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| Mondovì

Sanità piemontese: infermieri in mobilitazione

Il sistema sanitario piemontese torna sotto tensione. I sindacati degli infermieri alzano i toni, minacciano la mobilitazione e denunciano una situazione ormai al limite, mentre dalla Regione arriva una replica che invita al dialogo ma conferma la linea. Al centro dello scontro ci sono organici insufficienti, carichi di lavoro in aumento e risorse contestate, in un quadro che – secondo le organizzazioni sindacali Cisl, Fials, Nursind e Nursing Up – rischia di compromettere la tenuta dei servizi già nei prossimi mesi.

LA PROTESTA 

Le sigle parlano apertamente di una situazione critica. Negli ultimi mesi, denunciano, il Piemonte avrebbe perso decine di infermieri, mentre in diversi territori le carenze restano strutturali. Il problema, spiegano, è lo squilibrio tra ciò che viene richiesto al sistema e le risorse disponibili: da un lato l’espansione dei servizi sanitari, anche legata ai progetti del PNRR, dall’altro un personale che non cresce allo stesso ritmo. A questo si aggiunge il tema delle prestazioni aggiuntive, i turni extra utilizzati per coprire le carenze. Secondo i sindacati, le risorse destinate a queste attività sarebbero state ridotte proprio mentre aumenta il bisogno di copertura. Da qui la presa di posizione: senza interventi concreti, la mobilitazione è pronta a partire.

UN PROBLEMA STRUTTURALE 

La crisi non nasce oggi. La professione infermieristica continua a perdere attrattività, stretta tra stipendi non competitivi, turni pesanti e prospettive limitate. A questo si sommano pensionamenti e dimissioni, che rendono più difficile sostituire chi lascia il servizio. Il risultato è un sistema sempre più sotto pressione, in cui i reparti devono fare i conti con organici ridotti e un ricorso crescente a soluzioni temporanee. Una dinamica che incide direttamente anche sulle liste d’attesa e sulla qualità dell’assistenza.

L'INCOGNITA DELL'ESTATE

A rendere più delicato il quadro è la prospettiva dell’estate. Con l’avvicinarsi delle ferie, la disponibilità di personale tende a ridursi, mentre la domanda di servizi resta alta. Quest’anno, secondo i sindacati, il rischio è che l’equilibrio già fragile possa rompersi, con difficoltà nella copertura dei turni e possibili ripercussioni sull’organizzazione delle strutture sanitarie.

LA RISPOSTA DELLA REGIONE

Di fronte alle critiche, l’assessore alla Sanità del Piemonte, Federico Riboldi, riconosce la complessità della fase ma invita a mantenere il confronto su un piano costruttivo. “Non sorprendono i toni delle organizzazioni sindacali”, afferma, sottolineando come la crisi infermieristica sia un fenomeno che va oltre i confini regionali. La Regione indica alcune direttrici di intervento: il tema delle prestazioni aggiuntive resta centrale e sarà portato al confronto con il Ministero; da maggio è previsto un tavolo con sindacati e aziende sanitarie per analizzare nel dettaglio le criticità; sul piano strutturale si punta a rafforzare gli strumenti di monitoraggio del personale e ad aumentare l’attrattività della professione, anche attraverso borse di studio e orientamento. Sul tema si innesta anche il confronto politico. Le opposizioni parlano di una progressiva perdita di personale dal sistema sanitario pubblico, mentre la Regione rivendica gli interventi messi in campo e rilancia la necessità di una strategia condivisa anche a livello nazionale. Al di là delle posizioni, resta un dato condiviso: la crisi dell’infermieristica ha radici profonde e non può essere risolta nel breve periodo.