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| Mondovì

Esperienza alla Caritas, Anna: «In alcuni casi si è impotenti»

Ascoltare, incontrare, creare relazioni. È questo il cuore dell’esperienza di Servizio Civile Universale (SCU), che il 27 maggio Anna Basso ha concluso presso la Caritas diocesana di Mondovì.

Anna è una giovane psicologa villanovese, che un anno fa è arrivata in “Cittadella” per intraprendere il Servizio, insieme ad un ragazzo, che a settembre ha modificato i suoi programmi per intervenuti impegni lavorativi lontano da Mondovì.

Perché laureata in Psicologia e fresca abilitata alla professione, ad inizio “25 hai presentato domanda per il Servizio Civile volontario?

Quando ho ottenuto l’abilitazione alla professione da psicologa, ho deciso di presentare domanda come volontaria del servizio civile universale per arricchire il mio bagaglio di esperienze; mi stuzzicava anche il “rimborso spese” (n.d.r. € 519,47/mese per 25 ore di impegno settimanale), utile per l’avvio della mia attività.

Come mai fra i tanti Enti presso cui si poteva svolgere il Servizio, hai indirizzato l’unica scelta consentita sulla Caritas Diocesana? La conoscevi?

Decisi di fare domanda in Caritas perché nel progetto mi ha colpito subito la presenza del centro di ascolto, di cui non sapevo l'esistenza, e ho pensato potesse adattarsi bene al mio percorso professionale. Inoltre, volevo che l'esperienza avesse anche un valore etico importante.

Caritas gruppo

In questo anno di servizio cosa hai fatto?

In questo anno di servizio ho fatto di tutto: dal centro di ascolto, dove sentivo risuonare maggiori risorse personali, all'aiutare le volontarie a smistare gli alimenti per le parrocchie, alcune sere sono stata in mensa e ho fatto alcuni giri Ipercoop alla sera. Come prevedeva il mio servizio, mi sono resa disponibile a fare ciò di cui la Caritas aveva necessità.

Ti sei trovata ad agire per persone in stato di bisogno: quali sono state le principali difficoltà, che hai incontrato nel rapportarti con loro?

Inizialmente temevo che l'utenza potesse spaventarmi, invece ho avuto la prova che non era quello l'aspetto più difficile. È stato complicato dover dire dei no e soprattutto rendersi conto che in alcuni casi si è davvero impotenti.

In “Cittadella” ti sei trovata a collaborare con Volontari per lo più “pensionati” o “diversamente giovani” rispetto a Te: che esperienza è stata?

Relazionarmi con tante persone, soprattutto volontari, è stata un'altra esperienza che mi ha formata molto. Come in ogni rapporto umano, ho imparato a relazionarmi con loro con modalità differenti e ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa.

Nella Caritas hai sperimentato la “Chiesa in uscita”, che voleva Papa Francesco?

Per me l’ingresso nel “mondo Caritas” prescindeva l'aspetto religioso. Credo davvero che la fede si testimoni di più con l'aiuto concreto alle persone in sofferenza, e in Caritas ho visto rispondere ai bisogni dei “fragili” senza distinzioni e preconcetti: in questo mi rispecchio.

Di questo anno quali ricordi e quali valori Ti rimarranno?

Di questo percorso ricorderò i momenti in cui le persone mi hanno detto dei grazie, nonostante la mia impotenza, e l'umanità che mi piace: quella che si sporca le mani senza autocelebrarsi, che supera i propri confini e trova nel diverso un proprio simile. Porterò con me la capacità di leggere le situazioni da tutte le angolature, per non perdersi dei dettagli.  Ho imparato che solo un lavoro di rete può aumentare il benessere e alleviare il peso di alcune situazioni.

E ora la classica domanda delle “indagini di mercato”: consiglierai ad altri giovani il Servizio Civile e soprattutto nella Caritas Diocesana, e perché?

Il servizio civile è un'esperienza spesso sottovalutata ma permette, soprattutto ai più giovani, di conoscere le realtà del territorio e, eventualmente, capire che direzione dare alla propria vita. Penso che la Caritas abbia molti servizi in cui un giovane può sperimentarsi. Sicuramente non è un'esperienza "per tutti", ma adatta a chi sente suo lavorare nel sociale e a contatto con le difficoltà.