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title: 'RSA, oltre 2.300 anziani in attesa nel Cuneese'
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Oltre 11 mila persone in lista d’attesa per un posto convenzionato nelle RSA piemontesi e circa 300 milioni di euro necessari per rispondere al fabbisogno assistenziale. Le dichiarazioni del presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, hanno riportato al centro del dibattito il tema della non autosufficienza e della tenuta del sistema delle residenze per anziani. Le graduatorie pubblicate dalle aziende sanitarie della provincia indicano che nel Cuneese sono **circa 2.300** gli anziani non autosufficienti in attesa della convenzione pubblica, cioè del riconoscimento della quota sanitaria della retta: **1.807** nel territorio dell’ASL CN1 e **circa 500** nell’ASL CN2 Alba-Bra. Nel Distretto Sud-Est dell’ASL CN1, che comprende Mondovì, Ceva, il Monregalese e l’Alta Langa, le persone inserite in graduatoria sono **340**. La convenzione non coincide con il posto letto. Molti anziani entrano infatti in RSA come ospiti privati, sostenendo interamente il costo della retta fino a quando la graduatoria non consente il riconoscimento della quota sanitaria. Ed è proprio qui che, secondo chi opera quotidianamente nelle strutture, il sistema sta mostrando nuove criticità. «La fotografia fatta dal presidente Cirio corrisponde alla realtà che viviamo ogni giorno», spiega **Nadia Toselli**, vicepresidente dell’Associazione Cuneese Case di Riposo e Domiciliarità, che rappresenta oltre cento strutture distribuite tra le province di Cuneo e Torino. «La popolazione invecchia, aumenta il numero delle persone non autosufficienti e gli anziani arrivano nelle RSA sempre più tardi, con condizioni sanitarie, cognitive e assistenziali molto più complesse rispetto al passato». Secondo Toselli, tuttavia, ridurre il problema alle sole liste d’attesa sarebbe un errore. «Oggi non manca soltanto la convenzione. In alcune aree stanno diventando difficili da trovare anche i posti privati. Ci sono famiglie disponibili a sostenere rette comprese tra 2.500 e 3.000 euro al mese che, nonostante questo, devono contattare numerose strutture prima di trovare una disponibilità».È un passaggio che modifica la lettura dei numeri. Se la graduatoria misura la domanda di posti convenzionati, la difficoltà nel reperire anche una sistemazione privata indica che, in alcune zone, cresce la pressione sull’intero sistema residenziale. «Per questo non basta aumentare il numero delle convenzioni», osserva Toselli. «Occorre mettere le strutture nelle condizioni di continuare a operare e programmare fin d’ora le risposte a una domanda destinata a crescere». Per l’associazione il tema delle liste d’attesa non può infatti essere separato dalla sostenibilità economica delle RSA. «Negli ultimi anni sono aumentati il costo del personale, dell’energia, delle derrate alimentari, delle manutenzioni e dei servizi. Contemporaneamente gli ospiti richiedono un’assistenza sempre più qualificata e continuativa. Le strutture devono garantire standard elevati, ma questo comporta costi sempre maggiori». L’associazione riconosce gli interventi messi in campo dalla Regione Piemonte negli ultimi anni, compresi gli incrementi della quota sanitaria e le risorse strutturali destinate al settore, ma ritiene che non siano ancora sufficienti a compensare l’aumento dei costi. «Apprezziamo il percorso avviato dalla Regione e comprendiamo anche la volontà di non trasferire ulteriori aumenti direttamente sulle famiglie. Tuttavia resta aperto il tema dell’equilibrio economico delle strutture. Se aumentano il costo del lavoro e tutte le altre spese di gestione, mentre una parte della tariffa rimane ferma, il sistema fatica a mantenere la propria sostenibilità».

Nel Cuneese, aggiunge Toselli, esiste poi una caratteristica che distingue il territorio da realtà più urbanizzate. «Parliamo di una provincia molto estesa, con vallate, piccoli comuni e distanze importanti. Trovare un posto lontano da casa non è sempre una soluzione. La vicinanza permette ai familiari di continuare a frequentare il proprio caro e di mantenere quel legame con la comunità che resta fondamentale anche durante il ricovero». Per questo, conclude, le case di riposo della Granda non sono soltanto strutture assistenziali. «Nei piccoli centri rappresentano spesso un presidio sociale, sanitario e anche occupazionale. Per il futuro servirà una programmazione pluriennale della non autosufficienza, con risorse certe e una reale integrazione tra assistenza domiciliare e residenzialità. Non esiste una risposta unica: occorre costruire servizi diversi, capaci di adattarsi alle caratteristiche dei territori e ai bisogni delle persone». L’Associazione è disponibile a partecipare al tavolo regionale per una riforma complessiva del sistema della non autosufficienza, mettendo a disposizione l’esperienza delle strutture, delle famiglie, degli anziani, dei lavoratori e dei territori che rappresentiamo.

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Scritto da zaira

Categoria: [Cuneese](https://provinciagranda.it/zone/cuneese)

Pubblicato: 22 Luglio 2026

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