---
title: 'La stanza delle parole sospese - Provincia Granda'
description: 'Provincia Granda: notizie locali, approfondimenti, cronaca e attualità da Mondovì e dalla provincia di Cuneo. Leggi le ultime news, sfoglia le edizioni digitali e accedi ai contenuti premium.'
lang: it-IT
canonical_url: 'https://provinciagranda.it/rubriche/la-stanza-delle-parole-sospese'
---

Strumenti di accessibilità

- Inverti colori
- Monocromatico
- Contrasto scuro
- Contrasto chiaro
- Bassa saturazione
- Alta saturazione
- Evidenzia link
- Evidenzia titoli
- Lettore vocale
- Modalità lettura
- Ridimensionamento contenuto 100%
- Dimensione del carattere 100%
- Altezza della linea 100%
- Spaziatura delle lettere 100%

![](https://provinciagranda.it/images/Rubriche%202026/Monica%20Bresciano%20piu%20illustrazione.jpg)L'illustrazione di Giulia Otta e la scrittrice Monica Bresciano

## [ A mia mamma: preferisco parlare d'amore ](https://provinciagranda.it/rubriche/la-stanza-delle-parole-sospese/a-mia-mamma-preferisco-parlare-damore)

Monica Bresciano

*Barbara scrive da Padova e mi commissiona una lettera d'amore da recapitare alla sua mamma biologica attraverso “La stanza delle parole sospese”. Un messaggio di gratitudine che Barbara desidera arrivi dritto al cuore della donna che l'ha generata. Nonostante le cose siano andate diversamente da come avrebbe voluto, Barbara custodisce nel cuore il sentimento profondo e inscindibile che lega una figlia alla propria madre.*

Cara mamma,

Il nostro ultimo incontro ha lasciato profonde amarezze.

Mi hai respinta un'altra volta, ma voglio fare ancora un passo verso di te.

Poi, rispetterò il silenzio che tu sola vuoi.

Sono stanca di parole sterili: il rancore distrugge, non rigenera.

Preferisco parlare d'amore e tornare al giorno in cui ci siamo incontrate per la prima volta; nel cuore avevamo il solo desiderio di raccontare di noi e di chi eravamo state prima di quel momento: io con la mia vita, tu con la tua.

La cucina era illuminata dal sole di maggio e noi, sedute vicine, stringevamo le nostre mani, il tuo viso teso, gli occhi in fuga, il ticchettio dell'orologio alle tue spalle, un'eco che scandisce ancora il tempo: il nostro tempo.

Avevo invaso la tua vita, turbato il tuo presente, ma ero affamata, ingorda, bevevo avida dalle tue labbra per ricostruire me stessa; era vitale conoscere la sostanza di quella radice che tu sola potevi restituirmi. Le tue parole sono state nutrimento, hanno rigenerato ogni cellula di questo corpo che tu e mio padre avete creato.

Quando ti ho trovata ero già madre, ma sempre figlia: tu la mia memoria, io il tuo passato ritornato presente. Ho compreso tutto: è stato arduo portarmi in grembo da sola, in segreto, senza una madre che potesse accogliere il dono che custodivi dentro di te; mio padre, un uomo ostile e assente, incurante del miracolo che accadeva dentro il tuo utero: io. Ho dovuto tornare a me in te per comprendere completamente e a fondo l’origine della mia vita, voltarmi e poi puntare lo sguardo sulla fune tesa per ritrovare l'equilibrio.

Tu e mio padre vi siete amati, questa è la grande verità, il vostro punto di inizio è stato il mio primo passo nel mondo, funambola verso il futuro; vi siete amati a tal punto da farti pensare che avresti potuto crescermi accanto a lui.

Nascere dall'amore: un dono nel dono, oggi per me una verità nuova, importante.

Mi sono annidata dentro di te nel caldo dell'estate, ma un'altra stagione di sole per noi non c'è più stata, hai rinunciato a me per sempre: tu sei tornata a casa con il ventre vuoto e io sono stata quel vuoto che ha abitato per due anni un Istituto per bambini abbandonati.

Siamo sopravvissute, tu con i tuoi dolori, io con i miei, analoghi a quelli di mio padre: anche lui separato alla nascita da sua madre.

Una ferita che ci ha segnati per sempre.

Avete fatto del vostro meglio, ne sono certa; vi amo e onoro la vostra vita perché insieme mi avete permesso di essere qui: hai accolto il seme, l'hai nutrito e hai trovato il coraggio di farmi nascere tra mille difficoltà.

Oggi, come ieri, hai scelto di restare sola, senza di me, ma anche nel silenzio saremo sempre noi: tu mia madre e io tua figlia.

Con amore ti abbraccio.

Dettagli

Scritto da Redazione

Categoria: [La stanza delle parole sospese](https://provinciagranda.it/rubriche/la-stanza-delle-parole-sospese)

Pubblicato: 20 Febbraio 2026

![](https://provinciagranda.it/images/Rubriche%202026/Monica%20Bresciano%20piu%20illustrazione.jpg)L'illustrazione di Giulia Otta e la scrittrice Monica Bresciano

## [ LA STANZA DELLE PAROLE SOSPESE Isa e i suoi desideri del cuore ](https://provinciagranda.it/rubriche/la-stanza-delle-parole-sospese/la-stanza-delle-parole-sospese-isa-e-i-suoi-desideri-del-cuore)

Monica Bresciano

Isa mi scrive e ci racconta la sua ricerca delle origini biologiche. Ancora una volta emergono le difficoltà che non solo sono legate al percorso burocratico ma anche a quello emotivo che, inevitabilmente, mette in gioco tante vite. In questi particolari contesti, il vissuto di ognuno è pregno di sentimenti contrastanti in bilico tra paure e desideri che, purtroppo, possono creare terreno fertile per le incomprensioni e portare a profonde amarezze. Nonostante ciò, il bisogno di ritornare alla propria radice, è un fuoco che non cessa mai di ardere e ci spinge a ricercare ancora, a superare qualsiasi ostacolo pur di ritrovare quell'inizio sacro.

«Mi chiamo Isa e ho 59 anni. Vi racconto la mia storia…

Torno indietro nel tempo, molto, quando un pomeriggio di ottobre del 1964 sono nata alle 15,15 e alle 17 sono già in Istituto, nella collina torinese dove rimango per 8 mesi fin quando due adorabili persone Rocco e Giovanna mi portano a casa, sì la loro casa, che mi ha vista crescere, piangere, litigare e amare tantissimo questi genitori che si sono presi cura di me. Son sempre cresciuta con la consapevolezza di essere stata adottata e quindi non ho avuto nessun trauma nella crescita di ragazza e poi di donna, però, crescendo, le domande cominciano a bussare alla mia porta e solo quando Rocco e Giovanna non ci sono più, inizio la ricerca delle mie origini. l'iter inizia con il Tribunale di Torino dove riesco ad avere pochissime informazioni sulla mia mamma biologica, età e provenienza geografica. Passano anni nel buio totale, finché, grazie alla mia caparbietà e all'aiuto dell'ass. Faegn, riesco ad arrivare ad un nome e un indirizzo. Parto, ci dividono solo 60 km. In quel tragitto non so cosa sperare, le emozioni sono a mille, non so se la troverò, ma mi butto. Trovo un parente che mi porta da lei. Quando mi vede capisce subito e abbracciandomi mi dice: “Speravo mi venissi a cercare in TV “. Quella sera arrivo a casa da mio marito e i miei figli e la prima cosa che faccio è andare allo specchio e potermi rivedere in qualcuno, paragonare il mio volto con quello di mia madre, non lo dimenticherò mai. Ci siamo sentite per 2 anni, viste una volta, ma di nascosto perché lei ha marito e 3 figli che non sanno niente. Per me la situazione diventa stretta, soffro e non condivido il suo continuare a mentire, quindi prendo un po' le distanze.

Avrei tanto da raccontare ma non c'è spazio per tutti i sentimenti, so solo che avrei potuto avere una famiglia, ma non è stato così. La cosa che ci tengo a dire è che purtroppo una parte di malinconia e tristezza vive sempre in me e le domande senza risposta sono ancora tante.

Ma io non mollo e ora cerco mio padre biologico, tramite un test DNA posso confermare che è di origine piemontese e quindi vado avanti con fiducia.

Un grazie va alla mia famiglia che mi ha sempre sostenuto e appoggiato anche nei periodi più difficili»

Dettagli

Scritto da Redazione

Categoria: [La stanza delle parole sospese](https://provinciagranda.it/rubriche/la-stanza-delle-parole-sospese)

Pubblicato: 20 Febbraio 2026

![](https://provinciagranda.it/images/Rubriche%202026/Monica%20Bresciano%20piu%20illustrazione.jpg)L'illustrazione di Giulia Otta e la scrittrice Monica Bresciano

## [ Cara Adozione ti scrivo ](https://provinciagranda.it/rubriche/la-stanza-delle-parole-sospese/cara-adozione-ti-scrivo)

Monica Bresciano

*Monica mi scrive da Chieri e ci regala nella stanza delle parole sospese un racconto denso di emozioni che mi toccano nel profondo perchè sono la storia di tutti noi, i bambini diventati adulti che volgono lo sguardo verso il proprio inizio per trovare una radice, ricostruire se stessi e onorare il dono d'amore ricevuto che negli intrecci adottivi si espande e diventa famiglie (Monica Bresciano).*

"Vorrei scrivere questa lettera non a una persona ma a una parola che in sé contiene tante altre parole sospese, proprio come quelle a cui è dedicata questa bellissima rubrica.

Cara Adozione,

ti ho conosciuta quando ero molto piccola, prima ancora di comprendere il tuo significato. Oggi voglio rivolgere a te il mio pensiero e la mia storia.

46 anni. Non sono i miei, che ho purtroppo già superato ma è il tempo che ho impiegato a ritrovare la mia madre di nascita. 46 anni, è l’intervallo che ci ha separate a partire dal nostro primo e unico incontro. È stato un incontro fugace, fatto di uno sguardo rubato e di un pianto sottratto rapidamente da mani certe di dare a me, neonata, la sicurezza e a lei, ragazza madre, la libertà. Da quell’istante in poi, lo strappo si è allargato, in un tempo passato per entrambe in due vite parallele.

Per me è stato un tempo pieno di affetti, relazioni, cura e opportunità, per lei un tempo di salite ripide e rimpianti. Me lo hanno raccontato. Altri, perché da lei sono arrivata troppo tardi. Sono arrivata dopo affannose ricerche, scalando muri, ignorando no continui, giudizi e affrontando battaglie giuridiche, mentre lei, sola, quando le emozioni riaffioravano, non poteva fare altro che voltarsi indietro e scavare ancora in quell’unico ricordo di noi.

Così è trascorso il tempo e invece della sua voce, ho ritrovato una fotografia su una lapide, vagando poi a raccogliere i ricordi altrui, intrisi di dolore e bellezza, perchè lei li aveva lasciati a me, ora ne ho la certezza. Il ricordo di me è rimasto impigliato nei suoi pensieri per tutta la vita e la traccia di lei è rimasta dentro di me in ogni istante della mia. Ci siamo ritrovate, alla fine, lei così lontana ormai da essere irraggiungibile e io a un passo infinito da lei.

Cara Adozione, per questo voglio scrivere a te. Ti sei nutrita per troppo tempo di parole sbagliate, di parole che non erano le tue. Di silenzio, ad esempio, perché di te difficilmente si poteva parlare; di segreto, perché di queste madri nulla era dato sapere o domandare. Ti hanno perfino santificata, a volte, tacciata di eroismo, definita portatrice di salvezza, ringraziandoti come se fossi dedita al sacrificio. Ti hanno poi riempita di parole definitive: per sempre, mai, mai più. E proprio io che ho dovuto attraversare quel mai, comprendendone la più cruda verità, ora te lo voglio dire.

Tu non sei queste parole, Adozione, tu sei altro. Tu non sei silenzio, tu sei parola, comunicazione, narrazione. Tu non sei chiusura ma apertura. È il tuo lato più bello: poter raccontare di te, di come sei diventata famiglia, anzi, famiglie. Tu non puoi essere sussurrata come una vergogna ma neppure devi sentirti gridata al mondo come una eroina, non sei buona e salvifica, tu sei autentica, sei semplicemente il cuore che pulsa in un incontro tra un bambino rimasto solo e i suoi genitori.

Mi raccomando, non devi più vestirti di mai, di troppo tardi, di definitivo; tu sei bella proprio perché sei incertezza, sei sfumatura, luce ed ombra insieme. In te scorre il tempo, sei viva, rappresenti, più che ogni altra parola, l’incontro di passato, presente e futuro. Tu moltiplichi i legami, non li isoli: sei la mia storia, la storia dei miei genitori, adottivi e di nascita, dei miei nonni e di chi li ha preceduti. Sei proprio come un albero, in cui scorre la linfa, con radici profonde e rami che puntano in alto.

Rappresenti la memoria, avvolta di nostalgia, ma racchiudi in te la speranza e i desideri del futuro. Porti con te il dolore, la sofferenza di chi ci ha lasciato ma anche le fatiche e i dubbi di chi ci ha cresciuto. Non sei perfetta, sei complicata, come lo siamo tutti, ma hai dentro di te gli intrecci degli affetti e il mistero di tante realtà ancora da scoprire. Sei il vuoto colmato dai racconti su mia madre e sei i ricordi che ho costruito con la mia famiglia, sei la nostalgia di quello strappo e il dolore delle perdite che sono arrivate nel tempo. Rappresenti il mio guardare indietro, verso le mie radici, per poter andare avanti.

Adozione, sei stata troppo a lungo relegata nel silenzio dei segreti, oggi spero che tu possa illuminarti e aprirti sempre più a queste parole nuove. Ti saluto, con il ricordo di ciò che sei per me: un ponte luminoso tra due mondi, sul quale io voglio stare, tra i due capi della mia esistenza, con la certezza che, finalmente, da entrambe le parti, l’essere figli e il sentirsi figli possono coincidere".

**Monica**

Dettagli

Scritto da Redazione

Categoria: [La stanza delle parole sospese](https://provinciagranda.it/rubriche/la-stanza-delle-parole-sospese)

Pubblicato: 20 Febbraio 2026

![](https://provinciagranda.it/images/Rubriche%202026/Monica%20Bresciano%20piu%20illustrazione.jpg)L'illustrazione di Giulia Otta e la scrittrice Monica Bresciano

## [ La lettera di Rosanna: quella delle "domande senza risposta" ](https://provinciagranda.it/rubriche/la-stanza-delle-parole-sospese/la-lettera-di-rosanna-quella-delle-domande-senza-risposta)

Monica Bresciano

*Rosanna mi scrive da Reggio Emilia e condivide, nella "stanza delle parole sospese", la sua ricerca delle origini biologiche. Il suo racconto trasuda lacrime e sangue, è uno scritto che porta alla luce le enormi difficoltà per i figli non riconosciuti alla nascita vincolati da una legge ingiusta che impedisce di ritrovare le proprie origini, il proprio inizio. Chi ha letto in questa rubrica la storia di Bruno ricorderà con quali immense fatiche è riuscito ad abbracciare la sua mamma biologica, ma non sempre le storie hanno un lieto fine, anzi…*

*Auguro a Rosanna tanta forza, tanto coraggio ancora per continuare a sperare. Non si molla e si lotterà senza tregua affinché questa legge ingiusta venga modificata e ogni figlio possa riabbracciare la propria madre, come è giusto che sia.*

“Sono nata nel turbolento maggio 1968. Epoca di lotte e rivoluzioni che hanno segnato la storia della nostra società. Sono venuta al mondo in anni connotati da grande energia, voglia di cambiamento e profonde inquietudini. Chissà quali inquietudini devono avere attraversato la mente e il cuore di mia madre nel momento in cui ha deciso di abbandonarmi alla nascita. Chissà quale stravolgimento sia stato per lei rimanere incinta di me. Lo stesso sarà stato per mio padre. E probabilmente per i loro genitori. Chissà quali sono stati i problemi insormontabili che hanno portato a una decisione così grave e drammatica: abbandonare un figlio a un destino ignoto. Sarei proprio curiosa di sapere cos’è successo in quel lontano 1968. Anzi, sono molto più che curiosa. Ho bisogno di saperlo. Ho bisogno di risposte alle tante domande che mi assillano fin da quando ero una ragazzina. Le domande che credo ogni figlio abbandonato si sia posto almeno una volta nella propria vita.

Chi sono i miei genitori naturali? Da dove provengono? Perché mi hanno abbandonata? Chi mi ha dato il mio nome e per quale motivo è stato scelto proprio questo e non un altro? Ho dei fratelli e delle sorelle? A chi somiglio? Da chi ho ereditato il mio colore dei capelli e degli occhi, la forma del mio viso, del mio naso, delle mie mani? Potrei avere una predisposizione genetica a qualche tipo di malattia?

Domande che per quasi tutte le persone trovano una facile risposta. Basta chiedere ai propri genitori. Per me invece rappresentano dei quesiti che cadono nel vuoto. Nonostante sia stata adottata piccolissima da genitori amorevoli che non mi hanno mai fatto mancare nulla da nessun punto di vista e che io ho amato con tutta me stessa, ugualmente si è creata in me una voragine dolorosa che non si è colmata con il trascorrere degli anni, ma anzi, al contrario, è divenuta sempre più grande. Così come più grande è diventata la necessità di trovare risposte alle tante domande e di conoscere la storia che ha preceduto la mia venuta al mondo, quindi anche la storia della mia famiglia biologica, delle persone che mi hanno concepita e che poi non hanno voluto o potuto tenermi con loro. È cresciuto insieme a me, negli anni, il bisogno di conoscere l’identità e la provenienza delle persone che mi hanno messo al mondo, perché loro, volenti o nolenti, sono parte di me.

Per tentare di colmare i vuoti generati dall’abbandono iniziale, nel 2001 ho iniziato la ricerca delle mie origini biologiche. A quell’epoca però la legge 184 del 1983 sulle adozioni non consentiva alle persone adottate di accedere alle informazioni relative ai genitori naturali, se non dopo 100 anni dalla propria nascita. Una cosa assurda, crudele e insensata che determinò il rapido fallimento di quel mio primo tentativo. Nel 2013 la Corte Costituzionale dichiarò finalmente incostituzionale la legge sulle adozioni nella parte che non permetteva di conoscere l’identità della madre biologica e chiese al Parlamento di porre rimedio a questa ingiustizia con una modifica del testo. Forte di questa fondamentale sentenza, dopo più di dieci anni, nel 2015, ricominciai le ricerche presentando nuovamente istanza al Tribunale dei Minorenni della mia regione per ottenere l’accesso ai dati relativi alle mie origini biologiche. Purtroppo l’istanza venne rigettata in quanto il Parlamento non aveva ancora modificato la legge del 1983 e non aveva di conseguenza ancora definito il procedimento per contattare la madre naturale e verificare la volontà di revocare o meno il segreto sulla sua identità. Il mio secondo tentativo di acceso agli atti venne così sospeso in attesa dell’intervento legislativo del Parlamento. La delusione dopo il rigetto dell’istanza fu enorme perché speravo davvero con tutto il cuore di ottenere un risultato positivo. Digerita l’amarezza, recuperata la determinazione a non arrendermi, dopo altri tre anni, nel 2018, trovai la forza di presentare una nuova istanza al Tribunale, contando sul fatto che, nel frattempo, lo stesso Tribunale avesse cambiato orientamento rispetto alla possibilità di interpellare la madre naturale anche in assenza di una legge specifica. Dopo un’attesa durata oltre un anno arrivò inaspettatamente un nuovo rigetto, questa volta motivato dal fatto che non era stato possibile identificare i nominativi dei genitori biologici per accertato allagamento e conseguente inagibilità dell’archivio della struttura sanitaria in cui era avvenuto il parto. Tutti i documenti relativi alla mia nascita erano andati distrutti per colpa di un forte temporale. Incredibile, ma vero.

La consapevolezza dell’impossibilità di trovare notizie sulle mie origini biologiche è stato per me un colpo tremendo. Non solo la legge mi aveva messo i bastoni tra le ruote per tanti anni, ora ci si metteva pure la sfortuna. Mi sono sentita costretta a rimanere sospesa con le mie domande senza risposta per tutta la vita. Una specie di condanna all’ergastolo senza aver mai commesso alcun delitto. Che altro si poteva fare? In quel momento l’unica strada sembrava quella di rinunciare a proseguire le ricerche. Ma come si può rinunciare a conoscere se stessi? Ho allora intrapreso di recente una nuova ricerca, utilizzando i moderni strumenti che rendono possibile effettuare ricerche genealogiche attraverso l’analisi del proprio Dna e il successivo inserimento dei risultati in grandi banche dati presenti su internet. Grazie al Dna ho scoperto diverse corrispondenze interessanti, cioè persone collegate a me da una parte di patrimonio genetico. I “parenti” più vicini, cugini di 2° o 3° grado, sono risultati residenti soprattutto negli Stati Uniti. Li ho contattati attraverso la piattaforma online delle banche dati chiedendo qualche informazione sui loro antenati di origine italiana. Niente di compromettente, eppure nessuno ha risposto. Il motivo di queste resistenze non l’ho capito ed è stata per me l’ennesima porta che rimaneva chiusa senza possibilità di aprirla in alcun modo. Per fortuna, grazie ai documenti storici presenti su internet, con grande fatica e dopo mesi di studio, sono riuscita forse a risalire all’identità dei miei bisnonni. Ho quindi cercato di approfondire ulteriormente le ricerche contattando le anagrafi dei comuni di provenienza dei miei presunti antenati per conoscere i nomi dei loro discendenti, ma o non hanno trovato documenti utili oppure non hanno nemmeno risposto alle mie mail. Anche questa strada ad un certo punto si è così interrotta e mi sono ritrovata in fondo a un vicolo cieco.

Dopo tanti sforzi caduti nel vuoto adesso sembra davvero arrivato il momento di dire basta, di smettere di cercare, anche perché le energie sono ormai al lumicino. La fatica è stata tanta, soprattutto quella emotiva, quella del cuore, che prima ha sperato poi si è disperato e poi ha ancora sperato e, infine, è arrivato a un punto di stallo. Non è possibile andare avanti. Non sembra però possibile neanche rinunciare. Lasciare la mia storia senza inizio, essere un libro con la prima pagina strappata e mai riattaccata, è inconcepibile. Resta forse solo da aspettare, sperando che salti fuori qualcosa di nuovo dalle banche dati, un nuovo contatto, un nuovo parente che magari risponderà ai miei messaggi invece di ignorarmi. Ma più passa il tempo e minori diventano le possibilità di trovare notizie utili e, soprattutto, persone ancora in vita. Ci sarebbe un ultimo disperato tentativo che si potrebbe fare: lanciare un appello in televisione e sui giornali. Però questa è un’opzione che sento troppo distante da me. Sono una persona molto riservata e non mi vedo proprio comparire sui mass media. Ciò nonostante i dubbi mi attanagliano. Dovrei farlo? Dovrei continuare a cercare strade nuove da percorrere? O dovrei arrendermi all’evidenza dell’impossibilità di andare avanti e mettermi il cuore in pace? L’unica cosa certa è che rinunciare al mio desiderio, accantonare questo bisogno così profondo di conoscenza, fa molto male.

Così come fa male sapere che nella mia stessa situazione ci sono tante altre persone che stanno lottando per ricostruire la loro storia e a nessuno, nemmeno a quelli che hanno avuto più fortuna di me e sono riusciti a ricongiungersi con le proprie origini, è stata risparmiata la fatica di dover superare molti ostacoli e grandi fatiche emotive. Ancora oggi in Italia la legge è restrittiva nei confronti delle persone adottate e i Tribunali dei Minorenni spesso non hanno in organico personale con la giusta sensibilità per occuparsi di temi e percorsi così delicati. Credo che sia ora di fare dei passi avanti, di comprendere che la ricerca delle origini biologiche non è un capriccio o una rivalsa, ma è un diritto legato alla necessità fondante che riguarda la definizione della propria identità. Identità che altrimenti rischia di rimanere con uno strappo, una zona d’ombra, una lacuna. E con troppe domande a cui è impossibile dare risposta".

***Rosanna***

***Reggio Emilia, 8 dicembre 2023***

Dettagli

Scritto da Redazione

Categoria: [La stanza delle parole sospese](https://provinciagranda.it/rubriche/la-stanza-delle-parole-sospese)

Pubblicato: 20 Febbraio 2026

![](https://provinciagranda.it/images/Rubriche%202026/Monica%20Bresciano%20piu%20illustrazione.jpg)L'illustrazione di Giulia Otta e la scrittrice Monica Bresciano

## [ “La forza dell’amicizia” ](https://provinciagranda.it/rubriche/la-stanza-delle-parole-sospese/la-forza-dellamicizia)

Monica Bresciano

"Dopo pochi mesi Anna ha potuto ritrovare la sua mamma, la donna che l’ha portata in questo mondo, posare un fiore sulla sua tomba e ricostruire il pezzo mancante della sua vita.

Sono sufficienti una storia di ricerca, una madre e un figlio che si ritrovano in un abbraccio negato per sentirsi parte di una vicenda che porta tutti i colori dell’amore e desiderare che altro amore ancora accada…

Gli sguardi dei figli adottivi verso le proprie radici sono sogni che durano anni e talvolta si infrangono nel vuoto di documenti perduti, di porte chiuse, di istantanee su lapidi mute, ma sono anche sogni che si realizzano e donano forza a chi ancora li sta inseguendo. Ogni storia diventa “la nostra storia" perché, seppur con dinamiche diverse, ci vede tutti coinvolti e partecipi nell’aggiungere tasselli all’intricato mosaico delle proprie origini biologiche.

Siamo tutti coesi in un cammino faticoso costellato di infiniti ostacoli ma forte negli incontri sacri di vite che si intrecciano.

Le mie radici sono emerse nude dalla terra e hanno costruito la mia identità, per questo desidero fortemente che ogni figlio adottivo possa trovare il punto di inizio e dare un volto alla propria radice.

“Cara Laura,

scrivere è il mio modo migliore per esprimere ciò che sento e oggi mi racconto a te.

Vivo di emozioni che amo tradurre in alleanze risolutrici intrise di gioia.

Ritrovarsi dopo tanti anni è stato un dono, Anna ne è stata il pretesto.

Quando l’ho conosciuta insieme a tanti altri fratelli e sorelle di culla con le loro storie di abbandono e di ricerca, ho realizzato quanto io sia stata fortunata perchè, seppure il percorso interiore nel ritorno alle mie radici sia stato estenuante, quello burocratico è stato relativamente semplice. Ho promesso così a me stessa che se in qualche modo avessi potuto aiutare qualcuno, lo avrei fatto senza riserve.

Sono anima e corpo dentro la storia di Anna e già sapevo, quando ci sono entrata, che il dolore non mi avrebbe risparmiata, ma per mia natura cerco sempre di guardare il lato positivo delle cose, l'altra faccia delle lacrime nella consapevolezza che quando si comincia un viaggio, accanto alle giornate buie e piovose, ci sono quelle piene di luce. Tu, insieme ad altre persone che hanno compreso il dramma di questa ricerca, sei stata una giornata di sole, una delle più luminose. Quando ho pensato a te come ancora di salvezza in questo navigare, ho scritto un messaggio ad Anna dicendole che una mia amica d’infanzia avrebbe potuto aiutarci; ti ho trovata lì, nei giorni d’estate nell’esatto punto in cui ci siamo lasciate e insieme siamo arrivate alla meta.

L’unione fa la forza, sempre, abbiamo tutti bisogno degli altri, perché ogni persona che incontriamo è un segmento di vita che ci fa avanzare e talvolta ci fa balzare all’indietro su strade già battute.

Trascorrere ore insieme a te dopo tanti anni di silenzio con la sensazione impercettibile del tempo, è stato riscoprirmi, riscopriti. Certo siamo cambiate, siamo diventate grandi ma l’autenticità della nostra amicizia ha mantenuto uno stupore antico. Nel bagaglio a mano della vita che ognuno di noi porta con sé, ho ritrovato vestiti colorati, ore spensierate di pomeriggi assolati, vento nei capelli e corse a perdifiato, fughe in motorino nelle strade sterrate, serate a giocare a nascondino quando il buio si faceva fitto e cresceva la paura, ghiaccioli che si appiccicavano alla lingua e perdevano colore, pattini a rotelle e ginocchia sbucciate… poi, tutto ciò che non ho trovato io, l'hai aggiunto tu. Giocavamo a “fare le mamme” quel gioco bellissimo che è diventato la realtà più entusiasmante nell’esistenza di una donna: il privilegio di dare la vita che tu ed io possiamo onorare.

Dopo il nostro incontro ho pensato anche agli amici di quel tempo, ho rivisto tanti volti che forse oggi faticherei a riconoscere... o forse no, perché gli occhi non cambiano; uno sguardo apre le porte alle cose mai perdute. Tutto ritorna, riaffiora, emerge dalle pieghe del tempo. Ti ho sempre considerata un' amica leale e sincera e scoprire dopo tanto tempo che la tua amicizia era molto più forte di quanto io pensassi è stata gratitudine. Sono bastate poche tue parole per capire quanto tu tenessi a me. Forse ero così abituata al bisogno di sgomitare sempre per emergere, per essere accettata che non ero in grado di pensare che qualcuno potesse volermi così bene. Grazie perché ora so che quando pensavo a te come all'amica del cuore non mi sbagliavo, era così anche per te. Siamo cresciute con un bagaglio di accessori utili alla sopravvivenza, con dolori che hanno fatto di noi le persone che siamo, e ogni esperienza vissuta, anche la più difficile, è stata la forza per affrontare il futuro.

In questo meraviglioso viaggio che è la vita oggi ho ritrovato te e la nostra amicizia che corre sulla trama di vestiti colorati…

Oggi, insieme a noi, Anna ha ritrovato le sue radici.

Scriverti e immergermi nel passato è stato bello come abbracciarti con gli occhi lucidi.

**Con amore**

**Monica”**

Dettagli

Scritto da Redazione

Categoria: [La stanza delle parole sospese](https://provinciagranda.it/rubriche/la-stanza-delle-parole-sospese)

Pubblicato: 20 Febbraio 2026

![](https://provinciagranda.it/images/Rubriche%202026/Monica%20Bresciano%20piu%20illustrazione.jpg)L'illustrazione di Giulia Otta e la scrittrice Monica Bresciano

## [ IL CAMMINO DI SANTIAGO intreccia storie di vita ](https://provinciagranda.it/rubriche/la-stanza-delle-parole-sospese/il-cammino-di-santiago-intreccia-storie-di-vita)

Monica Bresciano

Ci sono desideri che si avverano, sogni voluti così tanto da diventare prima o poi realtà: li vedi realizzati negli altri, ne senti parlare, li insegui, li immagini finché un giorno, per caso ma non per caso, la vita ti dice: ora puoi anche tu: Santiago, il cammino, quel “sogno sognato” per anni che pensavo irraggiungibile, è diventato realtà.

Si è palesato in primavera, in una serata come tante tra amici e ha acceso in me l’entusiasmo della bambina che aspettava le gite in montagna nelle domeniche d’estate.

Un breve consulto familiare ma la decisione è già presa, si va.

Tanti mesi ci separano dalla partenza, alcuni dubbi su un viaggio lontano, la responsabilità degli anziani di casa, ma dentro la consapevolezza che questo è il tempo, che la vita è dalla nostra parte e che tutto è perfetto.

Ventotto settembre, non si dorme, si parte nella notte verso l'aeroporto di Bergamo per l’imbarco alle 7.25. Siamo in tanti, ognuno con il proprio viaggio nel cuore.

Cinque giorni di cammino percorsi in solitudine, ognuno con il proprio passo, 115 km suddivisi in tappe più o meno faticose, salite e discese, paesaggi mozzafiato: distese interminabili di terra arata e pascoli in aperta campagna, boschi di querce maestose e tappeti di ghiande appoggiate al suolo come sassi sulla battigia, foreste di eucalipti alti fino al cielo, i tronchi sfogliati dal vento, alberi di castagno e meli allineati a bordo strada.

Tutto suscita meraviglia in una natura che è stupore e perfezione.

L’autunno manifesta le prime avvisaglie nel sottobosco di felci e foglie rugginose cadute al suolo ma le giornate sono ancora afose, si cammina in una calura estiva e si trova ristoro nel fresco dei sentieri tra gli alberi sulla terra battuta umida di rugiada.

Si cammina e si saluta, “Buen camino” è l’augurio che riecheggia negli incontri e ora nel cuore, due parole semplici il cui suono è una musica, una carezza che accompagna ogni passo.

Tante nazionalità, tanti volti, tante lingue ma un unico sentiero, quello del cuore, un movimento di pace e d' amore che si espande nella volontà di arrivare alla meta.

Incontro Cristian al secondo giorno di cammino lui ha già percorso duecento chilometri, io appena venticinque.

Scambiamo poche parole ma c’è qualcosa in lui che subito smuove un'emozione, è un'attrazione che va oltre il fisico e la logica, qualcosa di così profondo e potente che sfugge a ogni spiegazione, nei suoi occhi vedo il mare, un mare increspato dal vento, vedo un’anima forte e fragile al contempo.

Cristian sta soffrendo per la fine di un amore che sembrava il futuro, cammina per lasciar andare il passato e ritrovare sé stesso; il suo zaino è pesante come lo è il suo cuore, il passo è stanco, la tendinite lo rallenta, ma lui non si arrende e procede senza sosta.

Cammina verso Santiago e poi ancora verso il mare, alla fine della terra, verso quell'oceano che libererà il suo cuore in una straordinaria metamorfosi che gli darà la consapevolezza di essere partito ragazzo ed essere tornato uomo.

Ci salutiamo con la speranza di rivederci ancora e ci stringiamo in un abbraccio senza tempo.

La luce dei suoi occhi trova spazio dentro me e percorro il resto del viaggio con un pensiero nuovo.

Sul percorso si incontra una moltitudine di persone ma raramente ci si ritrova…con Cristian è diverso, ci perdiamo e ci ritroviamo ogni giorno quasi a rispettare un desiderio che ci spinge l'uno verso l'altro; uno scatto insieme, un numero di telefono e si riparte.

L'arrivo a Santiago è avvolto da un alone di magia, la cattedrale si innalza maestosa verso il cielo nell'oro abbacinante del sole, Cristian è giunto pochi minuti prima di me, lo vedo in lontananza e gli corro incontro.

Ci abbracciamo ancora e in quell'abbraccio tocco l'immensità della vita.

Il giorno seguente io ritorno a casa ma nel cuore continuo il viaggio verso il mare insieme a lui, percorro con Cristian l'ultimo tratto del suo cammino, gli sono accanto quando corre per catturare il tramonto, piango con lui nella luce del sole che scompare nell'oceano.

Cristian dorme sotto le stelle avvolto nella brezza della notte e cullato dal rumore delle onde, lo penso libero dalle zavorre di tanto dolore, pronto a percorrere l'entusiasmante viaggio della vita in una rinnovata consapevolezza per raggiungere nuovi orizzonti.

Così ho camminato verso Santiago, condividendo un tratto di strada con qualcuno che mai avrei pensato di incontrare, ringraziando per la bellezza degli intrecci delle vite e trovando ancora una volta conferma di quanto nulla accada mai per caso: ogni seme ha il proprio tempo per sbocciare e fiorire nelle stagioni che la vita sceglie.

Siamo tutti in cammino, ognuno ha la propria “Santiago” ma solo chi non si arrende, sogna e immagina, può creare una vita migliore.

Dettagli

Scritto da Redazione

Categoria: [La stanza delle parole sospese](https://provinciagranda.it/rubriche/la-stanza-delle-parole-sospese)

Pubblicato: 20 Febbraio 2026

![](https://provinciagranda.it/images/Rubriche%202026/Monica%20Bresciano%20piu%20illustrazione.jpg)L'illustrazione di Giulia Otta e la scrittrice Monica Bresciano

## [ La "biblioteca" dei ricordi ](https://provinciagranda.it/rubriche/la-stanza-delle-parole-sospese/la-biblioteca-dei-ricordi)

Monica Bresciano

Ho sempre creduto nel potere magico delle fotografie, non a caso ho raccolto centinaia di istantanee che mi hanno permesso di ritrovare nel tempo immagini di persone e luoghi che hanno toccato la mia vita.

Grazie ad un progetto fotografico di mio figlio, si è reso necessario aprire vecchi album di famiglia e addentrarci nelle loro pagine.

Siamo stati a Monesiglio, il paese natale di mio padre, dove torno sempre con immensa gioia a far visita alle mie cugine.

In quel luogo ho trascorso il tempo puro della mia infanzia e sfogliare quegli album è stato come srotolare la matassa dei ricordi, riscoprire dettagli ridestando momenti di vita assopiti.

Tra stupore e commozione, ritrovo i luoghi amati, i volti e le somiglianze, il senso di appartenenza che va oltre il sangue e i sentimenti d’amore rimasti intatti nel tempo.

I ricordi increspati si distendono correndo sul filo invisibile della memoria, tutto riappare nitido e chiaro.

Torna l’esile figura di mia nonna, forte come una quercia secolare, riconosco sul suo viso la mappa tortuosa dei sentieri della vita, la rivedo nella cucina con la candida tavola imbandita e sento l’odore del fumo che si confonde con il profumo del pane appena sfornato in una primavera che fiorisce sul ciliegio dinanzi a casa.

Tornano le corse a perdifiato con mio fratello tra i solchi del grano nei giorni lunghi dell’estate.

S’apre la porta della bottega di mia zia, il campanello annuncia il mio arrivo e lei mi accoglie con i suoi baci umidi d’amore.

Tornano le immagini delle tavolate, quando eravamo tutti presenti, e sento scorrermi dentro emozioni ora gioiose, ora nostalgiche.

Ricordo le voci che mi sfiorano ovattate come un richiamo nella neve.

Sento il profumo dei tortellini in brodo nella casa del ponte, respiro dentro quei muri impregnati dell’amore che mia zia ha posato goccia a goccia in quel luogo.

Ogni immagine parla, racconta…

Sono infinitamente grata per essere cresciuta in una famiglia che mi ha permesso di costruire me stessa attraverso legami solidi, affetti che continuano ad avvolgermi in un abbraccio d’amore.

Ritorniamo a casa all’imbrunire, nello specchietto retrovisore dell’automobile è riflesso il tramonto e nella sua luce le immagini continuano a scorrere: alle mie spalle il bagliore dei giorni indimenticabili della mia vita, accanto a me mio figlio, davanti a me il nostro futuro ancora tutto da scrivere, ma intriso d’amore e luminoso nel valore inestimabile della famiglia.

Dettagli

Scritto da Redazione

Categoria: [La stanza delle parole sospese](https://provinciagranda.it/rubriche/la-stanza-delle-parole-sospese)

Pubblicato: 20 Febbraio 2026
