Strumenti di accessibilità
Skip to main content
| Langa

Biolé: «Il vino piemontese guardi anche a fitofarmaci e caporalato»

Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta inviata da Clavesana da Fabrizio Biolé, membro del Coordinamento provinciale di Cuneo Possibile. Nel suo intervento l'ex consigliere regionale del Movimento 5 Stelle ed ex sindaco di Gaiola invita ad allargare il dibattito sul futuro del comparto vitivinicolo piemontese, sostenendo che alle difficoltà economiche del settore debbano affiancarsi riflessioni anche sugli aspetti ambientali e sociali.

"Nel dibattito sul futuro del settore vitivinicolo piemontese si parla giustamente di magazzini pieni, mercato saturo, dazi, export in affanno e della necessità di individuare strategie efficaci per sostenere un comparto fondamentale per l’economia regionale.

Con tutto il rispetto, e con un pizzico di provocazione, ritengo però che una discussione che si fermi esclusivamente a questi aspetti rischi di essere incompleta.

Negli ultimi giorni ho ricevuto da amici, conoscenti e contatti sui social fotografie, testimonianze e racconti di persone costrette a tenere porte e finestre chiuse, nonostante il caldo estivo, per difendersi dagli odori provenienti dai trattamenti nei vigneti e nei noccioleti circostanti. Una realtà che, a loro avviso, merita attenzione quanto le difficoltà di mercato.

Parlare soltanto di giacenze e strategie commerciali, ignorando ciò che riguarda l’impatto ambientale dell’agricoltura intensiva, significa affrontare solo una parte del problema.

Il primo tema è quello dell’utilizzo dei fitofarmaci. Mentre si celebra l’eccellenza del vino piemontese, resta aperto il dibattito sull’impiego dei pesticidi e sui loro effetti su ambiente, aria e qualità della vita delle comunità che vivono accanto ai vigneti. Su questo tema diverse associazioni ambientaliste chiedono da tempo una maggiore attenzione e un’accelerazione verso pratiche agricole più sostenibili".

Il secondo aspetto riguarda il lavoro. Il dossier Grappoli amari, pubblicato da Altreconomia, richiama l’attenzione sul fenomeno del lavoro irregolare e del caporalato nel comparto vitivinicolo, stimando un’importante economia sommersa anche nelle Langhe. Un tema che, se confermato, coinvolge non solo l’economia, ma anche la dignità dei lavoratori.

Il vino piemontese rappresenta un patrimonio straordinario, ma proprio per questo merita un confronto che affronti tutte le questioni aperte: quelle economiche, ma anche quelle ambientali, sociali ed etiche.

Il Piemonte, i suoi produttori, i lavoratori, i residenti, i consumatori e le future generazioni meritano un dibattito trasparente e completo.