La grande anima di “Pluie”, seconda classificata al concorso “Il miglior amico di San Rocco”

Pubblichiamo oggi la storia di Pluie, un bovaro del Bernese, seconda classificata al concorso “Il miglior amico di San Rocco”. A raccontarla è Cristiana Moro, di Avigliana, che l’ha avuta con lei per otto anni e mezzo a casa, in vacanza, al lavoro…praticamente sempre, tanto da costruire un rapporto simbiotico non facile da spiegare a parole.
“Quando sei arrivata a casa, hai trovato due gatte: Douce e Noire ad aspettarti. Eri un orsetto peloso e vivace. Douce ti ha guardato con sospetto, ma Noire ti ha subito sentita pericolosa. Io e Noire avevamo un rapporto speciale e lei subito ha intuito che tu potessi divenire importante, troppo importante per me. Avete con il tempo creato un rapporto molto speciale, Noire è sempre stata il capobranco di casa e tu, Pluie, l’hai amata, rispettata moltissimo. Siete state due compagne di vita per me e due aiutanti speciali sul lavoro. Nel 2018 ho deciso di ritornare a studiare e ho preso tutti gli attestati per poter lavorare con te. Abbiamo fatto insieme anche il corso per il binomio (uomo e animale)...
Ho notato da subito che amavi l’acqua e sicuramente saresti stata contenta di fare il corso di salvataggio ma non volevo stressarti troppo tra corsi e impegni. Mi pareva già di farti lavorare troppo. Sono in difficoltà a scrivere di te, perché manchi come l’aria. Sono grata di tutto quello che ci siamo date in questi anni ma otto anni e mezzo sono davvero pochi. Ogni giorno entro in fattoria e sento che ci sei, sei in ogni angolo di quel posto, così come a casa mi manca svegliarmi e non vederti lì accanto al letto. Mi manca il nostro giro serale per controllare che tutti gli animali siano a dormire.
Ho lavorato sempre nel campo minorile, mi sono occupata di abuso e maltrattamento, ho seguito anche in studio privato delle persone... ma mi mancava tanto la natura. Ho scelto il mio percorso professionale e il mio lavoro mi piace, ma la mia passione sono sempre stati gli animali. Sono gli animali che mi fanno star bene. Io lavoro con le parole ma sono sempre stata affascinata dal non verbale, dagli sguardi, dai silenzi. Quando ti ho portata a casa, mi ha subito catturato il tuo sguardo ed è sempre stato quello il nostro canale. Eri bellissima, buona e soprattutto mi ha sempre colpito che nonostante la tua mole nessuno abbia mai avuto paura di te. Sarà stata la tua camminata buffa, il tuo muso che appariva sempre sorridente, il fatto che nell’incontro non usavi l’abbaio... almeno con gli umani.
Ciò che ho sempre apprezzato di te era la tua autonomia nel decidere e ti dirò, ho sempre avuto fiducia, e non mi sono mai sbagliata. Eri testona e sicura di te, ma sempre attenta e vigile a ciò che io facevo. Non sono brava ad insegnare a passeggiare con il guinzaglio, così fin da subito ho chiesto a chi sarebbe divenuta la tua tata d’insegnartelo. Io amavo vederti libera, non ti sei mai allontanata troppo. Ti piaceva giocare con gli altri cani, ma se fiutavi qualcosa che non ti convinceva stavi distante e non interagivi, il tuo fiuto in questo non si è mai sbagliato. Amavi i bambini piccoli e li accoglievi leccandogli le orecchie. Nonostante i tuoi 40 kg non hai mai spinto nessuno né li hai fatti cadere. Come facessi a muoverti con delicatezza con loro non mi è dato sapere, visto che con me non eri così attenta: mi venivi addosso e il tuo sederone era spesso sul mio piede. Con i pazienti sei sempre stata disponibile, attenta e perspicace, davi ad ognuno di loro ciò di cui avevano bisogno: sicurezza, gioco, coccole o calma. Sì, soprattutto tu sapevi mettere in calma le persone, non so ancora oggi spiegarmi ma sapevi quando avvicinarti, quando stare più lontana, quando interagire. Così come non so ancora oggi spiegarmi perché ti piacevano i tramonti (non ti alzavi dalla spiaggia fino a quando il sole non tramontava).
Avrei tanti episodi da raccontare, magari scriverò un libro... ma ora racconterò questi:
- bimba di 4 anni, mamma e papà con problemi psichiatrici, veniva in fattoria a passare 1 giornata con la sua educatrice diciamo una volta ogni 4 mesi. Quel giorno aveva pianto tanto e la sua educatrice dopo il pranzo le aveva proposto di riposare un po’. L’ha portata al primo piano dove c’è la camerata per i campi estivi e la piccola piangeva con urla sonore, dopo qualche minuto silenzio. Ti cerco in cortile e non ti vedo, si affaccia al balcone l’educatrice ed esclama: “Pluie l’ha calmata!”. Eri andata su, ti sei sdraiata accanto al letto e la piccola si è calmata e addormentata. Sei rimasta su con lei fino al suo risveglio.
- ragazzino che aveva paura del buio, voleva solo te vicino alla notte durante i campi dell’estate. È stato il tuo aiuto a farlo partecipare alla settimana, è stato il tuo aiuto a farlo riuscire a tornare a scuola dopo il Covid.
- ragazzina che dopo il Covid non riusciva a parlare durante le interrogazioni orali, solo verifiche scritte. Tante passeggiate con te, tante simulazioni con te, addirittura una ricerca su di te. L’abbiamo accompagnata all’esame di terza media ed ha fatto un orale super.
- bimba piccola adottata (2 anni e mezzo) ha pianto per diversi giorni al centro estivo, con te si calmava, mangiava e riposava nel pomeriggio. Dopo qualche giorno d’inserimento al mattino chiedeva di te e così riusciva a salutare la mamma con più facilità.
- il nostro grande lavoro: 4 anni di terapia. Adolescente con una rabbia in corpo difficile da contenere, senza papà e in affido, nella stanza della terapia tu e lui siete riusciti a giocare a palla e lui ha iniziato a parlare con me.
Cara Pluie, sei stata per me un’anima speciale, le tue zampe sono sul mio cuore e cerco il tuo odore nel pelo di Jolie (tua sorella). Come disse una volta un giovane paziente: “Pluie è la tua versione cane, tu sei la sua versione umana”. Credo di averti dato una bella vita, passeggiate, viaggi insieme, tanti bagni al mare (due volte all’anno nella nostra amata Corsica); credo che tu mi abbia dato anni della tua presenza, hai dato colore ai giorni insieme, mi hai coccolato, insegnato, ammaestrato con gesti, presenza, abbiamo imparato a conoscerci ed accettarci nei nostri confini, rispettando i tempi di entrambe e riempiendo il rapporto di attimi intensi. Nel mio gioco della reincarnazione, tu eri mio papà. Come lui sei stata una parte di me. Perché mio papà? Perché non ricordo un giorno della mia vita che lui non fosse al mio fianco (fisicamente e non), così come non ricordo un giorno della nostra vita in cui tu non fossi al mio fianco. Siete dentro di me. Ho scelto di non lasciarti mai a qualcun’altro, non ho più fatto viaggi in aereo e sono assolutamente contenta di questa mia scelta. Il tempo che ci siamo concesse, che la vita ci ha concesso, è stampato dentro. Nessun rimpianto, nessun irrisolto tra noi. Fino all’ultimo tuo respiro insieme. Sei stata la mia roccia, averti accanto è stato fondamentale per me.
Ci siamo annusate, ci siamo contaminate e ci siamo relazionate, non possiamo definire il nostro rapporto a parole perché è un rapporto/relazione/incontro tra anime animali. Abbiamo vissuto a pieno e siamo state una super squadra. Le parole che mi sono arrivate dalle persone che ti hanno conosciuto, quando tu hai deciso di andare via, sono state parole che hanno dato significato al nostro sforzo di stare e incontrare l’altro. Grazie grande anima, è stato un privilegio vivere con te. Come spesso dicevo: “un cane così non mi capiterà più.”










