Peste suina: primo caso nel Cuneese

La Peste suina africana entra per la prima volta in provincia di Cuneo. Il Centro di referenza nazionale per lo studio delle malattie da Pestivirus e Asfivirus di Perugia ha confermato la positività al virus di un cinghiale rinvenuto nel territorio di Cravanzana, nell’Alta Langa valbormidese. Un esito che non sorprende gli addetti ai lavori, dopo i casi registrati negli ultimi mesi nelle confinanti province di Savona e Alessandria, ma che segna un passaggio particolarmente delicato per uno dei territori a più forte vocazione suinicola del Paese. L’annuncio arriva mentre la Provincia di Cuneo richiama l’attenzione del governo sulla necessità di ripristinare rapidamente il coordinamento nazionale dell’emergenza. Secondo l’ente, infatti, non risulta attualmente in carica un commissario straordinario per la gestione della PSA e l’ordinanza commissariale che regolava misure di biosicurezza, restrizioni territoriali e attività di controllo è scaduta il 12 maggio senza essere rinnovata. Una situazione che Palazzo provinciale considera un elemento di criticità in una fase in cui la diffusione della malattia richiede continuità d’azione e indirizzi operativi chiari. La preoccupazione è legata soprattutto al peso che il comparto suinicolo riveste nell’economia provinciale. Nel Cuneese operano circa 900 aziende allevatrici, con quasi un milione di capi, pari a circa l’11 per cento della produzione nazionale. Inoltre 35 Comuni della Granda ricadono già in zona di restrizione di tipo I e altri 16 in zona di restrizione di tipo II, in un contesto epidemiologico che l’Unione Europea ha recentemente ridefinito ed esteso anche ai territori limitrofi. Il presidente della Provincia Luca Robaldo parla di un evento «delicato, ma non imprevisto», ricordando il lavoro svolto negli ultimi anni attraverso la cabina di regia provinciale istituita nel 2023, il rafforzamento delle misure di biosicurezza negli allevamenti e le attività di contenimento della popolazione di cinghiali. Secondo i dati diffusi dall’ente, tra il 2022 e il 2025 i danni economici provocati dagli ungulati si sono ridotti di oltre il 60 per cento, mentre la superficie agricola interessata dai danni è diminuita di circa l’80 per cento. Ora però il quadro cambia. Con il primo caso accertato nel territorio provinciale, la Provincia chiede la nomina tempestiva di un nuovo commissario straordinario e l’adozione di strumenti normativi aggiornati per garantire la prosecuzione delle attività di prevenzione e contenimento. L’obiettivo dichiarato è evitare rallentamenti nella gestione dell’emergenza e tutelare una filiera che rappresenta uno dei principali asset agroalimentari del territorio.








