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title: 'Procura di Cuneo, Dodero: «Siamo un pronto soccorso, ma il paziente non arriva mai in reparto»'
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«Ogni mattina, quando entro in ufficio, temo che un assistente sia assente per malattia. Perché significa dover trovare immediatamente qualcuno che ne copra le funzioni». Bastano poche parole al procuratore capo di Cuneo, **Onelio Dodero**, per rendere concreta una difficoltà che, raccontata soltanto attraverso percentuali e piante organiche, rischierebbe di restare lontana dalla vita dei cittadini. Alla Procura di Cuneo ci sono 31 dipendenti amministrativi effettivamente in servizio sui 51 previsti. Ne mancano venti, e le assenze pesano soprattutto nei ruoli di maggiore responsabilità. Il risultato è una macchina giudiziaria che continua a lavorare, ma deve continuamente riorganizzarsi per far fronte alle urgenze. Un’emergenza che coinvolge anche il Tribunale. Il presidente Mario Amato ha chiesto agli enti locali di valutare il distacco temporaneo di sette-otto dipendenti, prospettando il rischio di dover sospendere alcuni servizi al pubblico. Comune, Provincia e Camera di Commercio sono chiamati a dare una risposta entro venerdì 30 ottobre. Dodero guarda alla possibilità con pragmatismo, senza nasconderne i limiti. Perché, osserva, non basta trovare qualcuno disposto a occupare una scrivania: occorre conoscere il lavoro che vi si svolge.

**Procuratore, già nel novembre 2024 denunciava la carenza di personale amministrativo. Oggi a che punto siamo?**

«Per noi è la criticità maggiore dell’ufficio. Abbiamo a che fare con una scopertura di organico grave e crescente. La penuria di personale è cominciata nel 2019, quando hanno iniziato ad andare in pensione i dipendenti, ed è diventata ormai endemica. La pianta organica prevede 51 unità, oggi ne abbiamo effettivamente in servizio 31. Può immaginare che cosa questo significhi per l’organizzazione del lavoro e per la necessità di assicurare i servizi. Le carenze più pesanti riguardano le posizioni apicali: mancano tre direttori amministrativi, quattro funzionari dell’organico giudiziario e tre cancellieri. Organizzare il personale e garantire il funzionamento dell’ufficio in queste condizioni diventa estremamente difficile».

**Come si è arrivati a questa situazione?**

«Il problema è che per anni, per non dire decenni, il Ministero non ha bandito concorsi. Pensando forse che il personale amministrativo non invecchiasse. Negli ultimi anni si è accelerato, ma resta un problema di fondo: i concorsi sono su base nazionale. Chi partecipa per diventare assistente o funzionario entra in una graduatoria, può indicare le preferenze, ma poi è il Ministero a decidere dove mandarlo. E se una persona vive a Reggio Calabria, ha una famiglia, una vita organizzata, difficilmente accetterà di trasferirsi a Cuneo».

**È accaduto anche con l’ultimo concorso?**

«Erano previsti otto assistenti al Tribunale e due in Procura. Al Tribunale non ha preso servizio nessuno. A livello nazionale il 73% dei vincitori non ha accettato il posto. E poi c’è anche un problema economico. Il Ministero della Giustizia è tra i più parsimoniosi sul piano delle retribuzioni. Un funzionario delle Dogane, per esempio, guadagna di più. È evidente che un giovane, soprattutto se deve affrontare un trasferimento, fa anche queste valutazioni».

**Ma che cosa succede concretamente quando un ufficio giudiziario ha i magistrati per lavorare e non abbastanza personale per sostenerne l’attività?**

«Succede quello di cui tutti si lamentano: si allungano i tempi della giustizia. Ma bisogna capire da dove nascono quei tempi. Alla Procura di Cuneo abbiamo nove sostituti procuratori, un procuratore aggiunto e il procuratore capo. Undici bocche di fuoco. Però, se non c’è il personale amministrativo che deve trattare il lavoro prodotto dai magistrati, la catena di montaggio rallenta. Inevitabilmente. E questo vale per la Procura come per il Tribunale. Si possono anche fare udienze pomeridiane, ma soltanto fino a una certa ora. Non basta che il magistrato sia disponibile, bisogna che tutta la struttura sia in grado di funzionare».

**È qui che entra in gioco l’immagine del pronto soccorso?**

«Esattamente. Siamo come un pronto soccorso. Andiamo avanti con provvedimenti tampone, ma il paziente non arriva mai in reparto. Ogni giorno bisogna trovare una soluzione per fronteggiare l’emergenza del momento. Se manca un assistente, bisogna individuare qualcuno che possa sostituirlo. Ma il problema rimane, non viene mai risolto. E questo si riflette inevitabilmente sull’utenza, che si lamenta dei ritardi, senza sempre avere la percezione delle condizioni nelle quali lavoriamo».

**A risentirne sono anche gli avvocati, che devono accedere agli uffici e svolgere le attività necessarie alla difesa. Ma c’è un esempio che rende particolarmente evidente il peso di questi rallentamenti sulla vita delle persone?**

«Certamente. Abbiamo discusso, per esempio, delle richieste di archiviazione. Può sembrare una questione di minore importanza rispetto ad altre urgenze, ma non lo è affatto per chi ne è coinvolto. Una richiesta di archiviazione deve essere valutata dal giudice per le indagini preliminari. Se però il giudice è impegnato in procedimenti più urgenti, quella richiesta viene messa in attesa. Eppure per la persona indagata sapere che la propria vicenda si è conclusa è importante. Il problema è proprio questo: non abbiamo un’organizzazione che ci consenta di intervenire tempestivamente su tutto».

**La necessità di dare precedenza alle urgenze finisce quindi per lasciare indietro vicende meno gravi, ma non meno importanti per chi le vive?**

«Naturalmente conta anche la capacità del singolo magistrato di organizzarsi. Però ci sono priorità che non possono essere ignorate. Se abbiamo indagati sottoposti a misure cautelari, quei procedimenti hanno una corsia preferenziale. Il resto si ferma. E il magistrato non può sostituirsi al personale amministrativo: se manca chi deve occuparsi di un fascicolo, quel fascicolo resta fermo. È una difficoltà che ha radici lontane. Già all’inizio degli anni Novanta Vladimiro Zagrebelsky osservava che, con tutti i reati da trattare, non sarebbe stato possibile occuparsi di ogni procedimento allo stesso modo. Da lì nacque la necessità di individuare criteri di priorità».

**Ora si cerca un aiuto anche fuori dagli uffici giudiziari. Venerdì 30 ottobre gli enti locali dovrebbero rispondere alla richiesta di personale. Che cosa vi aspettate?**

«Il presidente del Tribunale ha convocato una riunione con gli enti locali, la Provincia, il Comune di Cuneo e la Camera di Commercio, proprio per spiegare le difficoltà nelle quali ci troviamo e verificare se sia possibile mettere temporaneamente a disposizione del personale. Il 30 ottobre ci diranno se ci sono delle disponibilità. Ma bisogna essere chiari: occorre innanzitutto che i dipendenti interessati presentino domanda e poi che ci sia una valutazione da parte del Ministero. Non è un passaggio automatico».

**Anche con una risposta positiva, dunque, il problema non sarebbe risolto?**

«No, perché bisogna considerare un altro aspetto. Il personale che arriverebbe dagli enti locali non conosce le procedure giudiziarie. Può certamente essere di supporto, ma non possiamo pensare di affidargli immediatamente un ufficio. Le attività amministrative della giustizia richiedono competenze specifiche. È un aiuto possibile, ma non può sostituire il personale che manca stabilmente».

**Come se la carenza di personale non bastasse, negli ultimi anni avete dovuto affrontare anche le difficoltà del processo penale telematico. A gennaio era intervenuto con un provvedimento sull’applicativo APP 2.0. Sono stati superati i problemi?**

«Ho dovuto adottare un altro provvedimento, perché quello di gennaio aveva una scadenza a giugno. Ho disposto una proroga per altri sei mesi. Il processo penale telematico ci ha creato enormi difficoltà, perché è stato introdotto un applicativo che non era stato adeguatamente testato sul campo. È stato progettato da ingegneri informatici che non avevano una conoscenza sufficiente della procedura penale. Con il tempo le cose sono migliorate, ma non è ancora completamente funzionale. Proprio perché mancano alcune funzionalità, ho disposto che, nei casi consentiti, non ne sia imposto l’utilizzo quando questo comporta un allungamento dei tempi».

**Procuratore, se dovesse indicare una strada per uscire stabilmente da questa situazione, quale sarebbe?**

«Non ho grandi ricette. Però l’esperienza mi porta a pensare che sarebbe più utile fare concorsi su base regionale, oppure raggruppando più regioni. In questo modo chi partecipa e risulta idoneo sa già in quale territorio andrà a lavorare. E ci sarebbero maggiori possibilità che il posto venga effettivamente coperto. Cuneo, da questo punto di vista, è logisticamente molto sfavorita. Chi arriva da lontano deve prendere un aereo, un treno, affrontare un trasferimento che può essere complicato. Non possiamo pensare che tutto questo non influisca sulle scelte delle persone».

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Scritto da zaira

Categoria: [Cuneese](https://provinciagranda.it/zone/cuneese)

Pubblicato: 30 Ottobre 2026

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