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| Cuneese

Fusioni, la Granda dei piccoli Comuni difende l’autonomia

Se c’è un territorio nel quale il dibattito sul futuro dei piccoli Comuni non può essere considerato marginale è la Granda. Dei 247 municipi della provincia di Cuneo, 223 – il 90% – hanno fino a cinquemila abitanti. E in questi centri vive il 43,17% della popolazione provinciale. Numeri che trasformano la discussione sulle fusioni da questione amministrativa a tema che riguarda direttamente l’assetto del territorio. Il confronto si riaccende mentre lo Stato conferma il sostegno economico alle fusioni. Il decreto del ministero dell’Interno del 7 agosto 2026, pubblicizzato in Gazzetta Ufficiale il 22 settembre, ha ridefinito modalità, criteri e termini per attribuire i contributi ai Comuni interessati dalle fusioni realizzate dal 2014 in avanti. Non si tratta di un obbligo ad accorparsi, ma di un sistema di incentivi destinato agli enti che scelgono quella strada. Una prospettiva contestata da Franca Biglio, sindaca di Marsaglia e presidente dell’Associazione nazionale piccoli Comuni d’Italia (Anpci). «Le fusioni sono la morte dei mille campanili», sostiene. La sua richiesta è di spostare l’attenzione – e una parte delle risorse – sulla sopravvivenza amministrativa degli enti minori. «Basta con questi incentivi. Chi vuole fondersi lo faccia». Biglio richiama i 5.522 piccoli Comuni individuati nell’elenco previsto dalla legge 158 del 2017 e mette sul tavolo anche il tema delle risorse erogate alle fusioni negli ultimi anni. La sua tesi è che almeno parte di quei fondi potrebbe essere utilizzata per sostenere direttamente i piccoli municipi, anche nelle spese necessarie al funzionamento quotidiano. Nel Cuneese le incorporazioni non sono soltanto un’ipotesi. Dal 2019 Castellar è parte di Saluzzo, Valmala di Busca e Camo di Santo Stefano Belbo. Tre operazioni disciplinate da leggi regionali del dicembre 2018 e accompagnate anche da contributi della Regione Piemonte: 260 mila euro per Castellar-Saluzzo, altrettanti per Valmala-Busca e 227.650 euro per Camo-Santo Stefano Belbo. Il punto sollevato dai piccoli enti, tuttavia, va oltre i trasferimenti. Biglio porta l’esempio di Marsaglia: ottanta chilometri di strade e amministratori che seguono direttamente le frazioni. «Sono le sentinelle del territorio», dice, ricordando anche interventi effettuati personalmente dagli amministratori durante le emergenze. È la prossimità che l’Anpci teme possa ridursi quando un municipio viene incorporato in un centro maggiore. Una posizione politica e associativa, mentre il legislatore continua a considerare le fusioni uno degli strumenti disponibili per riorganizzare gli enti locali. Nella Granda il confronto è destinato ad avere un peso particolare: qui il piccolo Comune non è un’eccezione amministrativa, ma costituisce la struttura prevalente del territorio.