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title: 'Referendum di 80 anni fa: Monregalese monarchico, Roccaforte repubblicana'
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«Il giovane re che appena ieri è asceso al trono, subito ne scende per avviarsi all’esilio». L’entusiasmo con cui 80 anni fa, la nostra “Gazzetta” comunicava ai lettori l’esito del referendum “Monarchia-Repubblica” era palpabile. Accennava al re di maggio, Umberto II° di Savoia, che nella circostanza scontava colpe non sue, ma l’enfasi del commento non lasciava spazio a dubbi sulla scelta di campo. In prima pagina scriveva: «La Repubblica che Mazzini sognò e per la quale combatté Garibaldi, ascende il Campidoglio in Roma». Spezzato lo scettro della corona sabauda, adesso era lo stemma repubblicano a rappresentare il volto della patria. Il popolo italiano aveva fatto la propria scelta e la voce della radio diffondeva la grande notizia in tutte le case della penisola. Il trono di casa Savoia era caduto nella polvere. «Fra mille anni – proseguiva il “fondo” del giornale - questa data sarà ancora famosa». Nelle nostre zone la giornata elettorale si era svolta in un clima di grande animazione. Una domenica, quel 2 giugno ’46, caratterizzata da un’atmosfera quasi gioiosa, nonostante il cielo imbronciato della mattinata. Gruppi di persone sulle piazze e soprattutto nelle vicinanze dei seggi elettorali e un’alta percentuale di votanti fin dalle prime ore del mattino. Nel pomeriggio, il sole aveva fatto la sua comparsa nel cielo ed il tepore primaverile invitava la gente ad una passeggiata, magari per condividere un commento e un caffè al bar. Molte le donne che non trascuravano la sofferta conquista del diritto al voto. La cronaca della giornata elettorale si può leggere sui giornali dell’epoca. Villanova registrava la presenza di ragazze eleganti nei vestiti della festa, sicure della scelta che andavano a compiere, e di vecchiette un po’ incerte, benevolmente istruite dai presidenti dei seggi, di robusti operai della Rocchetta che scattavano sull’attenti nel seggio appena il presidente pronunciava il loro nome e di invalidi della Grande Guerra che si portavano faticosamente alle urne. Si vedevano religiosi frettolosi ed abituali frequentatori dell’Operaia e dei “Combattenti” che assolvevano al loro dovere, prima di condividere con gli amici lunghe ore seduti ai tavoli delle osterie, davanti a fumanti scodelle di trippe e a bicchieri sempre vuoti, animati da ricordi di trincea e dalle struggenti canzoni degli alpini. Quale era stato il responso delle urne? Nettamente a favore della Repubblica, a livello nazionale, ma decisamente per la monarchia a Villanova, Frabosa Soprana e Sottana, Pianfei, Vicoforte, Monastero Vasco, Morozzo, Rocca de’ Baldi, Briaglia, San Michele, Roburent, Pamparato, Montaldo, Torre, Niella Tanaro e Carrù, con l’unica eccezione di Roccaforte. La “Gazzetta di Mondovì”, pubblicata l’8 giugno ’46, recava in prima pagina i risultati nazionali, provinciali e relativi a Mondovì e al monregalese in generale. In sostanza, più di 12 milioni di voti per la Repubblica contro oltre 10 milioni di consensi ottenuti dalla Monarchia Sabauda. A Mondovì i voti erano stati 6297 per Casa Savoia e 6049 per la Repubblica, a Villanova 1292 contro 845, a Frabosa Sottana 578 contro 333, a Soprana 860 contro 420 e a Pianfei 540 contro 463. Solamente a Roccaforte, il risultato era stato a favore della Repubblica che aveva riportato 748 voti, mentre la Monarchia si era fermata a soli 620 consensi. Una votazione tutto sommato “anomala” rispetto al resto del territorio, dovuta probabilmente alla forte presenza della componente socialista in paese. Le votazioni per l’assemblea Costituente, svoltesi parallelamente al referendum, avevano visto la netta prevalenza della Democrazia Cristiana che, sotto la guida di Alcide De Gasperi, si avviava a diventare il perno della politica locale e nazionale.

g.b.Rulfi

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Scritto da Redazione

Categoria: [Monregalese](https://provinciagranda.it/zone/monregalese)

Pubblicato: 27 Maggio 2026

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