Ceva ha celebrato il generale Leutrum

In occasione della festa di San Bartolomeo, titolare dell'ex chiesa parrocchiale della frazione Malpotremo di Ceva, dopo la celebrazione liturgica, la comunità locale, con la collaborazione e la consulenza dell'associazione storico-culturale “Ceva nella Storia”, ha voluto ricordare la figura del barone Karl Sigmund Friedrich Wilhelm von Leutrum, generale tedesco al servizio di Casa Savoia nel XVIII secolo. I piemontesi lo avevano ribattezzato “Baron Litron” rendendo il cognome in dialetto nostrano, a volte con differenti versioni di grafia.Von Leutrum nacque nel 1692, da famiglia nobile, a Ӧlbronn-Dürrn una piccola località del Baden-Württemberg. Nel 1706, a quattordici anni, con il fratello maggiore Karl Magnus, fece da scorta al Principe Eugenio di Savoia che stava attraversando la pianura Padana al comando dell’esercito imperiale per portare soccorso alla città di Torino, assediata dai francesi. Fu in quell’occasione che decise di arruolarsi nell’esercito sabaudo.Le sue elevate doti strategiche, unite a un indomito coraggio e a una notoria incorruttibilità, gli consentirono di fare una rapida carriera. Nel 1740 scoppiò la guerra di successione austriaca dopo la morte dell’imperatore Carlo VI. Il regno di Sardegna era alleato, insieme ad altri, degli Asburgo, mentre nel campo avverso vi erano francesi e spagnoli.In una prima fase del conflitto il barone venne mandato a combattere nella pianura Padana, dove fu gravemente ferito. Dopo la convalescenza venne impiegato sul fronte occidentale, in Val di Susa e nell’entroterra di Nizza e Oneglia.Nell’estate del 1744 prese parte a combattimenti in Val Varaita e poco dopo fu protagonista di quella che fu forse la sua impresa militare più celebre e gloriosa, la difesa della città di Cuneo, della quale era stato nominato governatore, dall’assedio portato da oltre 45.000 nemici. Von Leutrum disponeva di poco più di tremila soldati, integrati da un migliaio di volontari reclutati tra la popolazione.Ciononostante, con il suo coordinamento, la Città riuscì a resistere per oltre un mese, costringendo gli avversari a porre fine all’accerchiamento e a ritirarsi. Francesi e spagnoli erano a scarso di rifornimenti e si stava avvicinando la brutta stagione. Inoltre erano stati molto indeboliti nella pur vittoriosa battaglia di Madonna dell’Olmo, contro le truppe del Re Carlo Emanuele III, giunto il 30 settembre in aiuto della città oppressa.Al barone venne riconfermata la carica di governatore di Cuneo, della quale egli stesso si sentiva ormai cittadino a tutti gli effetti, con la considerazione e la stima di tutti gli abitanti.Nel 1745 il Re lo inviò, con un forte contingente di soldati, a salvaguardia delle Alpi Marittime dalle possibili incursioni nel sud del Piemonte dell’esercito nemico che, al comando dell’Infante di Spagna Filippo di Borbone e del Maresciallo di Francia Jean Baptiste Desmarets de Millebois, aveva già occupato il litorale della Liguria di Ponente.Egli prese dimora a Malpotremo, dove si fermò alcuni mesi nella cosiddetta “Casa Garrone” in borgata Garroni. La scelta di stabilire il suo quartier generale a Malpotremo non fu casuale, ma strategica, in quanto di lassù si potevano controllare sia la valle del Cevetta che la valle del Tanaro, due potenziali vie di accesso fondamentali per i gallo-ispani per avvicinarsi e portare attacchi al forte di Ceva, superato il quale sarebbe stata facile l’invasione del Piemonte dalla parte meridionale.Per ben due volte le forze piemontesi respinsero l’avanzata nemica, la prima il 26 agosto in Valle Bormida, la seconda il 28 ottobre successivo sui contrafforti delle Prealpi Liguri che sovrastano la Valle Tanaro prima di Ceva. Questo indusse i franco-spagnoli a cambiare strategia per l’accesso in Piemonte, scegliendo di penetrarvi dalla zona sud-orientale.Dopo il periodo malpotremese Von Leutrum fu impegnato in vari altri contesti della guerra in Liguria, nell’Astigiano, nell’Alessandrino. Nel 1748, al termine della stessa, mantenne il governatorato di Cuneo, dove morì il 16 maggio 1755 poco prima di compiere sessantatré anni.Forse corrisponde a verità la fama che lo accompagnò di inguaribile donnaiolo. Quasi sicuramente ebbe diversi figli che però provvide a riconoscere e a mantenere insieme alle loro madri, mentre che fosse stato anche un grande bevitore è probabilmente frutto di una leggenda popolare.La Città gli dedicò una via nel centro storico e nell’Ottocento una caserma che ospitò reparti di fanteria e venne dismessa alla fine della seconda guerra mondiale.Gli attuali proprietari dello storico edificio di Malpotremo, i coniugi Mariangela Garrone e Giancarlo Icardi, hanno pensato di apporre all’esterno del loro fabbricato una targa per onorare la memoria del barone, che è stata appunto “scoperta” lunedì scorso con una breve esposizione, da parte di alcuni esperti presenti, delle vicende che hanno caratterizzato la vita e la carriera militare di Von Leutrum e la lettura di due poesie composte per la circostanza da Gianfranco Martini e Vincenzo Sala.Benchè la fase che coinvolse i nostri territori con questi accadimenti nell’ambito complessivo della guerra di successione austriaca sia stata trattata solo marginalmente dalla maggior parte degli storici, l’attendibilità delle fonti che testimoniano la allora presenza del Baron Litron in Malpotremo è più che certa.Le informazioni sono ricavate dagli studi condotti dal professor Renzo Amedeo di Garessio, dagli scritti dello storico malpotremese Emilio Amo, dalle ricerche di alcuni studiosi locali come Achille Barberis, Michele Cocca, Barbara Florio, Lorenzo Nurisio, Giammario Odello, nonché da tradizioni orali tramandate, di generazione in generazione, fino ai giorni nostri.Di confessione protestante, egli non volle mai convertirsi al cattolicesimo, nonostante i ripetuti accorati inviti del sovrano e scelse di essere sepolto in Val Pellice, nel piccolo tempio valdese del Ciabàs, sito in una zona di confine dei comuni di Angrogna, Luserna San Giovanni e Torre Pellice.Nella seconda metà del XVIII secolo fu composta una ballata in piemontese che racconta la morte del Barone. Nel corso dei decenni il testo fu oggetto di numerose varianti, a seconda dei cantori e del posto in cui veniva interpretato.Una di queste venne recuperata ed edita nel 1888 da Costantino Nigra, autore della raccolta Canti Popolari del Piemonte. Il brano è stato reinterpretato in tempi recenti da molti artisti e gruppi folk tra cui: Gipo Farassino, Roberto Balocco, Francesco Guccini, Gruppo Teatro Angrogna, La Baita, La Grangia, Tre Martelli.










