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Villanova Mondovì: il coraggio di Giovanni Bessone e il miracolo di Madre Carla

Aviolanci inglesi sulla Tura: una risorsa indispensabile per i partigiani del capitano Cosa. Un “regalo” arrivato dal cielo, grazie all’impresa quasi impossibile del prof. Giovanni Bessone. Villanova ha voluto ricordalo ad 80 anni dalla scomparsa, in occasione dell’Addolorata. Chi era Bessone e quale è stato il suo ruolo nella Resistenza? Ne ha parlato il nostro collaboratore Giambattista Rulfi alla presenza dei famigliari del professore, fra cui la figlia signora Lia, di numerosi sindaci, dell’assessore regionale Paolo Bongioanni, dell’assessore provinciale Pietro Danna, di Mario Arnaldi, don Laugero, Rocco Pulitanò, “Confrarìa dla tripa”, Forze dell’Ordine e di tanta gente. Nel contesto della manifestazione, molto applaudito anche l’intervento di suor Chiara, della congregazione delle Missionarie della Passione, che ha parlato dell’episodio di Madre Carla, miracolosamente guarita dalle ferite riportate in seguito ad un mitragliamento aereo. Bessone era nato a Villanova nel 1910 ed era deceduto nel 1946 a 35 anni. Primo di quattro figli maschi era rimasto orfano di mamma quando non aveva ancora 10 anni. Il padre era messo comunale e direttore della Banda Musicale Villanovese. Terminate le scuole elementari, Giovanni Bessone aveva frequentato il ginnasio e il liceo nel seminario di Mondovì, dove si era distinto per intelligenza e volontà. Lasciato il seminario aveva frequentato l’Università di Torino, dove si era laureato in lettere antiche. Sicuramente era un’eminenza grigia, un aiutante indispensabile del capitano Cosa e, come commissario, stava tra Dino Giacosa e Gigi Scimè. Non era tanto un combattente quanto piuttosto un cervello raffinato. Era stato anche vicedirettore della nostra “Gazzetta” nell’immediato dopoguerra. Nel mese di settembre del 1944, con il dott. Augusto Astengo era partito per svolgere una delle missioni più importanti per le sorti della Resistenza nelle nostre zone. Lo scopo della missione, era quello di dare notizie precise sull’entità e la dislocazione delle formazioni partigiane per convincere gli inglesi ad effettuare lanci di armi e munizioni. Superando difficoltà incredibili Giovanni Bessone e Augusto Astengo erano giunti nella zona di Bari dove erano stati interrogati a lungo dagli inglesi. In quei frangenti Bessone e Astengo avevano continuato ad insistere sulla possibilità di effettuare lanci notturni sulla Tura per la considerevole ampiezza della montagna controllata dalle forze partigiane. Una missione pienamente riuscita, tant’è vero che il 17 e il 21 novembre ’44 erano stati lanciati sulla Tura: 4 Bren, 18 Sten, 130 Moschetti 91, 3 mortai, numerose bombe a mano e munizioni. Un terzo lancio era stato effettuato all’inizio di dicembre ’44. Finita la guerra, Bessone si era sottoposto ad un’operazione chirurgica, presso la clinica Bosio di Mondovì, per la rimozione di un’ulcera che lo tormentava da tempo. Purtroppo non aveva superato l’intervento, rimandato da troppo tempo per non abbandonare la lotta al fascismo nei momenti decisivi, ed era deceduto dopo pochi giorni. L’amministrazione comunale aveva voluto ricordare l’illustre concittadino, intitolandogli la strada che da via Orsi sale al borgo medievale di Villavecchia.