Monviso, tre mesi senza scendere a zero gradi a oltre 3.300 metri: la Regione corre ai ripari

Dal 10 giugno al 10 settembre la temperatura registrata dalla stazione Arpa sul Monviso, a oltre 3.300 metri di quota, non è mai scesa a zero gradi. Tre mesi di caldo anche in alta montagna, mentre i recenti crolli riaccendono l’attenzione sulla stabilità delle pareti rocciose e sugli effetti dei cambiamenti climatici. Da questi dati è partito il primo Tavolo Monviso, convocato dalla Regione Piemonte per condividere le conoscenze scientifiche, individuare misure di prevenzione e ragionare sul futuro della frequentazione del massiccio.
All’incontro, presieduto dall’assessore regionale alla Montagna Marco Gallo, hanno partecipato il presidente della Regione Alberto Cirio, il presidente della Provincia di Cuneo e sindaco di Mondovì Luca Robaldo, il sindaco di Crissolo Fabrizio Re, Arpa Piemonte, tecnici regionali, università, guide alpine, Soccorso alpino, Carabinieri forestali e gli altri enti coinvolti nella gestione dell’ambiente montano. «Le montagne sono un patrimonio e una risorsa preziosa del nostro Piemonte e devono essere tutelate», ha sottolineato Cirio, evidenziando la necessità di conciliare cambiamento climatico, sicurezza e accessibilità. Per il governatore, l’aumento della frequentazione turistica impone una riflessione su modalità di accesso più sostenibili e ordinate, anche guardando alle esperienze di regolamentazione adottate sulle Dolomiti.
Particolare attenzione è stata riservata al territorio cuneese. «Ringrazio la Regione per questa convocazione e l’assessore Gallo per il coinvolgimento della Provincia», ha dichiarato Robaldo, assicurando la disponibilità del Settore Tutela del territorio e l’impegno dell’ente per garantire una corretta informazione ai cittadini e mantenere un collegamento diretto con i Comuni.
Il tema non riguarda soltanto la sicurezza delle pareti, ma anche quella di chi percorre sentieri e itinerari alpini. Secondo i dati presentati al tavolo, il Giro del Viso conta circa 40 mila utenti, mentre i passaggi nell’area circostante la montagna sono stimati in 200 mila. Le guide alpine hanno inoltre segnalato circa 200 persone sulla vetta nell’ultimo fine settimana. Il Soccorso alpino ha effettuato più di cento interventi negli ultimi tre anni, quasi la metà dei quali legati a persone che avevano smarrito il percorso.
Tra le ipotesi allo studio figura un tracciato alternativo verso il rifugio Quintino Sella, insieme a una migliore gestione dei flussi, al potenziamento della segnaletica e a eventuali limitazioni temporanee nelle zone più esposte. L’obiettivo, è stato ribadito, non è impedire l’accesso alla montagna, ma renderlo più consapevole e compatibile con la fragilità dell’ambiente. Arpa Piemonte, che studia il permafrost alpino dal 2006, considera lo stress termico un probabile fattore dei recenti distacchi e la degradazione del permafrost una possibile concausa, all’interno di un ammasso roccioso già fortemente fratturato. «L’aumento delle temperature e il degrado del permafrost possono contribuire a rendere più instabili le pareti rocciose», ha spiegato il direttore generale Secondo Barbero, sottolineando però che ogni fenomeno deve essere analizzato sulla base di dati ed evidenze scientifiche. Il lavoro proseguirà con ulteriori rilievi, anche attraverso l’utilizzo di droni, e con incontri tecnici tra Regione, Arpa, università e centri di ricerca. L’obiettivo è arrivare nella primavera del 2027 a una prima restituzione condivisa delle conoscenze e delle possibili azioni.
Il Tavolo Monviso potrebbe inoltre trasformarsi in un organismo permanente per la resilienza delle Alpi piemontesi, all’interno dell’Osservatorio regionale sui cambiamenti climatici. Il prossimo appuntamento sarà il 22 settembre, con il Tavolo dedicato al Monte Rosa. «Vogliamo dare ai territori strumenti concreti per affrontare questi cambiamenti, ridurre l’esposizione ai rischi e mantenere la montagna accessibile», ha affermato Gallo.
Un percorso che, nelle intenzioni della Regione, dovrà unire monitoraggio, prevenzione, informazione e formazione, partendo dal Monviso per estendersi all’intero arco alpino piemontese.










