A Naviante è tornata a vivere la memoria degli esuli argentini
In fondo alla sala del circolo Arci di Naviante c’è una fotografia in bianco e nero di fine anni ‘70. Una giovane madre tiene in braccio un bambino. Accanto a lei, Domenico “Mini” Milano. Quella madre è “Mati”, nome di copertura di Norma Moszkowski, moglie di “Mariano”. Quel bambino è Nicolás Rapetti. E quella immagine, più di tante parole, racconta una storia che qui non è mai finita, quella degli esuli argentini ospitati nella frazione fariglianese a fine anni ‘70.
Giovedì sera Nicolás è tornato per presentare il libro “Né oblio, né perdono. Argentina 1976-2026”. Cinquant’anni dopo il colpo di Stato che portò al potere la dittatura militare guidata da Jorge Videla, aprendo una delle pagine più buie del Novecento: 30.000 desaparecidos, esuli sparsi nel mondo. Tra quei rifugi c’era anche Naviante. «Con semplicità, senza fare rumore, demmo il nostro contributo, facendo sentire meno soli quei disperati», ha ricordato il presidente del circolo, Sandro Milano. Parole che hanno preceduto un lungo applauso, dedicato anche a Domenico Milano, “la macchina di tutto questo”. “Mati” e “Mariano” facevano parte di un gruppo di militanti del Prt, il Partido Revolucionario de los Trabajadores, in fuga dalla repressione. Uomini e donne provenienti dall’altra parte del mondo furono ospitati tra la vecchia scuola e le case della frazione, grazie a una rete spontanea di solidarietà. In quel contesto nacque Nicolás…










