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Il Duce sul pannello dei soldati piozzesi scatena le reazioni della sinistra

Il 25 aprile celebrato anche a Piozzo si è trasformato in un caso politico. Lunedì mattina, nell’area dell’Alba Rosa, i Volontari per l’arte hanno affisso due pannelli con le fotografie dei soldati piozzesi della Prima e della Seconda Guerra Mondiale, accompagnati da una poesia di Giuseppe Ungaretti e da un testo sulla memoria e sul rifiuto della guerra. L’intento, spiegano i promotori, era ricordare tutti: “chi non è tornato e chi è tornato con la morte nel cuore”, dando un volto ai nomi incisi sul marmo. Tuttavia, nel pannello dedicato alla Seconda Guerra Mondiale comparivano anche l’immagine di Benito Mussolini e quella di Vittorio Emanuele III, oltre a simboli come il fascio littorio. Da qui la polemica. “Ricordare le morti della Seconda guerra mondiale è un conto - ha dichiarato l’onorevole del Pd Chiara Gribaudo - ma a Piozzo si è usata la scusa di commemorare i soldati per installare una targa con simboli fascisti e persino il ritratto di Mussolini. Questo è inaccettabile, soprattutto se si vuole celebrare il 25 aprile”. La deputata parla di “messaggio ambiguo e offensivo” e chiede la rimozione o modifica dell’installazione.

Sulla stessa linea Alleanza Verdi-Sinistra Cuneo: “La presenza del volto di Mussolini e del fascio littorio su una targa pubblica rischia di produrre un messaggio ambiguo. Onorare i caduti non significa esporre simboli di un regime che ha trascinato l’Italia nella guerra e nella dittatura”.

Dall’altra parte, Felicina Priola, responsabile dei Volontari per l’arte, respinge le accuse: «Abbiamo recuperato fotografie storiche dei soldati appena arruolati: in quelle immagini comparivano anche Mussolini e il re perché erano foto dell’epoca». L’obiettivo, aggiunge, era anche educativo: «C’erano i bambini delle scuole, volevamo raccontare cosa è stata la guerra, il dolore delle famiglie, le madri che hanno aspettato figli mai tornati». Di fronte alle critiche, martedì la Priola è intervenuta direttamente sui pannelli: «Per evitare polemiche ho preso un pennarello e ho cancellato quei volti. Per me la pace viene prima di tutto». Un gesto che ha acceso una riflessione: «Un bambino mi ha chiesto perché li cancellavo. Gli ho detto che erano responsabili della guerra, ma lui mi ha risposto: “Allora non sappiamo chi sono i colpevoli che li hanno mandati a morire”». La Priola difende il senso dell’iniziativa: «Abbiamo ricordato tutti, non solo i partigiani ma anche i soldati mandati al fronte, spesso senza scelta. Se la targa dà fastidio si può anche rimuovere, ma il nostro messaggio era contro la guerra».

Il sindaco Sergio Lasagna conferma che l’iniziativa era stata proposta dall’associazione e autorizzata: «La volontà era ricordare la tragicità della guerra e i nostri soldati. L’ultimo pensiero era scatenare polemiche».