Quando Carlin Petrini ricordò Davide Ghirardi a San Michele

C’è una frase, tra le prime affidate ai social dopo la notizia della sua morte, che racconta forse meglio di ogni altra il vuoto lasciato da Carlin Petrini. «Ciao Carlo, il minimo che ti dobbiamo è il futuro di questa grande e bella associazione». A scriverla è stata Serena Milano, direttrice di Slow Food originaria di Farigliano, poche ore dopo la scomparsa del fondatore del movimento nato a Bra e diventato negli anni una delle realtà internazionali più influenti nel campo della cultura alimentare e della sostenibilità.
Carlo Petrini si è spento nella tarda serata di ieri nella sua abitazione braidese. Aveva 76 anni. Con lui se ne va non soltanto il creatore di Slow Food, ma una delle figure italiane più riconosciute nel mondo quando si parla di cibo, biodiversità, tutela dei territori e dignità del lavoro agricolo. Per tutti era “Carlin”: capace di parlare con papi e contadini, con gli accademici e con i margari delle vallate piemontesi, sempre con la stessa autenticità. Nel comunicato diffuso da Slow Food, il movimento ricorda «la sua straordinaria empatia, la sua voglia di fare, il suo esempio di vita», sottolineando come la sua energia «sarà la forza che guiderà tutti noi». Una vita intera spesa a costruire ponti tra culture, territori e persone, partendo da un’intuizione rivoluzionaria: il cibo non è soltanto consumo, ma identità, politica, giustizia sociale e rapporto con la terra. Da Bra, dove nel 1986 nacque Slow Food, Petrini ha costruito una rete mondiale presente in oltre 160 Paesi. È stato l’ideatore di Terra Madre, dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, dei Presìdi Slow Food e di progetti che hanno cambiato il modo di raccontare e vivere l’agricoltura. La sua idea di un cibo “buono, pulito e giusto” è diventata un manifesto culturale riconosciuto in tutto il pianeta.
Eppure, nonostante la fama internazionale, Petrini non aveva mai smesso di tornare nelle piazze e nei piccoli paesi delle sue Langhe e del Monregalese. Lo aveva fatto anche il 29 agosto 2024 a San Michele Mondovì, ospite degli Amici dell’Aiuola Botanica, in una serata ancora oggi ricordata da molti come un incontro intenso, ironico e profondamente umano. Era arrivato per ricordare Davide Ghirardi, storico dirigente regionale di Slow Food scomparso prematuramente nel 2014. «Davide aveva una carica di passione e di volontà politica di altissimo profilo: sono venuto per celebrarlo e per ringraziare il paese», aveva detto davanti al pubblico raccolto sul piazzale di via delle Scuole. Quella sera Petrini aveva parlato di economia, ambiente e futuro, ma soprattutto di umanità. Aveva raccontato la sua amicizia con Papa Francesco, nata da una telefonata inattesa ricevuta a Parigi. E tra i sorrisi del pubblico aveva condiviso un episodio legato alla madre, “cattolica sabauda molto devota”, che nel dopoguerra si sentì negare l’assoluzione da un parroco perché votava comunista. «…e allora se la tenga», fu la replica della donna. «Quel “se la tenga” mi fa ancora ridere», gli scrisse poi Papa Francesco in una lettera che Petrini ricordava sempre con emozione. Era questo il suo talento più raro: trasformare temi enormi - la crisi climatica, il capitalismo, il diritto al cibo - in racconti popolari, pieni di memoria, ironia e umanità. Lo faceva alle conferenze internazionali come alle fiere di paese, dalla Fao alla Fiera del Bue Grasso di Carrù, che aveva sempre sostenuto come simbolo di una cultura contadina autentica e rispettosa. Nel corso della sua vita Petrini ha ricevuto lauree honoris causa, premi delle Nazioni Unite e riconoscimenti internazionali. Ma probabilmente avrebbe sorriso pensando che il suo lascito più importante non siano i titoli, bensì quel milione di attivisti Slow Food sparsi nel mondo e le migliaia di giovani che, grazie alle sue idee, hanno imparato a guardare il cibo come un atto d’amore verso il pianeta. “Chi semina utopia, raccoglie realtà”, ripeteva spesso. Oggi quella frase suona come un testamento. E nelle colline che lui ha raccontato, difeso e amato per tutta la vita, resta la sensazione che se ne sia andato non soltanto un uomo, ma una voce capace di cambiare il modo in cui il mondo guarda la terra.









