Strumenti di accessibilità
Vai al contenuto principale
| Cuneese

Caso Per Mano, in aula le testimonianze

Nuova udienza nel processo sui presunti maltrattamenti ai danni di giovani con forme gravi di autismo e disturbi psichiatrici ospitati dalla cooperativa Per Mano. Davanti al tribunale sono stati ascoltati uno psichiatra che aveva svolto alcune consulenze per la struttura nel 2018 e la madre di una giovane ospite. Le testimonianze hanno riguardato diversi aspetti dell’assistenza, dalle modalità di gestione delle situazioni più complesse alle condizioni igieniche e di cura degli utenti. Il procedimento riguarda il primo filone dell’inchiesta, relativo a fatti contestati tra il 2014 e il 2019, che vede imputate dodici persone. Tra queste la coordinatrice e la direttrice della struttura. Le contestazioni sono al vaglio dell’autorità giudiziaria e le responsabilità individuali restano da accertare.

Le consulenze dello psichiatra e le difficoltà della struttura

Nel corso dell’udienza è stato ascoltato uno psichiatra che, all’epoca dei fatti, era convenzionato con l’Asl e ricopriva il ruolo di referente del nucleo autismo adulti. Il professionista ha ricostruito le circostanze dei propri interventi presso la cooperativa, effettuati nel 2018 su richiesta dei superiori, in particolare nei momenti di maggiore difficoltà nella gestione degli ospiti. Le consulenze, secondo quanto riferito, avvenivano indicativamente una o due volte al mese e prevedevano confronti soprattutto con il personale infermieristico e con una responsabile della struttura. Il medico ha inoltre riconosciuto la propria inesperienza rispetto alla complessità del contesto assistenziale, osservando, in una valutazione maturata successivamente, che la cooperativa avrebbe dovuto disporre di un medico proprio.

Il caso dell’imbracatura utilizzata per accompagnare un giovane all’esterno

Uno dei passaggi della testimonianza ha riguardato una visita effettuata il 12 gennaio 2018 a un giovane con iperattività motoria e tendenza alla fuga. Dalla documentazione clinica richiamata durante l’udienza è emerso che il ragazzo veniva accompagnato all’esterno utilizzando un’imbracatura da montagna, con la quale era assicurato a un operatore. La modalità aveva suscitato perplessità nello psichiatra, che l’aveva ritenuta al limite dell’appropriatezza e meritevole di monitoraggio, anche perché non aveva incontrato precedentemente una situazione analoga nella propria esperienza professionale. Il medico ha tuttavia evidenziato le difficoltà legate all’individuazione di soluzioni alternative che consentissero al giovane di uscire dalla struttura in condizioni di sicurezza, senza limitarne completamente la possibilità di svolgere attività all’aperto.

La testimonianza della madre: lividi e carenze nell’igiene

Nel corso della stessa udienza è stata ascoltata anche la madre di una giovane ospite della cooperativa. La donna ha riferito di aver riscontrato sulla figlia lividi, condizioni igieniche non soddisfacenti e un abbigliamento non sempre adeguato. La testimonianza ha affrontato anche gli aspetti economici dell’assistenza. La retta mensile per la permanenza nella struttura ammontava, secondo quanto riferito dalla madre, a 7.800 euro, sostenuti attraverso fondi pubblici dell’Asl e del Consorzio socio-assistenziale. La donna ha inoltre ricordato che alcuni operatori, tra cui un medico, sollecitavano frequentemente i familiari a manifestare riconoscenza nei confronti delle due dirigenti, presentate come benefattrici, nonostante il servizio fosse finanziato con risorse pubbliche. La madre ha ricostruito anche la propria opposizione alle dimissioni della figlia, maturata dopo aver sviluppato dubbi sulla gestione dell’assistenza. Attualmente la giovane risiede in un’altra struttura e rientra nell’abitazione familiare ogni sabato. Secondo la testimonianza della madre, dopo il trasferimento non si sarebbero più verificati gli episodi di comparsa dei lividi osservati durante la precedente permanenza.

Il secondo filone dell’inchiesta

Parallelamente al processo in corso, l’indagine sulla cooperativa Per Mano comprende un secondo filone relativo a episodi collocati tra il 2022 e il 2025. Per questa parte dell’inchiesta la Procura ha concluso le indagini, che coinvolgono complessivamente 23 persone, tra le quali figurano nuovamente Marilena Cescon ed Emanuela Bernardis. Le testimonianze raccolte nell’ultima udienza si inseriscono dunque nell’attività istruttoria del primo procedimento, nel quale il tribunale è chiamato a valutare gli elementi acquisiti e ad accertare le eventuali responsabilità degli imputati, nel rispetto della presunzione di innocenza.