Dal carcere escono cose buone

1° maggio: Panaté, il lavoro che nasce dove sembra impossibile. E soprattutto, persone che non tornano indietro.
Nel giorno in cui si celebra il lavoro, Panaté porta l’attenzione su un luogo dove il lavoro spesso manca, ma può cambiare tutto: il carcere. Da qui nasce un modello concreto di economia carceraria che trasforma il tempo della detenzione in formazione, responsabilità e produzione reale. Pane e lievitati artigianali di alta qualità, destinati al mercato HoReCa, realizzati ogni giorno da persone formate che lavorano secondo standard professionali. Non è un progetto teorico. È lavoro vero. Oggi Panaté è attiva nelle carceri di Cuneo, Fossano e Torino, con un laboratorio esterno a Magliano Alpi, dove lavorano persone detenute ed ex detenute. Un sistema produttivo che tiene insieme dentro e fuori, creando continuità reale anche dopo la pena. Negli anni il progetto ha ricevuto importanti riconoscimenti, tra cui il Premio Innovazione Sociale di Fondazione CDP e Intesa Sanpaolo, che ne ha valorizzato il modello come esempio innovativo di economia carceraria sostenibile. Anche i media hanno acceso i riflettori su questa realtà: un servizio de Le Iene ha raccontato le storie dei lavoratori Panaté, mostrando come il lavoro possa diventare una possibilità concreta anche per chi, spesso, non ne ha mai avuta una. Il prossimo passo sarà l’apertura di una nuova attività a Padova il 18 maggio, seguita da ulteriori sviluppi a Rovigo e Genova, a conferma di un modello che cresce perché funziona. Alla base c’è una convinzione semplice: dal carcere escono cose buone.










