In 80 hanno mangiato la Pastasciutta Antifascista a Carrù

Prima la strada, i boschi e le lapidi. Poi i tavoli apparecchiati sotto l’Ala Borsarelli, i piatti fumanti e, alla fine, anche qualche passo di danza sulle note di “Bella Ciao”. A Carrù la memoria della Resistenza è passata anche dalla tavola: in circa 80 hanno partecipato domenica alla prima Pastasciutta Antifascista organizzata dall’Anpi “Medaglia d’Oro Felice Cenacchio”. A mangiare c’era anche la consigliera regionale Giulia Marro, mentre il Comune era rappresentato dal sindaco Nicola Schellino.
La tradizione richiama la famiglia Cervi che, il 25 luglio 1943, festeggiò la caduta di Mussolini distribuendo pastasciutta alla popolazione di Campegine. Tre anni fa, proprio a Carrù, era stato Adelmo Cervi, figlio di Aldo, uno dei sette fratelli fucilati dai fascisti, a raccontare quella storia agli studenti e alla cittadinanza.
La giornata era cominciata con circa un centinaio di persone in cammino per la “Passeggiata della Memoria”. Sei chilometri tra strade e sentieri, con diverse tappe nei luoghi della Resistenza carrucese. Il momento più significativo è stato nel Bosco del Rivo dove è stata presentata la nuova lapide dedicata a quattro giovani uccisi dai nazifascisti: Giacinto Schellino, 32 anni, Sebastiano Fumagalli, 23 anni e seminarista, Francesco Beccaria, classe 1918, e Margherita Pecollo, classe 1921. Quest’ultima era una staffetta: sentendo le grida dei giovani feriti, si avvicinò per aiutarli e venne uccisa anche lei. Dopo la guerra fu l’unica donna di Carrù riconosciuta come “partigiana combattente”. La vecchia lapide si trovava alla Preosa ed è stata trasferita nel luogo della strage, restaurata e nuovamente sistemata. «È stato un successone», racconta la presidente dell’Anpi Carrù Rosita Oreglia. «Sono venute anche persone da fuori paese e tanti giovani».










