Bassotto ucciso nel cortile di casa a Briaglia: non fu un attacco di lupo

La vicenda del bassotto aggredito in pieno giorno nel cortile di casa a Briaglia, a inizio luglio, aveva creato scalpore. A distanza di qualche settimana le indagini condotte hanno dimostrato che non fu un lupo ad attaccare l’animale domestico. Il bassotto di Briaglia è stato vittima di un altro cane.
"A quasi un mese dall’aggressione nel giardino di casa che è costata la vita a un piccolo cane di razza bassotto nel Monregalese, i risultati dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta fanno chiarezza relativamente la notizia che attribuiva l’attacco a un lupo - spiega un comunicato diffuso dall'Ente Aree Protette Alpi Marittime -. Il tragico evento è avvenuto intorno alle 18.30 del 10 luglio. Un cane di grossa taglia ha superato la recinzione del giardino e ha attaccato il bassotto che si trovava all’interno del cortile, allontanandosi subito dopo.
Il proprietario ha segnalato l’accaduto al nucleo dei Carabinieri Forestali di Mondovì e sul luogo sono intervenuti i veterinari dell’ASL CN1 di Mondovì che hanno richiesto il supporto tecnico del Centro di Referenza Regionale dei Grandi Carnivori, di cui le Aree Protette Alpi Marittime sono Ente coordinatore, attraverso la WPIU (Wolf Prevention Intervention Unit – Squadra di Pronto Intervento) e UCA (Unità Cinofila Antiveleno), in diretta collaborazione con il sindaco di Briaglia, Giacomo Miceli. L’intervento è stato finalizzato alla ricerca di tracce biologiche - quali sangue, peli, feci, o altri reperti - utili a ricostruire con precisione la dinamica dell’episodio e ad identificare l’effettivo responsabile dell’attacco. Durante il sopralluogo sono stati rinvenuti peli e graffi sul muro di recinzione riconducibili ad un canide di grossa taglia.
Il 14 luglio scorso, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta (IZSPLV) ha eseguito l’esame necroscopico confermando come causa della morte l’aggressione da parte di un canide, verosimilmente cane di tipo molossoide. Per accertare la specie responsabile si è reso tuttavia necessario procedere con l’analisi genetica del campione di pelo, metodica che consente di distinguere tra Canis lupus (lupo) e Canis lupus familiaris (cane domestico). Le analisi, concluse il 31 luglio, hanno confermato che i reperti biologici appartenevano a un cane domestico, escludendo quindi il coinvolgimento di un lupo nell’aggressione.
Sono attualmente in corso indagini per appurare la presenza di cani vaganti in zona così da individuare il responsabile. Vicende come questa evidenziano l’importanza di segnalare tempestivamente ogni evento alle autorità competenti - Carabinieri Forestali, ASL territorialmente competente, sindaco, Centro di Referenza Regionale dei Grandi Carnivori - consentendo ai tecnici di effettuare tutti gli accertamenti necessari. Solo un’indagine condotta secondo procedure scientifiche riconosciute permette di ricostruire correttamente i fatti, identificare il responsabile dell’aggressione ed evitare attribuzioni errate che rischiano solamente di alimentare disinformazione, paura o ingiustificati allarmismi.
Episodi come quello avvenuto a Briaglia ricordano come una corretta gestione dei cani di proprietà rappresenti non solo un dovere previsto dalla normativa, secondo la quale devono essere sempre custoditi e gestiti in modo responsabile, ma anche uno strumento essenziale di prevenzione per ridurre il rischio di aggressioni e garantire e tutelare la sicurezza delle persone, degli animali domestici e della fauna selvatica".
In conclusione, il sindaco Miceli aggiunge: «Ho riscontrato alta professionalità, competenza e disponibilità nelle persone che hanno seguito questa triste vicenda».










