Villanova: medaglia d’onore alla memoria dell’ex internato Fabiano Botto

Lunedì scorso, a Cuneo, il prefetto Mariano Savastano ha consegnato ai fratelli Giuseppe e Marina Botto la medaglia d’onore del Presidente della Repubblica in memoria del papà Fabiano, internato in un campo di lavoro a Danzica nel 1943 per aver rifiutato di aderire alla repubblica di Salò. Nei locali della prefettura, oltre ad autorità civili e militari, era presente anche il vicesindaco Riccardo Boasso in rappresentanza del comune di Villanova.
Fabiano era stato arrestato il 23 settembre ’43 al Brennero con altri alpini. I tedeschi li avevano accerchiati e poi li avevano suddivisi in due gruppi. Chi non aveva aderito alla repubblica del duce era stato spedito in un campo di concentramento nei territori del Terzo Raich. Così Botto era stato internato in un lager a Danzica. E lì’ per puro caso aveva incontrato altri tre villanovesi: Pierino Fantone, Vittorio Borra e Peirone dei Giardini. In un primo tempo gli era stato assegnato il compito di portare nelle fosse comuni le salme dei prigionieri, che ogni giorno morivano come mosche, poi lo avevano trasferito nel reparto adibito ad impastare la farina e a cuocere il pane per i soldati e gli internati. Beppino Botto ha spiegato: «Nostro padre raccontava che alcune donne polacche gli avevano cucito un paio di pantaloni molto ampi, con delle grandi tasche. Così poteva nascondere le pagnotte che la sera portava ai villanovesi nel lager».
I soldati russi li avevano liberati nella primavera del ’45, ma per Fabiano Botto l’avventura non era finita perché era stato mandato a lavorare in un cascinale della zona. Difficile il rientro in Italia, quando finalmente i russi avevano consentito agli alpini italiani di tornare a “baita”. Beppino Botto: «Mio padre raccontava che i ponti erano crollati, i treni viaggiavano a singhiozzo e tutti avevano una fame nera. Finalmente erano giunti a Pescantina di Verona, dove erano stati allestiti diversi campi di accoglienza per i profughi che arrivavano dai luoghi di prigionia».
E lì Fabiano Botto aveva incontrato don Viglini, che svolgeva l’incarico di cappellano militare ed era una vecchia conoscenza della famiglia Botto, perché in passato aveva frequentato il santuario di Madonna del Pasco. L’incontro col sacerdote monregalese era stato provvidenziale perché i reduci avevano potuto avere vestiti puliti e le famiglie erano state avvisate del prossimo arrivo dei loro congiunti. Così, quando il “trenino” era giunto a Villanova, sulla piazza della stazione c’erano famigliari, amici e conoscenti ad attenderli in un’atmosfera di grande festa. Fabiano, Vittorio e Pierino - purtroppo Peirone era deceduto nel lager - erano stati fatti salire su una carrozza trainata da un cavallo e avevano fatto il giro del paese, con tanta gente che li applaudiva ai balconi, alle finestre e davanti alle porte delle abitazioni. Adesso, a distanza di tanti anni, la consegna della medaglia d’onore concessa dal Presidente della Repubblica. Un riconoscimento meritato per chi aveva preferito il lager alla repubblica di Salò. Perché anche questa è stata Resistenza.










