che le trasmette pace?

“La parrocchia del Piano, dove sono cresciuto e facevo il chierichetto. E poi località Mulinella: c’è un torrente bellissimo dove giocavamo da piccoli. Sono i miei luoghi del cuore”.

Lei ha vissuto i pontificati di figure monumentali: da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI, fino a Papa Francesco e Papa Leone. Esiste un filo rosso che li unisce nel dialogo con i giovani?

“Il filo rosso è la preoccupazione di parlare con la cultura di oggi, incarnando la Fede nel contesto contemporaneo. La Chiesa non deve fare marketing religioso. Deve testimoniare un'esperienza, come insegnato dal Concilio Vaticano II: attenzione al sociale, senza mai annacquare la tradizione”.