Paolo Tibaldi a Clavesana: «Nel mio libro le Langhe, il Dolcetto e la Fiera di Carrù»

Era già stato a Clavesana in occasione della proiezione di “Onde di terra”, il film capace di portare centinaia di spettatori di Langa al cinema, di cui era protagonista. Venerdì sera Paolo Tibaldi è tornato in paese per presentare in biblioteca il libro scritto con il fondatore di Slow Food Carlin Petrini. «Ho conosciuto Carlin frequentando lo sferisterio di Dogliani per la pallapugno - ha raccontato il 37enne attore albese alla direttrice Annalisa Delpiano -. Ci siamo scambiati aneddoti tra una partita e l’altra, e da quell’incontro è nata un’amicizia che ci ha portato a lavorare insieme». L’attore ha ricordato anche un episodio personale legato a Clavesana: «Quando giocavo a calcio venivo sempre qui a farmi mettere a posto i tendini e i nervi».
Il libro, come ha ricordato Petrini in un messaggio letto dalla direttrice, racconta «le trasformazioni sociali della civiltà contadina, ciò che ha segnato un prima e un dopo nella storia di questo territorio». È un invito alle nuove generazioni a conoscere le radici che hanno formato le Langhe. Tibaldi ha quindi ripercorso la storia della viticoltura locale: «Circa duecento anni fa, Carlo Alberto volle far diventare il territorio intorno a Pollenzo una zona vocata all’enologia cambiando le sorti del territorio. Il re non aveva gli strumenti per dare indicazioni pratiche. Nel 1835 affidò a Paolo Francesco Staglieno, suo generale ligure congedato dall’esercito, il compito di stabilire le regole per ottenere un buon vino: igiene in cantina, cura della coltivazione, rete commerciale e affinamento. Da qui nacque la base della viticoltura moderna delle Langhe». Il percorso non fu però privo di ostacoli: la fillossera, la peronospora e l’oidio devastarono le vigne, mettendo in ginocchio la civiltà contadina e spingendo molti a migrare, soprattutto in Argentina. Tibaldi ha raccontato il viaggio che ha fatto l’anno scorso nel Paese sudamericano per incontrare discendenti di quelle famiglie. «Un uomo, che non aveva mai messo piede in Italia, a inizio dicembre mi disse: “Lo sai che la settimana prossima a Carrù c’è la Fiera del Bue Grasso?”. Tornato in Italia sono andato alla fiera: gli ho mandato una foto e lui è stato contento. È incredibile come questi legami si mantengano anche a distanza di generazioni».
Nel corso della serata non sono mancati riferimenti ai grandi personaggi delle Langhe tra cui Michele Ferrero, le cui origini risalgono a Farigliano e Dogliani, e Giacomo Oddero, il “padre dell’acqua”, che con l’Acquedotto delle Langhe e delle Alpi Cuneesi portò risorse vitali fino a Murazzano, cambiando il volto del territorio. Inoltre alla cooperazione agricola, con la Cantina di Clavesana come esempio virtuoso. Sollecitato dal presidente Giovanni Bracco, Tibaldi ha concluso con un aneddoto: «Il Dolcetto non è dolce. Si chiama così perché cresce meglio sui “duset”, piccoli dossi morbidi. Non sulla rocca, ma su colline più gentili. È la terra che dà il nome alle cose».








