Clooney: «Libertà di parola è ascoltare anche quello che non ci piace»
"Freedom of speech means hearing what you don’t like”, la libertà di parola significa anche ascoltare ciò che non ci piace. È uno dei concetti richiamati da George Clooney durante l’incontro di oggi, 8 aprile al Palazzetto dello Sport a Cuneo, dove circa 2700 studenti delle scuole superiori hanno partecipato ai Dialoghi sul Talento, il progetto promosso dalla Fondazione CRC. A condurre il confronto, la giornalista Mia Ceran. Qui il dialogo si è sviluppato toccando diversi ambiti, a partire dal percorso personale dell’attore. Clooney ha ricordato gli inizi, segnati da tentativi in ambito sportivo e da lavori che nulla avevano a che fare con il cinema, sottolineando come non ci sia stato un momento preciso di
svolta, ma un processo graduale fatto anche di esclusioni e scelte. Capire cosa non voleva fare, ha spiegato, è stato un passaggio decisivo.
Nel corso dell’incontro ha richiamato più volte il tema dell’attenzione verso ciò che accade nel mondo. “Siamo tutti parte della stessa società”, ha osservato, evidenziando come, nonostante differenze culturali e linguistiche, esista una connessione che rende necessario interessarsi anche a realtà lontane. Ampio spazio è stato dedicato alla libertà di espressione. Clooney ha insistito sul fatto che il confronto, anche quando è difficile, è parte integrante della vita democratica: non si può rivendicare la libertà di parola e allo stesso tempo rifiutare opinioni diverse dalle proprie. Un principio che, ha aggiunto, richiede disponibilità al dialogo e alla discussione. Collegato a questo tema, il riferimento al ruolo dei giornalisti. In diversi contesti internazionali, ha spiegato, chi detiene il potere tende a limitare o silenziare l’informazione. Per questo motivo, ha ricordato l’impegno di iniziative e fondazioni che lavorano per tutelare i professionisti dell’informazione e garantire la diffusione dei fatti.









