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title: 'Intervista alla Mondovì Sub: “Il mare ti accoglie, ma ha le sue insidie”'
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![Immagine di repertorio](https://provinciagranda.it/images/grotta_mare_repertorio.jpg)

La lezione della Mondovì Sub dopo la tragedia delle Maldive 

La tragedia dei cinque subacquei italiani morti durante un immersione in grotta alle Maldive ha riportato l’attenzione sul mondo della subacquea tecnica e sui rischi legati alle immersioni profonde. Mentre le indagini sono ancora in corso e il recupero dei corpi si sta rivelando estremamente complesso, il dibattito si è acceso anche sui social, spesso con ricostruzioni affrettate e poca conoscenza reale di questo ambiente. Per capire cosa significhi davvero affrontare immersioni profonde e quanto contino preparazione e sicurezza, abbiamo incontrato due istruttori della Mondovì Sub: Massimo Occeli, istruttore da oltre trent’anni e specializzato in immersioni in alto fondale, e Andrea Bonfiglio, che da anni fa parte della scuola monregalese. 

**Partiamo dalla tragedia delle Maldive. Cosa può essere successo?** 

«La prima cosa che mi sento di dire – spiega Massimo – è che in questi giorni si sta facendo molto sciacallaggio mediatico. Tante persone parlano senza conoscere davvero le immersioni profonde o in grotta. La verità è che oggi nessuno può sapere con certezza cosa sia successo. La subacquea va distinta in due mondi: quella ricreativa, fino a circa 40 metri, e quella tecnica o d’alto fondale, che richiede procedure molto più rigide e una pianificazione maniacale». 

**La subacquea però viene spesso percepita come uno sport estremo. È davvero così?** 

«No. La subacquea è uno sport aperto a tutti. Oggi esistono corsi per ragazzi, bambini e anche per persone con disabilità. Gli standard di sicurezza sono elevatissimi. Statisticamente è uno degli sport più sicuri in assoluto: si parla di un incidente ogni 10 mila immersioni, e non necessariamente mortale». 

**Quanto conta la gestione del panico?** 

«È fondamentale. Noi insegniamo ai ragazzi un piccolo mantra: “Fermati, respira, pensa e agisci”. Sott’acqua non bisogna mai reagire d’impulso. L’addestramento serve proprio a questo: rendere automatiche le procedure anche nei momenti di difficoltà. Prima si lavora in piscina, simulando emergenze e problemi. Poi si affronta il mare. Tutto viene standardizzato».

**Cosa rende così delicate le immersioni in grotta?** 

«La grotta è un ambiente chiuso. Non puoi risalire direttamente in superficie se hai un problema. Serve esperienza specifica e soprattutto pianificazione dettagliata». Massimo Occelli spiega che ogni immersione tecnica viene preparata nei minimi dettagli: «Si calcolano consumi, tempi, tappe di decompressione, scorte di gas. A volte si fanno immersioni profonde restando sul fondo pochi minuti e impiegando oltre un’ora per risalire. In grotta si utilizza sempre il cosiddetto “filo d’Arianna”, una sagola che permette di ritrovare la via d’uscita anche in assenza di visibilità». 

**Quanto è importante la consapevolezza dei propri limiti?** 

«Puoi essere un subacqueo esperto ma magari avere meno esperienza in certi ambienti specifici. Ogni immersione ha il suo “campo di gioco”. Il problema nasce quando si affrontano contesti per cui non si è realmente preparati. Il mare ti accoglie, ma va rispettato. Se lo rispetti, lui ti rispetta». 
E concludono «Addestrati, addestrati e, nel momento del bisogno, fidati del tuo addestramento». E concludono: il mare è l’infinito vivente, come la montagna, bisogna conoscerlo e rispettato.

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Scritto da zaira

Categoria: [Mondovì](https://provinciagranda.it/zone/mondovi)

Pubblicato: 21 Maggio 2026

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