Cuoca del San Giuseppe ricorda Maresa: «Ti immagino al fianco di don Luigino»

Per lei Maresa Rolfo non era soltanto una collega. Sabrina, cuoca all’Opera San Giuseppe di Dogliani, aveva iniziato a lavorare al suo fianco quando era giovanissima. Fu proprio la “cuoca della Cisrà”, allora direttrice della cucina, a prenderla sotto la propria ala e a insegnarle tutto quello che sapeva. Ieri, durante l’ultimo saluto al tempio crematorio di Magliano Alpi, Sabrina ha voluto leggerle una lettera. Un ricordo personale, pieno di gratitudine e di affetto, nel quale ripercorre gli anni trascorsi insieme, le feste di paese, le cucine, il “San Giuseppe” e quelle telefonate prima di ogni evento, quando ancora aveva bisogno dei consigli della sua maestra. Una lettera che racconta anche quanto fosse profondo il legame tra le due e che restituisce, forse meglio di qualsiasi ricordo, la figura di Maresa.
La lettera di Sabrina
“A te, cara Maresa, che sei stata per me una maestra di vita, una guida. A te che mi hai preso sotto la tua ala a 18 anni, ho risposto ad una chiamata di 15 giorni per un lavoro in ospedale a Dogliani, dove eri direttrice della cucina, e tu mi hai detto: «Io questa ragazza non me la lascio scappare». Ed è stato così. Non ci siamo più lasciate. Mi hai insegnato tutto, tutto ciò che sono qualitativamente e professionalmente. È grazie a te e ai tuoi insegnamenti. Gli anni in ospedale trascorsi fianco a fianco ogni giorno, le feste di paese dove sempre a titolo gratuito ti spendevi per “la tua Dogliani”, poi la mensa delle scuole, poi Chiappera a te tanto cara, poi le polentate assieme ed infine il tuo “San Giuseppe”, casa e famiglia. Mi hai insegnato ad amarlo e a viverlo come una grande famiglia. La mia insicurezza mi portava sempre a farti una chiamata prima di ogni evento, chiedendoti ricette, dosi e tu pronta ed orgogliosa mi davi tutte le nozioni e le astuzie per poter riuscire al meglio. Mi hai sempre spronata dicendomi che sarebbe stata una passeggiata per me. Ma io avevo sempre timore di non essere in grado e le tue parole mi davano conforto e forza ogni volta, tant’è che invocavo addirittura ogni volta che il tuo spirito mi guidasse nella buona riuscita di tutto. Tu sei stata per me tanto, mi hai guidata in tutto e non posso far altro che esserti grata e riconoscente per tutto il bene che mi hai voluto ed ho sempre sentito che era tanto… e sei sempre stata. Grazie Maresa per tutto ciò che sei stata. Grazie perché mi hai insegnato tanto. Vorrei di nuovo suonare quel campanello come mi hai scritto nell’ultimo messaggio e poterti abbracciare come facevo ogni volta che venivo per un saluto con chiacchiere, ma adesso mi basterà guardare il cielo e le stelle e saprò che mi aiuterai da lassù. Ti immagino lì al fianco di don Luigino, che ti avrà accolta a braccia aperte come era solito fare, dicendoti: «Maresa, benvenuta, finalmente si mangia di nuovo bene… qui ci sono le pentole!», con la tua cara e dolce Milly seduta sulle tue gambe, come solo una nonna tiene la sua bambina. Il tuo cuore sofferente ora è finalmente sereno e in pace. Buon viaggio Maresa. Sei stata davvero tanto per me e sarai sempre nel mio cuore”.
Con affetto Sabry









