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| Cuneese

Gli italiani saggi e il riarmo

Foto di Gábor Szűts su Unsplash

Indifferente alle sagge parole del ministro Crosetto, il governo ha drasticamente ridotto la richiesta di fondi per la Difesa del programma europeo SAFE; un posizionamento in vista delle elezioni, secondo la logica di compiacere gli elettori senza guidarli. Il nome dell’iniziativa Rearm Europe è stato criticato, ma è perfettamente logico: viene dopo decenni di Disarmament Europe, come dimostrano i panzer tedeschi, quasi più rari delle tigri siberiane (rare grazie alle cacce putiniane), i sistemi d’arma inglesi quasi nuovi svenduti per il mondo o le migliaia di blindati italiani accumulati a Lenta, blindati che al momento di spedirli in Ucraina si sono rivelati in gran parte rottami; va anche detto che il programma europeo per ora è in gran parte sulla carta, compreso quello tedesco.

Gli USA hanno disarmato agli inizi, oggi il bilancio ipotizzato per Rearm Europe coprirebbe una frazione delle loro spese: ma gli americani sono cowboy, gli italiani sono saggi. I russi hanno immagazzinato (bene) e non disarmato, e da vent’anni combattono guerre imperialiste grazie ai magazzini pieni, non ancora vuoti nonostante le perdite in Ucraina: ma i russi sono paranoici, gli italiani sono saggi. Non si sa se in cinese esista un ideogramma per “disarmo”, di certo la Cina aumenta da decenni il bilancio della difesa del 5-10% all’anno, sta quadruplicando le testate nucleari e possiede più navi degli Usa: ma i cinesi sono strani, gli italiani sono saggi.

L’India nel periodo del “disarmo” è diventata una potenza nucleare (come il Pakistan), acquista armi americane, russe, europee in grandi quantità, ha sviluppato una vasta industria bellica, anche se tanto costosa quanto inefficiente: ma l’India ha ammazzato il Mahatma Gandhi, tanto amato dagli italiani. Trenta milioni di nord coreani schiavi ed affamati hanno però un complesso militar-nucleare che li rende più importanti dell’Italia: infatti il kimchi è diventato patrimonio Unesco prima della cucina italiana. Logicamente il 70-75% dell’opinione pubblica sudcoreana è a favore dello sviluppo di armi nucleari proprie, idea che si affaccia anche in Giappone, nonostante Hiroshima: ma gli italiani non vogliono neppure un deposito di scorie nucleari: anzi si potrebbero chiudere anche i reparti di radiologia e medicina nucleare, per sicurezza.

Intanto il Brasile del compagno Lula sta per varare il primo sottomarino nucleare (l’Italia ne aveva progettato uno negli anni Cinquanta; mai costruito), e ha voluto anche l’impianto per produrre il combustibile nucleare, che per i piccoli reattori dei sottomarini usa uranio arricchito quasi a livello di quello per le armi atomiche: ma per gli italiani il Brasile è il paese del carnevale e delle belle ragazze.

I paesi arabi petroliferi ad ogni petroliera inviata richiedono un sistema d’arma, che per altro hanno usato negli ultimi mesi, e per loro fortuna li avevano; ma loro sono ricchi, mentre gli italiani faticano a raggranellare i 165 miliardi (7% del Pil) necessari per il gioco d’azzardo (dati 2025). Invece i paesi islamici più poveri, Algeria, Egitto, Pakistan riarmano lo stesso; quanto all’Iran, la popolazione vive senz’acqua e luce ma neppure la potenza USA-Israele ha potuto cancellare le enormi riserve di missili.

Si potrebbe continuare con il riarmo di Israele, della Polonia, della Turchia che ha sviluppato un’industria militare tale che l’industria italiana Leonardo va con il cappello in mano a chiedere collaborazione per i droni; e quello dell’Indonesia, del Sudafrica, della Nigeria. Persino la Svizzera aumenta l’Iva per finanziare nuove spese militari. Gli italiani amano le parole del Papa e si guardano bene dall’ascoltare quelle del bellicoso Kirill, patriarca di Mosca e quelle della pastora della Casa Bianca, che scambia Trump per Gesù: ma sono cristiani pure loro, e hanno più divisioni del Papa.

Forse nello stemma della Repubblica Italiana andrebbe inserito uno struzzo. Ricordando la battuta attribuita a Putin per cui se lo struzzo nasconde la testa sotto la sabbia, lascia altre parti aperte alla ventura: umorismo russo.

Paolo Lamberti