L'alto prelato Guido Marini torna in visita a Roburent

Come ogni anno il Vescovo di Tortona, mons. Guido Marini,già Primo Maestro delle Cerimonie Pontificie, tornerà a far visita alla Parrocchia di San Siro, ricordando con particolare affetto i momenti della sua gioventù, quando villeggiò in Codevilla. La data scelta è stata quella di domenica 23 agosto, per la Messa delle ore 10,30. Nell’occasione il Presule benedirà una targa che il Sindaco Emiliano Negro e la Amministrazione Comunale hanno voluto per memoria di ecclesiastici legati particolarmente al nostro territorio. Sarà apposta nella Cappella dei Sacerdoti nel cimitero del Capoluogo e ricorderà il Cardinale Montezemolo ed il Vescovo Cuniberti, Cittadini Onorari ed il sac. Giuseppe Dogliani, Cappellano dei Partigiani ucciso dai nazisti su suolo del nostro comune il 22 marzo 1944. Nello stesso momento saranno scoperte le lapidi di due Sacerdoti morti a Roburent, prima sistemate presso le tombe personali ed ora composte nel sacello sacerdotale. Si tratta di don Francesco Carlo Lubatti, nato il 3 aprile 1825 e don Matteo Promis, nato a Roburent il 4 maggio 1874. Il primo si impegnò pastoralmente nell’insegnamento in Collegio Vescovile a Mondovì Piazza e nelle Scuole Apostoliche presso il Santuario Diocesano a Vicoforte, di cui fu pure Rettore, incarico ecclesiastico di rilevante importanza. In tarda età si ritirò a Roburent con l’Arciprete di San Siro, don Francesco Fontana, amico nativo di Magliano Alpi. Scomparso il 17 gennaio 1899. Il secondo fu ordinato Sacerdote il 26 novembre 1897, Vice curato a Rocca de’ Baldi nel 1897 e poi Rettore della Cappella di S. Croce alla Pra di Bene Vagienna nel 1905. Nel 1912 fu Cappellano alla Certosa di Pesio, che, dopo la soppressione napoleonica della metà Ottocento, era diventata uno stabilimento idroterapico di proprietà del cav. Giuseppe Avena, frequentato dall’alta società europea. Alla fine del 1912 don Promis si ritirò a casa sua a Roburent, prestando servizio alla parrocchia di S. Siro. Morì a Roburent il 19 maggio 1961, di anni 87. E’ prevista la presenza dei famigliari di tutti e tre i commemorati, otre a varie autorità, tra cui l’avv. Marco Perosino, della Segreteria del Ministro Crosetto, Sindaci della vallata e dei Comuni di origine dei tre commemorati, associati dell’ANPI di Carrù e Mondovì nonché della ass.ne “Ignazio Vian” e dell’ANA. Relatore sarà il Prefetto in quiescenza dott. Tancredi Bruno di Clarafond, parente della famiglia Cordero di Montezemolo. Hanno inviato messaggi la sorella del Cardinale, Marchesa dott.sa Adriana Cordero Lanza di Montezemolo ed il prof. Giovanni Quaglia, che fu Presidente della Provincia di Cuneo che ha scritto:” non potendo essere presente alla celebrazione e alla benedizione della targa a ricordo di tre personalità illustri e benemerite del Monregalese, mentre esprimo il mio apprezzamento per l’iniziativa voluta da Te e dal Sindaco Emiliano Negro, rivolgo un deferente saluto a S. Ecc. Mons. Guido Marini, che tutti abbiamo conosciuto e ammirato come Primo Maestro delle Cerimonie pontificie. Ho avuto l’opportunità e la fortuna, durante i tanti anni di servizio alla Comunità provinciale, di conoscere e apprezzare S. Em. il card. Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, che ho incontrato varie volte ed in particolare nel 2026 in occasione dell’inaugurazione a Mondovì Piazza del Memoriale in onore del papà Giuseppe, martire alle Fosse Ardeatine, e del vice brigadiere Salvo D’Acquisto, nonché S. Ecc. Mons. Angelo Cuniberti, vescovo missionario in Colombia. Con lui ho avuto un’assidua frequentazione e lo ricordo come persona schietta, diretta, evangelica, vescovo, come amava dire, di “una vera Chiesa dei poveri”. Dal momento che, come si usa dire nella sua amata Colombia “Recordar es vivir”, sono lieto di ricordarlo come testimone credibile e coraggioso del Vangelo e della promozione umana fra i poveri in territori problematici, innamorato della Sua gente, che a sua volta gli voleva bene, come testimonia quanto scrisse di lui, nel numero 130 del dicembre 1967, il giornale di Bogotà, “EL SOL”: “Nel Caquetá tutti lo amiamo”. Non ho conosciuto, per ragioni anagrafiche, il sacerdote Giuseppe Dogliani, ma mi ha molto impressionato apprendere del suo impegno pastorale di missionario in Kenia e in Etiopia e successivamente di cappellano degli Alpini in Russia e ancora tra i Partigiani in questa valle, anche per assistente numerosi condannati a morte. Complimenti sinceri all’Amministrazione e alla Comunità di Roburent, di cui mi onoro di essere cittadino onorario, per la Sua capacità di ricordare, convinte che, come dice Gustav Mahler, “fare memoria non significa adorare le ceneri, ma mantenere acceso il fuoco”.










