Strumenti di accessibilità
Skip to main content
| Cuneese

Racconigi, una fabbrica in attesa del suo futuro

Per i 78 lavoratori dell’ex Ilva la nuova partita degli acciaieri italiani può aprire uno scenario diverso

Da mesi il futuro dello stabilimento ex Ilva di Racconigi è sospeso tra attività ridotta, cassa integrazione e una vendita ancora da definire. Sono 78 i lavoratori del sito coinvolti nella richiesta di proroga annuale della Cigs presentata a febbraio da Acciaierie d’Italia, la società in amministrazione straordinaria che gestisce gli stabilimenti dell’ex Ilva. Ora, però, nella lunga crisi del gruppo siderurgico si apre uno scenario nuovo che riguarda direttamente anche il Cuneese. Federacciai, l’associazione dei produttori siderurgici italiani, ha dato mandato al presidente Antonio Gozzi di procedere con una manifestazione di interesse per il rilancio degli impianti che non rientrano nell’area a caldo, il cuore del ciclo di Taranto dove si produce l’acciaio. Alla possibile operazione guardano molti dei maggiori gruppi italiani. Tra questi c’è Marcegaglia, nome particolarmente significativo per Racconigi: nelle precedenti procedure aveva già puntato sullo stabilimento insieme a Profilmec ed Eusider. Quella di Federacciai non è ancora un’offerta e il perimetro dell’operazione deve essere definito. Per Racconigi significa soprattutto capire se gli stabilimenti a valle resteranno insieme o potranno essere ceduti singolarmente. Mauro Calderoni, consigliere regionale del Pd che ha seguito la vertenza, continua a preferire una soluzione unitaria per salvaguardare la siderurgia nazionale, ma non considera necessariamente negativa una vendita autonoma del sito cuneese. «Una cosa è vendere uno stabilimento per rilanciarlo, altra cosa è venderlo perché venga progressivamente svuotato». La differenza la farebbe il progetto industriale. «Meglio uno stabilimento ceduto bene e con un futuro industriale che uno stabilimento mantenuto formalmente dentro il gruppo e lasciato morire lentamente», osserva Calderoni. E il possibile ritorno in scena di Marcegaglia rende la questione meno teorica. Calderoni parla di «un operatore industriale conosciuto e radicato nella siderurgia italiana», ma mette un limite preciso: «La solidità dell’acquirente è una condizione necessaria, non sufficiente». Sono cinque le garanzie che indica per qualunque eventuale compratore: tutela dell’occupazione, investimenti con tempi e impegni verificabili, volumi produttivi, certezza degli approvvigionamenti e trasparenza verso lavoratori e istituzioni. Proprio l’approvvigionamento potrebbe diventare la questione decisiva. Racconigi produce tubi trasformando acciaio: separarla dall’attuale filiera significa stabilire chi le fornirà domani la materia prima e a quali condizioni. «Vorrei vedere nero su bianco da dove arriveranno i coils, a quali condizioni, con quali volumi e attraverso quale rete logistica», dice Calderoni. Perché avere un proprietario non basta: «Un’azienda non si salva semplicemente mantenendo aperti i cancelli».  Ed è qui che si torna ai 78 lavoratori da cui la storia è partita. «La cassa integrazione è uno strumento di protezione sociale, non un piano industriale», avverte il consigliere. Senza una decisione capace di rimettere in moto produzione e investimenti, il rischio è che la transizione diventi «una lenta uscita dal mercato». Calderoni ha portato più volte il caso in Consiglio regionale e ora chiede però un passo ulteriore: la Regione deve farsi interlocutore del Governo e pretendere di conoscere i progetti industriali prima delle decisioni. Perché, dice, è arrivato il momento di «passare dalla solidarietà alle iniziative concrete».