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Decreto fiscale, Confindustria: “Così si mettono a rischio investimenti già fatti”

Cresce la preoccupazione nel tessuto produttivo del Cuneese dopo la pubblicazione del nuovo decreto fiscale. Il provvedimento introduce modifiche rilevanti al credito d’imposta 5.0 che rischiano di avere un impatto diretto su aziende che avevano già programmato e realizzato investimenti nel corso del 2025. Secondo quanto evidenziato da Confindustria Cuneo, il nodo principale riguarda il taglio del 65% del credito richiesto e l’esclusione di alcune tipologie di investimenti, in particolare quelli legati alle fonti rinnovabili come il fotovoltaico ad alta efficienza. Una decisione che arriva a posteriori, quando molte imprese avevano già fatto scelte strategiche sulla base delle regole precedenti. Il tema non è soltanto tecnico, ma tocca un punto centrale per l’economia locale: la fiducia. Le aziende, infatti, avevano pianificato investimenti rilevanti confidando in un quadro normativo stabile, sostenendo costi aggiuntivi per adeguarsi ai requisiti richiesti, tra cui certificazioni e interventi per l’efficientamento energetico. Cambiare le condizioni in corsa significa, di fatto, ridurre la sostenibilità economica di quei progetti.  I numeri aiutano a comprendere la portata del problema.

Sul territorio cuneese, prendendo in considerazione un primo campione di 22 imprese, si parla di oltre 27 milioni di euro di investimenti. A fronte di un credito d’imposta inizialmente stimato in oltre 12,8 milioni di euro, il nuovo decreto riduce il beneficio a circa 4,48 milioni: un taglio superiore agli 8 milioni di euro, con conseguenze dirette sulla liquidità e sulla capacità di programmazione futura. La questione si inserisce in un contesto più ampio, in cui le imprese si trovano già a fronteggiare costi energetici elevati, incertezza internazionale e necessità di innovazione tecnologica. In questo scenario, strumenti come i crediti d’imposta rappresentano leve fondamentali per sostenere competitività e transizione industriale.

Una loro riduzione improvvisa rischia quindi di rallentare processi già avviati. Dal punto di vista locale, il timore è che la misura possa incidere non solo sui singoli bilanci aziendali, ma sull’intero ecosistema economico, fatto di filiere, occupazione e indotto. In territori come quello monregalese e più in generale della provincia di Cuneo, caratterizzati da una forte presenza manifatturiera, la stabilità delle regole è considerata un elemento essenziale per continuare a investire. Non mancano, tuttavia, alcuni aspetti positivi nel decreto, come l’eliminazione del vincolo territoriale sull’iperammortamento, che potrebbe favorire una più rapida attuazione delle misure. Ma per le imprese questo non basta a compensare le criticità legate al credito 5.0.  La richiesta che arriva dal mondo produttivo è chiara: un intervento correttivo in tempi rapidi, possibilmente già nella fase di conversione del decreto, per ripristinare le condizioni su cui le aziende avevano basato le proprie scelte. A sintetizzare la posizione è il presidente di Confindustria Cuneo, Mariano Costamagna: «Non è accettabile modificare a posteriori le condizioni su cui le imprese hanno basato le proprie decisioni. È fondamentale non lasciare indietro nessuna azienda».