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title: 'Villanova: Maria ‘d Marabot ha compiuto 105 primavere'
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Maria Antonia Denina, conosciuta a Villanova come Maria di Marabot, giovedì scorso, ha raggiunto l’ambito traguardo delle 105 primavere. Nata a Mondovì, era andata ad abitare giovanissima con la famiglia ai Gosi di Pianvignale per poi trasferirsi, dopo il matrimonio con Materin Marabotto, ai Marabotti di Roracco nel comune di Villanova. Attualmente è ospite in una casa di riposo di Torino e conserva una memoria invidiabile degli avvenimenti salienti della sua lunga vita. Come aveva conosciuto suo marito? Tutto sommato in un modo abbastanza casuale: nel laboratorio di sartoria dove si confezionavano divise militari, gestito da Mariettina, la sorella di Materin, con Rina Carlevaris nella frazione Annunziata di Villanova. Un piccolo laboratorio ubicato nei locali che in precedenza erano stati utilizzati per l’ammasso del grano. Ricorda: «Ai Marabotti la vita era tutt' altro che confortevole e comoda. D' inverno il sole arrivava poco prima di mezzogiorno e il freddo ti toglieva il respiro. A lavare i panni c'era la vasca in cemento esterna e il freddo alle mani era garantito. Fortunatamente nel 1948 era arrivata la luce elettrica ai Marabotti, prima che a Roracco perché il collegamento giungeva dai Blangetti».

Maria ricorda che nei primi tempi del matrimonio erano andati in "veglia" a Roracco da barba Luc e loro avevano ancora le candele. Ai Marabotti la fatica era molta perché oltre ai lavori di casa e l’impegno per i figli, c'erano l' orto, il pollaio e bisognava dare una mano a Matterin nei lavori agricoli. D' estate il fieno e il grano, poi il granoturco, la raccolta delle foglie per la lettiera delle mucche, la legna per scaldarsi e molti altri lavori pesanti. Un anno, nella "Breda" vicino a Pogliola, il fieno era rimasto nel prato per 15 giorni: si partiva dai Marabotti con il bue, arrivati sul posto si disfacevano i mucchi di fieno i " grumieu" per fare prendere il sole al fieno e poi se il tempo minacciava pioggia si rifacevano alla sera e così per parecchi giorni. Era un’economia di sussistenza, quel fieno serviva nel periodo invernale per le mucche, che a loro volta dovevano sopravvivere e dare il latte ai vitellini e a tutta la famiglia. I temporali estivi piegavano il grano e quando arrivava il momento della mietitura, il tempo da dedicare alla falciatura e a fare i covoni triplicava. C'era da sperare che non succedesse mai nulla alle mucche da dover chiamare il veterinario, o altri incidenti, perché di soldi ce n'erano veramente pochi. Nonostante le difficoltà aveva fatto nascere e crescere 5 figli. Materin aveva avuto la fortuna di sopravvivere alla carneficina della ritirata di Russia ed era sempre di buonumore perché diceva che non avrebbe dovuto essere lì, ma sepolto nella steppa russa. La più grande passione di Maria erano i fiori. Ha sempre adorato le ortensie, le settembrine, il gelsomino e il viburno. E poi amava osservare la natura. Trascorreva molto tempo a guardare gli uccellini che andavano e tornavano dal nido. Poi, verso la metà degli anni ’60 si era trasferita a Torino con la famiglia per motivi di lavoro. Gli anni in città non hanno cancellato i ricordi. Anche adesso che ha superato il secolo di vita, i suoi occhi brillano quando torna nei ricordi ai giorni lontani trascorsi ai Marabot.

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Scritto da g.b.Rulfi

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Pubblicato: 05 Agosto 2026

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