Biolè: «Il nucleare facile? È un inganno»

Da Clavesana riceviamo una lettera aperta di Fabrizio Biolè, ex consigliere regionale del Movimento 5 Stelle ed ex sindaco di Gaiola, dedicata al ritorno del nucleare nel dibattito energetico italiano. Lo scorso 23 settembre il Senato ha approvato definitivamente il disegno di legge delega al Governo in materia di “energia nucleare sostenibile”: il voto finale si è chiuso con 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astenuti. Il provvedimento, che al momento del voto risultava ancora in attesa della pubblicazione ufficiale, delega l’esecutivo a definire la disciplina relativa, tra l’altro, alla localizzazione, costruzione ed esercizio di nuovi impianti nucleari, oltre alla gestione e allo smaltimento dei rifiuti radioattivi. È su questo passaggio che interviene Biolè, annunciando nella sua lettera l’intenzione di sostenere la nascita di nuovi comitati e di promuovere un referendum abrogativo.
Di seguito pubblichiamo integralmente il suo intervento.
Lettera aperta: l’inganno del nucleare “facile” verrà smascherato dal popolo italiano!
“Il 23 settembre 2026 il Senato ha approvato in via definitiva la legge delega sul “nucleare sostenibile”. Con 81 voti a favore è stata approvata definitivamente dal Parlamento. Da questo momento l’Italia ha ufficialmente riaperto la porta all’energia nucleare, dopo quasi quarant’anni di “interdizione” popolare. E già da oggi gli italiani sono pronti a costituire i comitati, a depositare i quesiti in Cassazione, a raccogliere le 500.000 firme e a portare al voto il terzo referendum abrogativo sul nucleare in quarant’anni. Il popolo italiano lo ha già fatto due volte: nel 1987 e nel 2011 e lo farà di nuovo, contro questa scelta che ritengo ingiustificabile. Mentre il Parlamento votava, Gilberto Pichetto Fratin, Alberto Cirio e tanti altri continuavano a ripetere lo stesso refrain di mesi fa: «Siamo pronti», «Il Piemonte è pronto», «L’Italia è pronta al nucleare di nuova generazione». Parole vuote, oggi ancora più fuori luogo. Intendiamoci: la legge appena approvata non costruisce nessuna centrale; affida semplicemente al Governo il compito di scrivere, nei prossimi mesi, le norme su impianti, sicurezza e rifiuti. Ma le domande precise restano senza risposta: quanto costerà davvero? Quando arriverà l’energia promessa? E, soprattutto, dove metteremo le scorie? L’Italia non ha ancora individuato il deposito nazionale per i rifiuti radioattivi che già possiede, e questo dato di fatto la propaganda non lo fa sparire. Ma dirò di più: chiamare tutto questo “indipendenza energetica” senza spiegare da dove arriverà l’uranio e dove finiranno le scorie lascia aperte questioni fondamentali. Prima di sventolare questa legge come un trofeo, servirebbero costi certi, tempi realistici, garanzie per i territori e una risposta chiara sulle scorie. E nel frattempo la realtà francese parla chiaro: proprio nelle settimane estive di caldo record, la Francia - paese campione del nucleare - è stata costretta a spegnere o ridurre drasticamente la produzione di diversi reattori. A Golfech sulla Garonna, a Bugey e Saint-Alban sul Rodano, a Nogent-sur-Seine e in altri impianti, le temperature dei fiumi hanno superato i limiti ambientali: le centrali non potevano più scaricare acqua ulteriormente riscaldata senza danneggiare gli ecosistemi e migliaia di megawatt sono stati tolti dalla rete proprio nei giorni di massima domanda. Un fenomeno che, a mio avviso, il riscaldamento globale potrebbe rendere sempre più frequente: il nucleare, venduto come soluzione climatica, si rivela vulnerabile proprio a causa del clima che cambia. I reattori modulari di piccola taglia sono ancora in gran parte sulla carta e non abbiamo siti, non abbiamo autorizzazioni, non abbiamo un deposito per le scorie e continuiamo a pagare per la gestione all’estero di parte dei materiali derivanti dal precedente programma nucleare italiano. I costi restano stratosferici, i tempi lunghissimi, la dipendenza dall’estero per il combustibile totale. Il Piemonte e l’Italia non hanno bisogno di questo specchietto per le allodole! Hanno bisogno invece di solare, di eolico, di efficienza, di comunità energetiche e di idrogeno verde: tecnologie che producono energia oggi, a costi globali decisamente inferiori e senza lasciare un’eredità tossica alle generazioni future. Da oggi si può iniziare a raccogliere le firme e a costruire il terzo referendum abrogativo sul nucleare. E anche questa volta, come le precedenti, il popolo italiano lo vincerà”.
Fabrizio Biolè










