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title: 'Acqua: le riserve iniziano a soffrire - Provincia Granda'
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L’estate non è ancora entrata nel vivo, ma sul territorio del Monregalese e del basso Piemonte l’acqua è già tornata al centro delle preoccupazioni. Non si tratta di allarmismo. Piuttosto della constatazione di una situazione che molti consorzi irrigui e operatori agricoli osservano da settimane: le temperature elevate registrate già a maggio hanno accelerato i consumi, mentre le precipitazioni non hanno compensato il fabbisogno crescente delle colture. A pesare è anche la rapida scomparsa della riserva nivale. La neve accumulata durante l’inverno si è sciolta in anticipo a causa del caldo anomalo, riducendo quell’apporto graduale che normalmente contribuisce ad alimentare corsi d’acqua e canali irrigui durante la stagione estiva. I livelli dei corpi idrici stanno mostrando segnali di sofferenza proprio all’inizio del periodo in cui la domanda di acqua aumenta maggiormente. Non è il momento degli allarmismi, ma della consapevolezza. Anche perché le previsioni meteorologiche indicano per i prossimi giorni un nuovo aumento delle temperature, con valori che nel basso Piemonte potrebbero superare abbondantemente i 30 gradi e avvicinarsi ai 35 nelle zone di pianura. Un quadro che conferma una tendenza ormai evidente: il cambiamento climatico sta modificando tempi e modalità di gestione della risorsa idrica. Di fronte a questa sfida, il territorio sta ragionando su due fronti. Da una parte ci sono le opere di accumulo, considerate da molti indispensabili per affrontare i periodi di maggiore carenza. In questa prospettiva si inserisce il progetto dell’invaso in località Serra degli Ulivi, tra Villanova Mondovì e Pianfei, che punta ad aumentare la disponibilità d’acqua nei momenti più critici dell’anno. Dall’altra c’è la ricerca di strumenti capaci di utilizzare nel modo più efficiente possibile la risorsa disponibile. È il caso di MountResilience, progetto europeo dedicato all’adattamento ai cambiamenti climatici, che vede il Piemonte tra le regioni dimostratrici chiamate a sviluppare soluzioni poi destinate a essere replicate in altre aree d’Europa. Per il Piemonte sono state individuate due sole aree pilota: una nel Vercellese, legata al sistema risicolo, e una nel Monregalese, a Pogliola. Qui, dall’autunno del 2023 e in maniera sempre più intensa dal 2024, Università di Torino e Politecnico di Torino stanno lavorando insieme ai partner del progetto per studiare come viene utilizzata l’acqua in agricoltura e come ottimizzarne la gestione. Circa venti appezzamenti distribuiti su un centinaio di ettari tra Pogliola, Beinette, Morozzo, Rocca de’ Baldi e altre aree del comprensorio vengono monitorati durante tutto l’anno. Si misurano l’umidità del suolo, le precipitazioni, l’evapotraspirazione e i volumi irrigui impiegati nei diversi sistemi di distribuzione, dal tradizionale scorrimento alle soluzioni più moderne. L’obiettivo è costruire un bilancio idrico preciso delle colture, comprendendo quanta acqua entra nel sistema, quanta viene utilizzata dalle piante, quanta evapora e quanta ritorna in falda. I dati raccolti servono a validare modelli sviluppati dai ricercatori piemontesi che, una volta perfezionati, potrebbero diventare strumenti a disposizione degli agricoltori e dei consorzi irrigui per programmare in modo più efficace l’utilizzo della risorsa. Non a caso il prossimo 15 luglio sarà proprio Pogliola a ospitare una visita dei partner europei del progetto, dopo la giornata istituzionale in Regione Piemonte e prima della tappa nel Vercellese. Un riconoscimento per un territorio che, mentre affronta le difficoltà del presente, sta contribuendo a costruire alcune delle possibili risposte per il futuro.

Dettagli

Scritto da zaira

Categoria: [Mondovì](https://provinciagranda.it/zone/mondovi)

Pubblicato: 17 Giugno 2026

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