Settore forestale in crisi: l’allarme del sindaco di Perlo

Il settore forestale cuneese lancia un grido d’aiuto che non riguarda la richiesta di sussidi o contributi, ma il semplice diritto di poter lavorare. Al centro della questione ci sono le imprese boschive, realtà che garantiscono occupazione a migliaia di persone e mantengono vivo il patrimonio montano, oggi messe alle strette da rincari, burocrazia e normative regionali ritenute troppo rigide.
A farsi portavoce di questo malessere è Lorenzo Benzo, sindaco di Perlo, che analizza la situazione critica in cui versano i "boscaioli" locali, dopo il recente diniego della Regione Piemonte alla proroga dei periodi di taglio per il ceduo di castagno.
Le imprese forestali non chiedono assistenzialismo: "Non chiedono soldi, non vogliono contributi, vogliono orgogliosamente fare da sé, come hanno sempre fatto, lavorare e mantenere attivi territorio e patrimonio boschivo", sottolinea Benzo.
Tuttavia, il quadro economico è diventato insostenibile. Oltre al cronico problema del ricambio generazionale, il settore deve affrontare aumenti del 40% sui costi dei carburanti e dei macchinari, finestre temporali ridotte per l'attività a causa di regole restrittive e condizioni meteo avverse: "La stagione invernale è stata molto lunga, con precipitazioni nevose che dalla metà di novembre sino a fine febbraio hanno di fatto impedito le operazioni di taglio ed esbosco in quota, a partire dai 600mt", spiega il sindaco.
Dopo il punto di rottura, arrivato con il "no" della Regione Piemonte alla richiesta di estendere i tempi per il taglio del castagno, Benzo, che ben conosce il settore e chi ci lavora evidenzia una disparità normativa che penalizza il territorio piemontese rispetto ai vicini liguri: "La proroga dei tagli è stata richiesta per poter recuperare il tempo perso, durante la stagione estiva, ma con esiti negativi. Si fa difficoltà a capire perché, per ciò che concerne il ceduo di castagno, nella vicina Liguria vigono normative che prevedono periodi di taglio molto più estesi, non è previsto il rilascio di copertura(non parliamo di fustaie, ma ceduo di castagno), e una burocrazia meno stringente”.
Senza interventi correttivi, il rischio non è solo economico, ma ambientale e sociale. I boscaioli sono le sentinelle del territorio: la loro scomparsa equivarrebbe a un abbandono irreversibile delle foreste.
"Porteremo queste istanze direttamente agli enti preposti - conclude Benzo -, certi che Consiglio e Giunta Regionale saranno pronte ad aiutare migliaia di aziende. Senza di esse, si andrebbe incontro a un degrado legato anche ad un turismo che utilizza sempre più la viabilità rurale mantenuta dai sempre meno numerosi boscaioli".









