Mondovì, studenti in corteo: «Vogliamo una scuola in cui poter studiare»

Una protesta per chiedere condizioni migliori nelle scuole, attrezzature funzionanti e maggiore attenzione alle difficoltà che studenti e famiglie affrontano ogni giorno. È quella che si è svolta questa mattina, mercoledì 28 ottobre, a Mondovì, dove un corteo studentesco ha attraversato le vie della città. In circa 200 alla manifestazione partita dall’Istituto professionale Garelli. Il Corteo ha percorso corso Statuto fino a piazza Ellero ed è poi tornata indietro, concludendosi nel cortile dell’Istituto Cigna. Una mobilitazione che si è svolta con ordine, con la partecipazione degli studenti del Garelli, del Baruffi e di ragazzi provenienti anche da altri istituti.
A spiegare come sia nata l’iniziativa è uno dei rappresentanti degli studenti del Garelli: «La manifestazione nasce da tutte le lamentele che abbiamo ricevuto dagli studenti». L’elenco delle criticità è preciso. «Abbiamo cinque bagni e due non funzionano. Ci sono porte che non vanno e persino un’aula senza porta in cui si tengono regolarmente le lezioni». Ma è soprattutto nei laboratori, fondamentali per la formazione professionale, che emergono alcune delle difficoltà maggiori. «Manca il materiale per lavorare nei laboratori di elettrica e meccanica. Su otto torni di meccanica ne funzionano soltanto due. I pannelli di elettrica sono quasi tutti rotti. Per fare i collegamenti dobbiamo recuperare cavi già usati e cercare ogni volta quelli della misura giusta. Perdiamo tantissimo tempo e così non riusciamo ad andare avanti con gli altri argomenti». La protesta trova comprensione anche all’interno del corpo docente. «La maggior parte dei professori è d’accordo, perché anche per loro insegnare in queste condizioni è difficile».
«Volevamo una protesta pacifica, senza fare disordini»
Uno degli aspetti sui quali l’organizzatore insiste maggiormente è il carattere della manifestazione. L’obiettivo, spiega, era portare le richieste degli studenti all’attenzione pubblica senza creare tensioni. «Io e l’altro rappresentante abbiamo cercato di tenere tutti tranquilli, di fare il corteo e basta, senza creare problemi come quelli che a volte si vedono nelle manifestazioni di Milano o Torino. Secondo me ci si può far sentire dallo Stato anche così». Una posizione che distingue il diritto a manifestare dagli episodi di violenza. Il ragazzo si riconosce nelle ragioni delle altre mobilitazioni studentesche, ma sottolinea l’importanza di esprimere il dissenso pacificamente. «Secondo me non dovrebbe protestare soltanto una città. Dovrebbero farlo anche i paesi più piccoli, in tutta Italia. Venerdì 30 ottobre, per esempio, ci sarà una protesta per le scuole anche a Cuneo. Penso che gli studenti dovrebbero mobilitarsi di più, anche al Sud, perché i problemi non riguardano soltanto noi».
Il peso dei trasporti: «Ho lavorato tutta l’estate per pagare l’abbonamento»
Accanto alle condizioni degli edifici e alle carenze dei laboratori emerge un’altra questione: il costo del trasporto scolastico. Il rappresentante porta un esempio personale, raccontando quanto abbia inciso l’acquisto dell’abbonamento sul denaro guadagnato lavorando durante l’estate. «Ad agosto ho lavorato sette giorni su sette. Ho guadagnato meno di mille euro e l’abbonamento del pullman mi è costato 578 euro. Praticamente una parte enorme di quello che avevo guadagnato è andata soltanto per poter raggiungere la scuola». Un problema condiviso anche da due studentesse del Garelli, che raccontano le difficoltà incontrate negli ultimi tre anni. «Abbiamo iniziato questa protesta perché ci siamo scontrate con tanti problemi. Arriviamo a scuola e troviamo le aule fredde. L’anno scorso cadeva acqua dai soffitti e due aule si sono allagate. Fortunatamente quella situazione è stata risolta, ma rimangono tante altre difficoltà».










