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Biolé contro il Ddl caccia: «Trasforma l’Italia in un poligono di tiro»

Ieri il Senato ha approvato il Ddl 1552 sulla caccia, provvedimento che modifica in modo significativo la legge quadro del 1992 e che ora dovrà passare all’esame della Camera. Tra i punti più discussi figurano l’ampliamento delle possibilità di prelievo venatorio, l’estensione delle aree interessate dall’attività di caccia, il rafforzamento del concetto di “gestione” della fauna selvatica e una maggiore autonomia delle Regioni nella definizione dei calendari venatori.

Il provvedimento ha innescato un acceso dibattito politico e ambientale. Tra le voci critiche c’è quella di Fabrizio Biolé, ex sindaco di Gaiola ed ex consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, che da Clavesana ha diffuso una lettera aperta dai toni duri e sarcastici nei confronti della riforma.

 

Di seguito il testo integrale:

 

Caro Governo "bioregolatore", grazie per essere in procinto di trasformare il nostro Paese in un poligono di tiro a cielo aperto

Egregi signori della destra al governo,

mi rivolgo a voi non senza un po' di incazzatura, che fatico a contenere, e con un semplice ma forse efficace sarcasmo che è l'unica arma rimasta a chi, come me, non ha il porto d'armi per sparare a tutto ciò che si muove.

Il vostro Ddl "Sparatutto" , detto anche "Ddl 1552", sembra essere un misto di insensibilità, arroganza e miopia che meriterebbe un premio al testo di legge piú lontano dalla realtà della maggioranza degli italiani.

E che martedi 23 giugno 2026, ha incassato il primo via libera al Senato: di gran carriera si calpesta il buonsenso!

Non che, se nomen omen, il cognome del primo firmatario avrebbe fatto presagire qualcosa di meglio...

Comunque sia: mentre la stragrande maggioranza dei cittadini – escursionisti, turisti, famiglie, amanti della natura, semplici camminatori – vede nei boschi, nelle montagne e nelle campagne un luogo di pace, ristoro e biodiversità da difendere per sé e per le future generazioni, qualcuno ha deciso che il futuro è trasformarli in un gigantesco tiro a segno.

La distanza tra la sensibilità di chi progetta scrive e vota testi del genere e quella della gente comune è siderale.

Sembra che si abbia la volontà di ascoltare solamente la lobby dei cacciatori e degli armieri; il resto dell'Italia, quella che paga le tasse e riempie i sentieri, può andare a farsi benedire, o comunque, può continuare a riempire i suddetta sentieri facendosi un segno della croce o tastandosi le gonadi.

Un colpo di genio, peraltro, aver scelto la direzione opposta a quella che suggerirebbe la profonda crisi ambientale e climatica che stiamo vivendo!

Mentre scienziati, Europa e buonsenso gridano all'emergenza biodiversità – con specie che scompaiono, ecosistemi che collassano e un pianeta che bolle – il loop della legge é «Spariamo di più, spariamo ovunque, spariamo sempre».

Caccia in aree protette, sulle spiagge, di notte, su più specie, in periodi sensibili.

Il concetto di cacciatori come "bioregolatori" poi é talmente assurdo da parete un (pessimo) scherzo!

Si é plasmato un testo che ribalta la logica: invece di tutelare la fauna selvatica, la si trasforma in bersaglio mobile per accontentare pochi ma influenti nostalgici del vecchio west.

Se poi la carta costituzionale parla di tutela dell'ambiente, si tratta di futili dettagli...

Se poi L'Europa lancia richiami alla moderazione si tratta di roba da globalisti.

C'è, in aggiunta, la potenziale conseguenza che dovrebbe suscitare qualche scrupolo, ma sembra invece inerte in tal senso: il rischio concreto per l'incolumità di escursionisti, turisti e semplici cittadini che oseranno, temerari, ancora fruire del contesto rurale e montano.

Perché sì là fuori gente normale – non armata, né in mimetica – rischierá di prendersi una proiettile vagante durante una passeggiata domenicale.

Ma l'importante è che il cacciatore possa "regolare" la fauna anche mentre i bambini giocano nei prati o i trekker attraversano i sentieri...

Il Ddl 1552, facendo lo sforzo di osservarlo da ogni lato, resta in tutto e per tutto uno schiaffo in faccia a chi ama autenticamente l'Italia viva, verde e biodiversa.

È la dimostrazione lampante che per questa destra la natura non è un bene comune da proteggere, ma una risorsa da saccheggiare per consenso elettorale.

Sarebbe d'uopo, a parer mio, un ripensamento, un ritiro del testo, uno slancio di ravvedimento operoso.

Magari prima che si trasformi in una ennesima figuraccia internazionale e soprattutto prima che qualche innocente bipede (sui quadrupedi la cosa é intrinsecamente sdoganata) paghi con la vita.

Con crescente disagio e disturbo per chi antepone il fucile al futuro, un cittadino incazzato (e disarmato) che ancora, illuso, crede nella equilibrata convivenza tra uomo e natura.

Fabrizio Biolé