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title: 'Gilardi: «La riforma Rsa? Condivisibile, ma senza risorse è inapplicabile»'
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In provincia di Cuneo vivono quasi 79 mila persone con almeno 75 anni. Una popolazione che invecchia, mentre il sistema delle case di riposo fatica a reggere tra costi crescenti e carenza di personale. Nell’ultimo anno, riferisce Gabriele Gilardi, direttore dell’Associazione Cuneese Case di Riposo e Domiciliarità, tre strutture hanno chiuso: una nel Monregalese, una nell’Albese e una al confine con l’Alessandrino. È in questo scenario che arriva la proposta della Regione Piemonte: per ogni posto letto convenzionato in RSA, assistere anche quattro o cinque anziani a domicilio. L’obiettivo è condiviso: consentire alle persone non autosufficienti di restare più a lungo a casa, mettendo a disposizione le competenze delle strutture. Ma tra il progetto e la sua realizzazione c’è una distanza che Gilardi non nasconde. «La riforma è ideologicamente ineccepibile, siamo tutti a favore della domiciliarità, ma alle condizioni attuali è inapplicabile». L’associazione rappresenta 99 delle circa 140 case di riposo della provincia, un territorio che lo stesso direttore richiama per la particolare longevità della popolazione. Il primo nodo sono i soldi. «Se già oggi non ci sono risorse sufficienti a coprire i costi delle strutture, come possiamo farci carico anche dell’assistenza domiciliare?». Poi il personale: «Già fatichiamo a coprire i turni nelle RSA. Dove pensano di trovare gli operatori per andare nelle case? Non possiamo sottrarli alle strutture». E non si tratta di semplici visite: gli anziani non autosufficienti possono richiedere interventi sanitari complessi e continuativi. Gilardi solleva anche una questione economica e territoriale. «Continuano a considerarci enti del Terzo settore, quasi fossimo enti di beneficenza. Ma nel Cuneese siamo anche aziende che generano lavoro, soprattutto nelle vallate e nei piccoli Comuni». Perdere una casa di riposo significa quindi perdere un servizio, ma anche occupazione. La richiesta alla Regione è netta: «Vogliamo essere coinvolti nella riforma, ma prima bisogna mettere in sicurezza il sistema esistente». È la posizione espressa anche nel confronto con Diocesi di Pinerolo e Diaconia Valdese: servono atti concreti, non soltanto annunci. Intanto, a casa, le famiglie affrontano problemi tutt’altro che teorici. L’assessora alle Politiche sociali di Mondovì, Francesca Botto, indica la difficoltà di trovare assistenti familiari affidabili e preparati. Nonostante i percorsi formativi previsti dalla Regione, il mercato privato si regge ancora in larga parte sul passaparola, con competenze non sempre adeguate ai bisogni degli anziani. «Ciò genera spesso ansia nei familiari, costretti a volte ad anticipare l’inserimento del congiunto in struttura», osserva Botto, sottolineando il peso economico ed emotivo dell’assistenza domiciliare. C’è poi un altro elemento. Come aveva spiegato Enrico Ferreri, ex direttore del Distretto Mondovì-Ceva dell’ASL CN1 e oggi direttore sanitario di strutture residenziali, in una precedente intervista pubblicata sul nostro giornale, gli anziani arrivano nelle RSA sempre più tardi e con bisogni più complessi. «Ogni ospite richiede più personale, più competenze, più assistenza sanitaria e una presenza continua», aveva osservato. La riforma punta a sostenere proprio quella permanenza a domicilio che oggi molte famiglie faticano a garantire. Ma nel Monregalese e nel Cebano, tra vallate, piccoli paesi e distanze da percorrere, la domanda resta concreta: chi metterà a disposizione personale, mezzi e risorse per farla funzionare?

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Scritto da zaira

Categoria: [Mondovì](https://provinciagranda.it/zone/mondovi)

Pubblicato: 14 Ottobre 2026

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