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title: 'Carol Wincenc: «A Mondovì ho ritrovato amore e umanità»'
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Dalla Juilliard School di New York all’Accademia Montis Regalis

Per sessant’anni ha calcato i palcoscenici più prestigiosi del mondo, ha formato generazioni di flautisti alla Juilliard School di New York ed è considerata una delle più grandi interpreti viventi del flauto traverso. Carol Wincenc è stata tra i docenti del campus internazionale *The Complete 21st Century Flutist: The Global Artist*, ospitato a Mondovì dall’Accademia Montis Regalis e conclusosi il 6 luglio. Il suo legame con l’Italia è profondo: quest’anno ricorre infatti il sessantesimo anniversario del suo primo soggiorno nel nostro Paese. Era il 1966 quando arrivò per studiare all’Accademia Chigiana di Siena e al Conservatorio Santa Cecilia di Roma. Oggi, sei decenni dopo, torna a insegnare ai giovani musicisti in Piemonte.

**«Perché ha scelto di tornare a Mondovì?»**

«È una meraviglia, veramente. Quest’estate ricorrono sessant’anni dalla mia prima volta in Italia. Mondovì è stupenda: è una città calma, tranquilla, e soprattutto le persone sono molto, molto simpatiche. L’Accademia è perfetta per un simposio come questo: abbiamo la musica da camera, gli spazi per studiare, i pianoforti. E Palazzo Fauzone è magnifico».

**Lei insegna alla Juilliard School, una delle istituzioni musicali più prestigiose del mondo. Come giudica un’accademia come quella di Mondovì?**

«Molto bene, senz’altro. Gli studenti sono diversi tra loro, alcuni sono davvero bravissimi. Alcuni sono arrivati qui perfino dalla Juilliard e dalla New York University proprio perché cercavano questa esperienza. Il livello è molto buono».

**Oggi è più difficile avvicinare i giovani alla musica classica?**

«No, credo il contrario. I giovani hanno bisogno della musica per la loro anima e per il loro cuore. Hanno bisogno di una connessione. La musica crea comunità, porta unità. È qualcosa di cui oggi abbiamo davvero necessità».

**In un’epoca dominata dalla tecnologia, la musica può ancora unire le persone?**

«Esatto. È un cibo per il cuore, per le emozioni. È un tipo di comunicazione unico. La musica è una lingua universale».

**Suo figlio oggi canta in una rock band. Il flauto riesce davvero a dialogare con tutti i generi musicali?**

«Totalmente. Tutti i generi. La musica folk, il rock, la classica… Il flauto è lo strumento più antico che esista».

### **Ha raccontato di aver suonato perfino un flauto di 50 mila anni.**

«Sì, era un flauto d’osso. È stata una sensazione incredibile, una connessione con l’antichità. Tradizionalmente il flauto è una voce che mette in comunicazione il corpo con la vita. È uno strumento semplicissimo: servono solo il fiato e un pezzo d’osso, di legno, d’argento o d’oro. Ma è molto difficile da suonare».

**Cosa porterà con sé di questa esperienza a Mondovì?**

«L’amore. Porterò con me l’amore per la musica. Mio padre era un direttore d’orchestra e sono cresciuta con una frase che mi accompagna ancora oggi: *bisogna baciare il pubblico*. È questo lo spirito con cui continuo a fare musica». L’insegnamento di Carol Wincenc va oltre la tecnica. Nelle sue parole emerge una convinzione semplice ma potente: la musica non è soltanto esecuzione o studio, ma uno strumento capace di creare relazioni, superare le differenze e parlare una lingua comprensibile a tutti.

Dettagli

Scritto da zaira

Categoria: [Mondovì](https://provinciagranda.it/zone/mondovi)

Pubblicato: 10 Luglio 2026

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