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title: 'Quarta ondata di caldo, il Monregalese alla prova'
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Le temperature continuano a salire e il Monregalese si prepara ad affrontare la quarta ondata di calore dell’estate. Non si tratta soltanto di una percezione. Secondo Arpa Piemonte, il bimestre giugno-luglio 2026 è stato il più caldo registrato in regione dall’inizio delle rilevazioni meteorologiche nel 1958. A luglio, 28 giorni su 31 hanno fatto segnare valori superiori alla norma e anche la provincia di Cuneo ha vissuto numerose giornate di disagio bioclimatico, con livelli di allerta arancione e rossa. La domanda è inevitabile: come sta reagendo il territorio? Per il momento, almeno sul fronte dell’emergenza sanitaria, i numeri raccontano una situazione diversa da quella che ci si potrebbe attendere. I dati diffusi da Azienda Zero mostrano che nel giugno 2026 le chiamate al Numero unico di emergenza 112 sono state 215.196 contro le 229.164 dello stesso mese del 2025, con una diminuzione del 6,1%. Anche gli inoltri all’emergenza sanitaria sono leggermente calati, passando da 43.452 a 42.320 (-2,6%). Tra il 15 e il 28 giugno le missioni del 118 sono state 21.736. Un dato superiore agli anni precedenti ma che, secondo Azienda Zero, si inserisce in un incremento già osservato dal 2023 e non rappresenta una conseguenza diretta delle alte temperature. Ciò non significa che il caldo non produca effetti sulla salute. Il Piemonte ha infatti rafforzato negli ultimi anni il sistema di prevenzione attraverso i Piani Caldo delle Asl, i bollettini di Arpa, il monitoraggio delle persone fragili e il coinvolgimento della medicina territoriale. «Il caldo – spiega **Valentina Benedetti**, direttore della Medicina Interna dell’ospedale di Mondovì – è soprattutto un fattore che scompensa patologie già esistenti. È difficile che un paziente arrivi dicendo semplicemente “sto male per il caldo”. Più spesso vediamo persone nelle quali il caldo ha favorito una disidratazione, uno scompenso cardiaco, un peggioramento dell’insufficienza renale o respiratoria». Le persone più vulnerabili restano gli anziani. «Dopo i 75 anni i meccanismi fisiologici che permettono all’organismo di mantenere costante la temperatura corporea diventano meno efficienti. Si suda meno, si accumula più facilmente calore e, soprattutto, diminuisce il senso della sete. Questo favorisce la disidratazione. Anche il sistema cardiovascolare fatica maggiormente ad adattarsi agli sbalzi di temperatura». A rendere più delicata la situazione contribuiscono spesso l’isolamento sociale e il decadimento cognitivo. «Chi vive solo o presenta una demenza moderata o avanzata può dimenticare di bere, sottovalutare i primi sintomi o non riuscire a comunicare il proprio malessere. Così il problema si prolunga fino a quando l’equilibrio dell’organismo si rompe». Non sono però soltanto gli anziani a essere esposti ai rischi dell’estate. «Anche chi soffre di insufficienza renale, patologie respiratorie o cardiovascolari deve prestare particolare attenzione. In alcuni casi occorre rivalutare, insieme al medico curante, terapie come diuretici e antipertensivi. Esistono inoltre pazienti più giovani con disturbi psichiatrici che assumono farmaci in grado di aumentare la suscettibilità ai colpi di calore». Secondo la specialista, proprio qui entra in gioco il lavoro della rete territoriale. «La prevenzione è fondamentale. Educare le persone a riconoscere i primi segnali di allarme, ricordare l’importanza dell’idratazione e seguire con attenzione i pazienti più fragili permette spesso di intervenire prima che sia necessario il ricovero». È anche una delle possibili spiegazioni del fatto che, nonostante un’estate eccezionalmente calda, non si osservi un aumento evidente delle richieste di soccorso riconducibili direttamente alle alte temperature.

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Scritto da zaira

Categoria: [Monregalese](https://provinciagranda.it/zone/monregalese)

Pubblicato: 06 Agosto 2026

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