---
title: 'Shazzad, italiano di Mondovì dopo nove anni'
description: 'Provincia Granda: notizie locali, approfondimenti, cronaca e attualità da Mondovì e dalla provincia di Cuneo. Leggi le ultime news, sfoglia le edizioni digitali e accedi ai contenuti premium.'
lang: it-IT
canonical_url: 'https://provinciagranda.it/zone/mondovi/shazzad-italiano-di-mondovi-dopo-nove-anni'
---

Strumenti di accessibilità

- Inverti colori
- Monocromatico
- Contrasto scuro
- Contrasto chiaro
- Bassa saturazione
- Alta saturazione
- Evidenzia link
- Evidenzia titoli
- Lettore vocale
- Modalità lettura
- Ridimensionamento contenuto 100%
- Dimensione del carattere 100%
- Altezza della linea 100%
- Spaziatura delle lettere 100%

- Articolo A PAGAMENTO: Seleziona per rendere l'articolo A PAGAMENTO

![](https://provinciagranda.it/images/aslam.jpeg)

Dopo nove anni Shazzad è diventato cittadino italiano. La cittadinanza è arrivata l’8 agosto, al termine di un percorso cominciato nel 2017 con lo sbarco in Sicilia e proseguito quasi interamente in Piemonte: prima l’accoglienza a Carrù, poi il SAI nel Monregalese, l’arrivo della famiglia e infine una vita autonoma a Mondovì. Oggi lavora stabilmente in una fabbrica, vive con la moglie e quattro figli. Dei primi anni in Italia ricorda soprattutto il lavoro cercato ovunque fosse possibile e un motorino cinquanta con cui si spostava anche per lunghe distanze. «Uscivo alle cinque del mattino e tornavo alle nove». Pioggia o neve, racconta, cercava di non fermarsi. Prima dell’Italia c’erano stati il Pakistan e la Libia. Shazzad aveva lasciato il suo Paese dopo un periodo difficile, segnato, racconta, anche da problemi legati alla politica. A casa aveva una famiglia numerosa da sostenere: i genitori, un fratello allora quattordicenne, la moglie e i figli piccoli. «Ero l’unico che guardava dieci persone della famiglia». In Libia era andato per cercare lavoro. È rimasto alcuni mesi, ma racconta di lavori non pagati, di aver subito furti e di una situazione nella quale non si sentiva sicuro. Da lì la decisione di partire per l’Italia. Dopo lo sbarco a Trapani e pochi giorni in Sicilia viene trasferito a Torino e quindi a Carrù. «La mia prima casa in Italia». Ci rimane quasi due anni. Nel frattempo comincia a lavorare: qualche giornata, qualche settimana, piccoli contratti, poi impieghi più regolari anche nell’edilizia. Successivamente entra nel sistema SAI del Monregalese. Vive prima a Villanova Mondovì e poi in un alloggio a Montaldo di Mondovì. Nel gennaio 2020 riesce a farsi raggiungere dalla famiglia. Moglie e figli arrivano poco prima della pandemia. «Dopo un mese si è bloccato tutto». Per i bambini significa anche fare i conti con le scuole chiuse, prima di poter cominciare il loro percorso scolastico e imparare l’italiano. Shazzad, intanto, trova lavoro in una fabbrica di Mondovì. È ancora lì. Nell’estate del 2021 termina il percorso di accoglienza. La famiglia lascia l’alloggio del progetto e si trasferisce a Mondovì per conto proprio. Da quel momento affitto e spese diventano interamente a loro carico. I quattro figli oggi hanno 20, 17, 14 e 11 anni. Il maggiore, ancora adolescente, durante una vacanza aveva trascorso due mesi e mezzo in Spagna da un amico del padre che riparava telefoni cellulari. Tornato in Italia aveva continuato a imparare quel mestiere anche nel Monregalese. Quando si presenta l’occasione di rilevare un negozio, la famiglia decide di provarci. Oggi lo gestisce lui. Per i figli Shazzad aveva immaginato un futuro diverso dal proprio. «Io tutta la vita ho fatto il muratore, è un lavoro pesante». Gli altri tre continuano gli studi. Nel frattempo ha aiutato anche il fratello, arrivato successivamente in Italia, ad avviare un’attività a Torino. E non ha interrotto il legame con chi è rimasto in Pakistan: racconta di inviare ai genitori circa 500 euro al mese. C’è poi il volontariato. Ha frequentato un corso della Croce Rossa e svolto un periodo di servizio. Oggi continua a dare una mano attraverso la San Vincenzo di Villanova, portando beni e aiutando, quando può, persone in difficoltà. L’ultimo passaggio è arrivato quest’estate. La pratica per la cittadinanza, proseguita per anni dopo l’uscita dall’accoglienza, si è conclusa l’8 agosto. Il Pakistan resta «la prima casa», quella dove è nato. Ma quando parla del luogo in cui vive ormai allarga lo sguardo oltre Mondovì: «Adesso non solo Mondovì, tutto il Piemonte. Sono arrivato in Piemonte e mi piace veramente tantissimo». Qui sono cresciuti i suoi figli e qui ha costruito una vita che, racconta, nel Paese lasciato nove anni fa avrebbe difficilmente potuto immaginare. «Se nascessi una seconda volta, non so se riuscirei ad avere il futuro che ho avuto qua». Poi torna alle persone incontrate lungo il percorso. «Mi hanno aiutato tanto». E conclude con il ringraziamento che ripete più volte raccontando la sua storia: «Grazie all’Italia e agli italiani. Veramente, di cuore».

Dettagli

Scritto da zaira

Categoria: [Mondovì](https://provinciagranda.it/zone/mondovi)

Pubblicato: 21 Agosto 2026

[ Articolo precedente: Mondovì: i grandi numeri della Mostra dell'Artigianato Artistico Prec ](https://provinciagranda.it/zone/mondovi/mondovi-i-grandi-numeri-della-mostra-dellartigianato-artistico) [ Articolo successivo: Ospedale di Mondovì, superati i 300 parti dall’inizio dell’anno Avanti ](https://provinciagranda.it/zone/mondovi/ospedale-di-mondovi-superati-i-300-parti-dallinizio-dellanno)
