---
title: 'Presenza e integrazione degli alunni stranieri: a che punto sono le nostre scuole?'
description: 'Scuola e integrazione: parlano i Dirigenti degli istituti del nostro territorio'
lang: it-IT
canonical_url: 'https://provinciagranda.it/zone/mondovi/presenza-e-integrazione-degli-alunni-stranieri-a-che-punto-sono-le-nostre-scuole'
---

Strumenti di accessibilità

- Inverti colori
- Monocromatico
- Contrasto scuro
- Contrasto chiaro
- Bassa saturazione
- Alta saturazione
- Evidenzia link
- Evidenzia titoli
- Lettore vocale
- Modalità lettura
- Ridimensionamento contenuto 100%
- Dimensione del carattere 100%
- Altezza della linea 100%
- Spaziatura delle lettere 100%

- Articolo A PAGAMENTO: Seleziona per rendere l'articolo A PAGAMENTO

![PROVINCIA GRANDA - Studenti entrano a scuola presso l'Istituto "Cigna" di Mondovì](https://provinciagranda.it/images/2026_10_07/Studenti%20Cigna.jpg)

Scuola e integrazione: a che punto siamo? Le novità inserite nel recente Decreto Legge, che abbiamo illustrato su queste colonne nel numero precedente, non hanno preso in contropiede i nostri istituti. In una realtà ormai multiculturale come quella della nostra provincia - con presenze importanti di cittadini stranieri in alcune zone, come il Cebano, la Langa, San Michele o alcuni plessi di Mondovì - le scuole da tempo mettono in campo buone pratiche al fine di accompagnare e favorire l’integrazione e il coinvolgimento. Degli studenti, in primis, ma anche delle famiglie. In alcuni casi sono state anche precorritrici rispetto alle prescrizioni varate dal Governo.

I numeri danno la misura di un fenomeno ormai strutturale. Per l’anno scolastico 2024-25 il Ministero stimava nelle scuole statali del Piemonte 79.591 alunni con cittadinanza non italiana: 11.062 nell’infanzia, 29.341 nella primaria, 19.195 nella secondaria di primo grado e 19.993 nelle Superiori. Il dato consolidato della Regione relativo all’anno precedente mostra che nella Primaria piemontese gli alunni con cittadinanza non italiana erano il 17,5% degli iscritti: più di uno ogni sei. Nel 2021-22 erano il 15,8%. Anche la provincia di Cuneo è pienamente dentro questa trasformazione. Un dato aiuta a inquadrarla: già nel 2022-23, nella secondaria di primo grado, il 15,3% degli studenti aveva cittadinanza straniera.

Ma le medie provinciali dicono solo una parte della storia: la presenza cambia sensibilmente da territorio a territorio e, come mostrano anche i dati che abbiamo raccolto, può essere molto diversa persino tra plessi dello stesso istituto.

Abbiamo chiesto ai Dirigenti scolastici qual è lo stato dell’arte nelle scuole che presiedono. Quali difficoltà incontrano, quali azioni mettono in campo per favorire inclusione e integrazione, cosa servirebbe davvero dal Ministero.

In alcuni casi ci sono stati forniti numeri e commenti dettagliati, in altri gli interventi ci hanno comunque aiutato a ricostruire uno spaccato della situazione nelle scuole del nostro territorio.

Una specifica è doverosa a proposito del discusso tetto del 30% di studenti non italofoni in ogni classe. Nessun istituto tra quelli interpellati supera, nel complesso, il limite indicato. Questa percentuale, al massimo, viene sforata in qualche singolo plesso. Ma quel dato non coincide con il 30% previsto dal Decreto. Vediamo perché.

La nuova norma, che si applicherà alla formazione delle classi prime a partire dall’anno scolastico 2027/28, non prende infatti in considerazione indistintamente tutti gli studenti con cittadinanza non italiana e non calcola la soglia sull’intero istituto o sul plesso, ma sulla singola classe prima. Per la scuola Primaria il limite riguarda gli alunni con cittadinanza non italiana che non siano nati in Italia o che non abbiano frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia. Alle scuole Secondarie, invece, si fa riferimento agli studenti con cittadinanza non italiana che non abbiano frequentato con esito positivo per almeno tre anni il sistema nazionale di istruzione.

Come ci hanno confermato le stesse scuole, nelle percentuali che ci sono state fornite rientrano spesso bambini e ragazzi nati e cresciuti in Italia o che frequentano da anni la scuola italiana, semplicemente privi della cittadinanza. Non è, quindi, possibile confrontare direttamente quelle percentuali con la soglia introdotta dal Decreto: per sapere quanti alunni rientrerebbero effettivamente nel nuovo limite servirebbero anche i dati sulla nascita e sul precedente percorso scolastico.

Pubblichiamo, di seguito, i contributi pervenuti in tempo utile prima di andare in stampa.

Partiamo dagli Istituti Superiori di Mondovì. Al **Cigna-Baruffi-Garelli** la percentuale di alunni di cittadinanza non italiana è molto diversa nei tre plessi dell’Istituto: si va dal 10,22% del Cigna al 31% dell’istituto professionale Garelli, passando per il 14,67% del Baruffi.

«Il tetto agli alunni non italofoni in classe, oltre che essere di complicata gestione a livello di singola scuola e a livello provinciale, non è una novità: era già previsto in una Circolare Ministeriale vecchia di lustri, ma proprio per le criticità intrinseche non vi si era mai dato seguito con i regolamenti attuativi - così il Dirigente scolastico Giuseppe Cappotto -. La scuola italiana ha infatti bisogno di ben altri interventi: strutture degne di un paese civile, e con queste intendo tutte le strutture scolastiche, palestre comprese, che non ci sono; concessione di un numero di classi maggiore ai singoli istituti (diminuirebbe così il numero di alunni per singola classe, con le conseguenze facilmente immaginabili in termini di azione didattica e formativa più efficace); concessione reale di cattedre di Italiano come seconda lingua, non solo sostituendo i docenti titolari di potenziamento che vanno in quiescenza, e che non bastano a coprire le necessità reali.

Ma per fare queste cose non servono proclami, pur se inseriti in un provvedimento legislativo. Ci vogliono investimenti in termini di fondi liquidi. E, a quanto pare, nessuno li vuole trovare, neppure in tempo di campagna elettorale. La scuola è, come sempre, lasciata da sola».

All’Istituto **Giolitti-Bellisario-Paire** la presenza di studenti di origine straniera è ormai una componente consolidata della vita scolastica. L’istituto, articolato su quattro sedi - l’Alberghiero Giolitti e l’Istituto professionale per il commercio Bellisario a Mondovì, l’Alberghiero Paire di Barge e l’Istituto tecnico agrario di Mondovì - conta complessivamente 1.007 studenti. Di questi, circa il 15-17% è di origine straniera. Le comunità maggiormente rappresentate sono quella romena, marocchina e cinese, accanto a ragazzi e ragazze provenienti dall’America Latina, dai Balcani, dall’Europa orientale e dall’Africa subsahariana. Una varietà di provenienze che la scuola considera non soltanto un dato numerico, ma un elemento importante del proprio progetto educativo.

«Da sempre il nostro Istituto è un punto di riferimento attento all’accoglienza - sottolinea la dirigente Donatella Garello -. Per noi la presenza di studenti di diverse nazionalità rappresenta un’opportunità di arricchimento culturale e di crescita per tutta la comunità scolastica».

L’obiettivo è fare in modo che ciascun ragazzo possa partecipare pienamente alla vita e al percorso scolastico, senza perdere il legame con la propria storia. «Ci impegniamo affinché tutti gli studenti possano sentirsi accolti e possano accedere pienamente al percorso di studi - prosegue Garello -, valorizzando al tempo stesso le loro origini, le tradizioni e le diverse culture». Un impegno che si traduce anche nell’organizzazione di iniziative ed eventi interculturali e, quando se ne presenta la necessità, nell’attivazione di percorsi mirati di supporto linguistico.

A **Ceva** parla la Dirigente Armida Drago, alla guida del **“Baruffi”** (da cui dipende anche la sede della Forestale di Ormea). «Attualmente il nostro istituto non presenta classi con una presenza di alunni stranieri pari o superiore al 30%. Tuttavia, alla luce dei nuovi ingressi registrati anche nel triennio e nei Licei, studenti stranieri con percorsi scolastici solidi che hanno scelto di proseguire gli studi in Italia, abbiamo deciso di potenziare il nostro consueto progetto annuale di alfabetizzazione linguistica. Per rispondere al meglio a questa esigenza, il Collegio dei Docenti ha stabilito di rendere la progettualità strutturale e diffusa. Un docente per ogni Consiglio di Classe delle 17 sezioni del plesso di Ceva hanno destinato al progetto un’ora delle tre tradizionalmente riservate alle attività di recupero e /o supplenza. Una scelta strategica che consente di valorizzare sia le competenze linguistiche generali dei docenti, sia quelle specifiche delle singole discipline».

Passando agli **Istituti Comprensivi**, ecco la situazione a Mondovì. Da quest’anno Bruno Gabetti guida il **Mondovì 2** (che comprende anche il plesso di Pianfei): «Nel nostro Istituto la presenza di alunni stranieri è importante, ma al momento non rileviamo alcuna emergenza - anzi, anche quest’anno, i risultati Invalsi sono addirittura superiori ai valori medi. Questo grazie a protocolli ormai consolidati di accoglienza, inserimento e alfabetizzazione, all’utilizzo di docenti specialisti per l’insegnamento dell’italiano L2 e anche grazie all’importante supporto dei volontari dell’associazione “Mondoqui”. Anche i due Comuni coinvolti, Mondovì e Pianfei, offrono importanti servizi integrativi come il doposcuola. Mondovì offre anche un importante contributo finanziario per il potenziamento della lingua inglese alla scuola secondaria, competenza importante per tutti gli alunni. Il dialogo con tutte le famiglie, anche quelle straniere, è collaborativo e positivo, non risultano casi di discriminazione né di bullismo. In alcuni casi problematici, fisiologicamente presenti ovunque, possiamo contare sull’ottima collaborazione dei servizi sociali territoriali del CSSM. I plessi dove, per ragioni demografiche, vi è maggior concentrazione di alunni stranieri (Infanzia “Grillo Parlante” e Primaria “Calleri”), proprio grazie all’attenta assegnazione delle risorse professionali, non creano assolutamente problemi e l’analisi dei dati ci conferma che garantiscono i medesimi livelli di apprendimento ed educativi di altri plessi con minor presenza di alunni stranieri. Proprio le insegnanti della “Calleri” stanno facendo un importante lavori di revisione generale sia delle metodologie didattiche sia della modalità di valutazione, proprio per andare incontro alle esigenze specifiche degli stranieri, e, in generale, tutti i plessi collaborano tra di loro. Grazie alle professionalità interne e al supporto delle altre risorse del territorio, il nostro Istituto riesce a garantire ottime opportunità di apprendimento a tutti i plessi anche se tutto queste richiede importanti sforzi organizzativi e investimenti di risorse umane, per cui sarebbe auspicabile, per il futuro, che, più che introdurre tetti per la presenza di alunni stranieri, il Ministero offrisse maggiori risorse finanziarie e umane per consentire una sempre migliore alfabetizzazione ed integrazione. Auspichiamo che eventuali decreti e nuove norme assegnino nuove risorse, ma non impongano nuove modalità organizzative perché al momento abbiamo trovato un buon equilibrio complessivo, che vorremmo non venisse stravolto.

Confermeremo tutti i progetti di approfondimento e ampliamento presenti nell’offerta formativa, dalle certificazioni di lingua francese agli scambi con scuole estere per tecnologia e inglese con il progetto Cultural Bridge, alle certificazioni informatiche europee Eipass. Di per sé il dato complessivo di alunni stranieri per classe a noi non serve a nulla, quello che ci serve è il fabbisogno di alfabetizzazione primaria o secondaria, e questa informazione si conosce solo gradualmente, con i test di ingresso che fanno le insegnanti ai singoli alunni».

Per Olga Bertolino, Dirigente dell’**Istituto Comprensivo Mondovì 1**, la presenza di alunni di origine straniera va letta distinguendo innanzitutto tra i ragazzi neoarrivati in Italia, che hanno effettivamente bisogno di un percorso di alfabetizzazione, e una popolazione scolastica molto più ampia composta da bambini e ragazzi di origine straniera che sono nati in Italia o che hanno già frequentato qui la scuola dell’infanzia. I NAI, i nuovi arrivati in Italia, sono numericamente pochi. Gli ingressi possono verificarsi in tutti i periodi dell’anno, ma nella realtà dell’istituto non si raggiunge il “famoso 30%”. Sono invece più numerosi gli alunni di origine straniera che hanno già alle spalle un percorso nella scuola italiana o che sono nati nel Paese. Una situazione che, secondo Bertolino, non corrisponde quindi al target individuato dai provvedimenti normativi pensati per affrontare una forte concentrazione di alunni stranieri nelle classi.

Il tema dell’alfabetizzazione resta comunque concreto. Lo scorso anno l’istituto disponeva di una cattedra di italiano L2 dedicata all’alfabetizzazione, che la dirigente definisce una risorsa «preziosissima» e che quest’anno è stata tagliata. Da qui una considerazione molto netta: più che i proclami, alla scuola servirebbe poter conservare gli strumenti che le consentono di intervenire concretamente. Nelle classi, inoltre, il bisogno non riguarda soltanto l’apprendimento dell’italiano. Spesso è necessario costruire percorsi differenziati, capaci di rispettare livelli e tempi di apprendimento diversi. Bertolino sottolinea come insegnanti della primaria e della secondaria di primo grado abbiano sviluppato metodologie che permettono di portare avanti la classe «a velocità diverse». L’istituto lavora così con serietà in una realtà certamente complessa, ma nella quale, sottolinea la dirigente, si procede in modo ordinato e alle diverse situazioni si cerca di far corrispondere risposte adeguate. Non si riconosce, quindi, nell’immagine di una scuola costantemente in emergenza. La riflessione si allarga poi al significato stesso dell’inclusione scolastica. Se nell’Italia degli Anni Cinquanta la scuola era chiamata ad alfabetizzare anche ragazzi provenienti dalle campagne, oggi una parte di questo lavoro riguarda chi arriva da altri Paesi. Ma è proprio la convivenza nelle classi a rappresentare, secondo Bertolino, una delle migliori esperienze e scuole di cittadinanza, tanto per chi è nato in Italia quanto per chi arriva da fuori. La differenza sulla quale la scuola dovrebbe interrogarsi maggiormente, tuttavia, non è necessariamente quella legata alla nazionalità. Per Bertolino, le disuguaglianze si manifestano prima ancora sul piano del censo. Se alla scuola spetta il compito di essere un ascensore sociale, è su questo fenomeno che oggi occorre tornare a riflettere con particolare attenzione. Una funzione che richiama direttamente i principi degli articoli 3 e 34 della Costituzione, cioè l’uguaglianza sostanziale e il diritto all’istruzione, come fondamento del ruolo della scuola nel contrastare le disuguaglianze».

Un’altra realtà da anni, ormai, a vocazione multiculturale è **San Michele**. Ma questa è un valore aggiunto, secondo la Dirigente Rossana Iadarola: «Nel nostro istituto la pluralità culturale è da tempo una realtà concreta e, soprattutto, una risorsa preziosa. Su un totale di 637 alunni, ad oggi, gli studenti con cittadinanza non italiana sono un centinaio, rappresentando circa il 15,7% della nostra popolazione scolastica. Guardando a questa componente, emerge con chiarezza un dato significativo: la maggior parte di esse appartiene ormai alle seconde generazioni. Si tratta di bambini e ragazzi nati o cresciuti in Italia, integrati nel tessuto scoiale e scolastico dei nostri diversi plessi. I risultati scolastici dei nostri studenti testimoniano quotidianamente l’efficacia del lavoro svolto insieme. Tra i tanti esempi di eccellenti traguardi, desidero ricordare quanto accaduto di recente nel plesso di San Michele dove una delle tre studentesse premiate per essersi diplomate con il massimo dei voti è una ragazza arrivata da noi a metà della classe 1° secondaria di primo grado. La ragazza in pochissimi mesi ha imparato l’italiano, mettendosi al pari dei compagni. Con straordinaria dedizione, forza di volontà e passione, ha raggiunto risultati eccellenti.

Per sostenere al meglio ogni percorso di apprendimento, la nostra scuola attiva costantemente progetti mirati di alfabetizzazione e potenziamento della lingua italiana rivolti agli studenti, realizzati sia durante le ore curriculari sia in orario extra curriculare.

Certo le sfide non mancano, specialmente di fronte all’ingresso di un alunno NAI (Neo Arrivato in Italia). In questi casi, il nostro istituto mette in campo un ben strutturato Protocollo di Accoglienza \[…\] Quando la barriera linguistica rende complessa la comunicazione con la famiglia, possiamo contare su altri strumenti fondamentali: grazie al progetto Civitas, Impegnati nei Diritti, finanziato dalla Fondazione CRC possiamo attivare preziosi interventi con i mediatori linguistico-culturali grazie alla collaborazione di uno dei nostri partner di progetto, la Cooperativa Caracol. Laddove l’intervento del mediatore non sia immediatamente possibile è possibile sempre fare affidamento sulla costante e generosa disponibilità dei nostri docenti di lingua straniera che mi affiancano nei colloqui e ringrazio per la sensibilità che dimostrano». In certe iniziative l’IC San Michele è stato precursore: «Lo scorso anno scolastico ho accolto con profonda convinzione la proposta del CPIA2 di Alba-Bra-Mondovì, promuovendo ed ospitando nei locali del nostro plesso di San Michele un corso di lingua italiana rivolto ai genitori dei nostri alunni. Un’iniziativa che ci ha visto precursori di quanto previsto dalle recenti disposizioni del Decreto Scuola sulla formazione linguistica delle famiglie. Siamo già in contatto con il CPIA per riproporre ed estendere anche per quest’anno scolastico questa preziosa iniziativa. Guardando al futuro, in vista del prossimo rinnovo del Consiglio di Istituto, sto già lavorando affinché tra la rappresentanza dei genitori vi sia anche la presenza di componenti stranieri. La collaborazione aperta, il dialogo ed il supporto reciproco tra scuola, famiglia e territorio sono e saranno sempre la strada maestra da perseguire».

A **Villanova Mondovì** fa il punto il nuovo Dirigente Michele Cocca: «Il nostro Istituto Comprensivo si estende su un vasto territorio e comprende realtà sia urbane che rurali, pertanto la distribuzione dell’origine degli studenti varia da un plesso all’altro. La percentuale di alunni stranieri attualmente iscritti presso il nostro istituto è decisamente al di sotto di quella indicata dalla recente normativa, ed è inferiore al 15%. In ogni caso, all’interno delle nostre classi la presenza di studenti stranieri non viene vista come un problema, bensì un valore aggiunto e gli insegnanti lavorano in un’ottica di valorizzazione della multiculturalità. Al fine di favorire l’integrazione degli alunni stranieri, in particolare dei NAI, negli ultimi anni viene rilevata la necessità di dotare le istituzioni scolastiche di mediatori culturali; in questi casi l’unico ostacolo è rappresentato dalla conoscenza della lingua italiana».

Rosanna Calvino dirige il **“Momigliano” di Ceva**. «Nel nostro istituto la percentuale di alunni di origine straniera è al di sotto, sebbene non di molto, del tetto 30% fissato dalle norme vigenti. Riscontriamo tuttavia, in linea con quanto evidenziato dallo stesso Ministero, una diffusa difficoltà legata alle famiglie dei ragazzi, che non padroneggiano bene la lingua italiana. Per far fronte a questa criticità, pur con risorse economiche limitate, abbiamo attivato diversi progetti mirati: tra questi l’inserimento di un assistente linguistico L2, un giovane volenteroso che parla più lingue e che ci sta aiutando ad abbattere le barriere comunicative, perché la nostra priorità resta quella di garantire a tutti il diritto allo studio e la piena frequenza scolastica».

Entrando nel merito del tessuto sociale cittadino e delle dinamiche d’integrazione, la dirigente traccia un quadro articolato della realtà locale: «I bambini nati qui parlano benissimo l’italiano. A casa spesso mantengono la lingua d’origine, ma spesso questo li porta a dover fare da traduttori per i propri genitori. È una situazione che può capitare, ma che non deve diventare sistematica, perché i ragazzi vanno sostenuti verso una maggiore autonomia rispetto ai bisogni degli adulti. Ricordo che Ceva presenta una realtà economica legata in particolare alle acciaierie e al commercio ortofrutticolo, che attrae prevalentemente comunità magrebine e dell’Est Europa, in particolare rumeni e albanesi. Se la comunità magrebina è molto coesa e con essa lavoriamo proficuamente attraverso l’associazione La Giostra, organizzando ad esempio eventi culinari per favorire la socializzazione e l’uscita da contesti d’isolamento delle donne, altre comunità risultano più frammentate al loro interno. Il rischio maggiore è l’autoesclusione o il fatto che le rivalità tra famiglie si riflettano poi sui ragazzini: ed è proprio su questi aspetti che cerchiamo di intervenire con costante lavoro educativo e di mediazione, come dimostrano anche la nostra recente presenza alla Mostra del Fungo e i progetti avviati per il nuovo logo della scuola».

Infine, la preside accende i riflettori su un’ulteriore particolarità della popolazione scolastica cebana, legata ai nuclei nomadi o itineranti: «Accogliamo diversi studenti figli di ambulanti o appartenenti a famiglie di complessi circensi. Come tutti i minori hanno pieno diritto all’iscrizione e all’istruzione, ma la loro spiccata mobilità rende complessa la gestione amministrativa e didattica per le nostre segreterie, quando invece sarebbe fondamentale garantire loro continuità attraverso uno strumento agile come il portfolio dello studente. In generale Ceva è quindi un quadro variegato, in cui anche l’uso dell’hijab rappresenta un fenomeno marginale e raro, e che richiede un grande impegno per accompagnare davvero ogni ragazzo verso l’autonomia e l’inclusione».

Il dato di alunni stranieri cala leggermente all’**Istituto Comprensivo di Garessio**, come conferma la Dirigente Anna Camperi: «La percentuale complessiva di stranieri nel nostro Istituto è attualmente leggermente al di sotto del 20%».

Spostandoci in Langa, questo è il pensiero di Bruno Bruna, Dirigente dell’Istituto Comprensivo **Bossolasco-Murazzano**: «Per quanto riguarda gli alunni con cittadinanza non italiana, nel nostro istituto la percentuale si attesta, ormai da alcuni anni, tra il 15 e il 16%. Per quanto riguarda i plessi di Murazzano la percentuale è leggermente più alta, di poco inferiore al 18% (23 alunni su 128 totali). Scendendo più nel dettaglio di Murazzano, la percentuale di alunni con cittadinanza non italiana nella scuola dell’infanzia è del 13,3%, nella scuola primaria è del 23,5%, nella secondaria di primo grado è del 14,5%. Dei 23 alunni, ben 13 sono nati in Italia. Ci sono due classi della Primaria in cui la presenza di alunni stranieri supera il 30%, ma in entrambi i casi la percentuale scende ben al di sotto del 15%, considerando solo, come previsto dal decreto del MIM, gli alunni non nati in Italia e che non abbiano frequentato due anni di scuola dell’infanzia. Nel nostro istituto continueremo ad accogliere gli alunni con background migratorio, cercando di offrire, a loro come a tutti, il miglior percorso formativo, perché i bambini e le bambine non sono percentuali, ma volti, storie e menti che alla scuola si rivolgono per imparare, crescere e socializzare».

A **Dogliani** parla la Dirigente Elena Sardo: «Nel corrente anno scolastico 2026/27 gli alunni stranieri iscritti e frequentanti gli otto plessi dell’Istituto Comprensivo “L. Einaudi” di Dogliani sono complessivamente 140, rispetto ad un totale di 619 allievi, attestandosi su una percentuale media del 22,6%. Nella Scuola dell’Infanzia il numero di stranieri risulta più basso (16,9%), mentre nella Scuola Primaria si conferma la media complessiva dell’Istituto (22,3%); la percentuale, però, sale al 28,4% nella Scuola Secondaria di primo grado. La presenza di alunni con prima cittadinanza in un paese straniero e radici culturali diverse è un fenomeno ormai strutturale e diffuso nel territorio, in cui l’economia agricola e lo sviluppo di industria, commercio e artigianato hanno attratto nel corso degli anni l’immigrazione da vari paesi extracomunitari, in particolare da Marocco, Senegal, Est europeo e Bangladesh. Si tratta prevalentemente di bambini e ragazzi di seconda generazione, che non hanno ancora acquisito la cittadinanza italiana: sono nati in Italia da genitori di origine straniera, crescono nel nostro paese, frequentano la Scuola dell’Infanzia e acquisiscono la padronanza della lingua italiana. Solo una piccola minoranza di alunni è di prima generazione: sono nati all’estero, poi immigrati in Italia con la loro famiglia e non conoscono la lingua italiana. Da anni l’Istituto Comprensivo opera per garantire un inserimento efficace per gli alunni stranieri, in particolare per i neo arrivati in Italia, non italofoni lingua madre giunti e inseriti nella scuola da meno di due anni. A tal fine ha elaborato un “Protocollo d’accoglienza, inserimento e integrazione degli studenti stranieri”, che descrive uno specifico modello di accoglienza e rappresenta un utile strumento di lavoro per i docenti, con cui vengono definite le particolari modalità di intervento da adottare. Per gli alunni neo arrivati e iscritti anche in corso d’anno nella Scuola Primaria e Secondaria si attivano subito percorsi di alfabetizzazione per l’apprendimento della lingua italiana, al fine di comunicare e sviluppare in tempi brevi le capacità necessarie per le interazioni quotidiane. Particolare cura viene dedicata alla fase di accoglienza e alla scelta della classe di iscrizione dei nuovi allievi stranieri, al fine supportare il loro inserimento nel nuovo contesto scolastico. Sulle base delle conoscenze rilevate in ingresso e in itinere e dei bisogni di apprendimento individuati, i docenti di classe compilano un piano individuale transitorio, in cui definiscono le modalità specifiche di adattamento curricolare delle varie discipline per gli allievi neo arrivati. Negli anni successivi del percorso scolastico degli alunni stranieri, a seconda delle esigenze rilevate, si attivano interventi didattici di recupero e potenziamento con attività mirate a personalizzare l’apprendimento, per colmare le lacune, consolidare le abilità di base, acquisire il linguaggio specifico delle discipline e favorire la costruzione di un adeguato metodo di studio».

Infine, l’area ai piedi della Bisalta. Nell’Istituto Comprensivo di **Chiusa di Pesio-Peveragno** gli alunni con background migratorio sono 108 su un totale di 729. La presenza varia tra i diversi ordini di scuola e tra i plessi: nell’infanzia si contano 14 alunni a Chiusa di Pesio e 8 a Peveragno, mentre a Vigna non risultano presenze; nella primaria sono 36 a Chiusa di Pesio, 18 a Peveragno, 5 a San Lorenzo di Peveragno e 2 a San Bartolomeo; nella secondaria di primo grado sono invece 9 a Chiusa di Pesio e 16 a Peveragno. Nel complesso, la situazione viene descritta come gestibile, sia per il numero degli alunni sia per le caratteristiche della loro presenza. Soprattutto nella scuola dell’infanzia, molti bambini appartengono a famiglie con un percorso migratorio ormai radicato sul territorio: sono figli di immigrati di seconda generazione, alcuni dei quali stanno acquisendo o hanno già acquisito la cittadinanza italiana. Spesso, dunque, i bambini che arrivano alla scuola dell’infanzia sono nati in Italia e risultano già inseriti nel contesto locale. La distribuzione non è, però, uniforme sul territorio. Nelle scuole più piccole e decentrate la presenza è decisamente più contenuta, in particolare nelle frazioni e nei plessi collocati verso le vallate.

Dettagli

Scritto da mattia

Categoria: [Mondovì](https://provinciagranda.it/zone/mondovi)

Pubblicato: 07 Ottobre 2026

[ Articolo precedente: Il primo evento SCF Mondovì è l'elogio della pausa al Baretti Prec ](https://provinciagranda.it/zone/mondovi/il-primo-evento-scf-mondovi-e-lelogio-della-pausa-al-baretti) [ Articolo successivo: Mondovì Sport&amp;Culture Festival: il programma Avanti ](https://provinciagranda.it/zone/mondovi/mondovi-sport-culture-festival-il-programma)
