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Monregalese
2017-12-17
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Attesa oggi al Santuario di Vicoforte la salma di re Vittorio Emanuele III
Riposerà accanto alla moglie, la regina Elena, nella cappella di San Bernardo

VICOFORTE - In giornata al Santuario di Vicoforte arriverà la salma di Re Vittorio Emanuele III, re d'Italia dal 1900 al 1946. Le spoglie hanno lasciato nella notte Alessandria d'Egitto (dove era sepolto). Troveranno posto nella cappella di San Bernardo, dove venerdì è giunto il corpo della consorte, la Regina Elena.

Chi fu Vittorio Emanuele III

Vittorio Emanuele III è formalmente il penultimo re d'Italia, anche se di fatto abidcò in favore del figlio Umberto II - noto come il "re di maggio" - ad un mese dal referendum del 2 giugno 1946, che sancì la nascita della Repubblica. Il suo regno, dal 1900 al 1946, abbraccia decenni fra i più drammatici della storia d'Italia. La vittoria nella Prima guerra mondiale, in cui il sovrano stesso andò al fronte (guadagnandosi il soprannome di "re soldato"), ma anche l'ascesa del fasciscmo, la vergogna delle leggi razziali (da lui firmate), la fuga a Brindisi dopo l'8 settembre del 1943.

Il Mausoleo di Casa Savoia

La cappella di San Bernardo è quella in cui è sepolto il duca Carlo Emanuele I, colui che volle la costruzione della basilica del Santuario, per farne un mausoleo di Casa Savoia. A distanza di secoli - era la fine del Cinquecento - la sua volontà sembra realizzarsi. Venerdì, come già detto, è giunta a Vicoforte la salma della Regina Elena, tumulata nella cappella. Il rettore, don Meo Bessone, ha celebrato la preghiera prevista dal rito delle esequie.

Il viaggio di ritorno del re

Il re torna ora in Italia: è partita nella notte da Alessandria d'Egitto la salma di Vittorio Emanuele III. Come riferito da varie fonti, le spoglie sarebbero state portate in un aeroporto militare nelle vicinanze del Cairo. L'arrivo, questa mattina, alle 11, in uno scalo piemontese: la bara a quel punto sarà traslata al Santuario di Vicoforte.

 

 

Ulteriori particolari sull'edizione cartacea
salma re vittorio emanuele III santuario
Articolo scritto da:
m.g.
Mondovì
2017-12-15
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UNA RIFLESSIONE APERTA
Migranti a spalare neve: due domande

E' possibile o no? A Mondovì si intende provare?

MONDOVI’ – Saremo banali e magari qualcuno ci accuserà anche di voler parlare alla “pancia” dei lettori, più che alla testa. Pazienza. Su una cosa, però, gradiremmo una risposta. Sull’edizione cartacea di questa settimana abbiamo scritto che disquisire sull’efficacia o meno (più meno che più) dello sgombero neve in città, a Mondovì, è un po’ come discutere della Nazionale di calcio: tutti allenatori. E poi se è tolta bene dal “proprio giardino” (o meglio davanti al proprio condominio) il lavoro è stato fatto bene, applausi. Se, invece, il ghiaccio attenta alle proprie caviglie ed ai femori di nostri familiari, lo sgombero ha fatto schifo. La domanda è questa: l’edizione cuneese de La Stampa, oggi (venerdì), riporta un articolo in cui si scrive che “con pale e carriole i migranti, ospiti in diverse strutture della Granda, stanno ripulendo, gratuitamente e con copertura assicurativa, strade e piazze da ghiaccio e neve, in accordo con i cantonieri del Comune”. I casi si registrano, per esempio, a Centallo e a Dronero. Ora: poiché non ci interessa alimentare le voci, appunto, “di pancia”, registriamo il fatto come oggettivo, ma soprattutto “possibile”. Quando, in passato, ci siamo chiesti “perchè non ingaggiare spalatori anche tra i migranti” sono state molteplici le risposte generiche: “non si può fare, è difficile, problemi legati alle assicurazioni”. Ora ci rivolgiamo all’attuale amministrazione comunale per capire se la cosa è possibile anche a Mondovì, come lo è stato a Dronero e a Centallo, ma anche in Comuni a noi più vicini. A Rigopiano, a Campboasso, in situazioni di crisi, gli stessi migranti si sono fatti avanti, spontaneamente, per dare aiuto.

Gli stessi amministratori comunali attuali, confrontandoci con loro quando si è parlato di difficoltà legate alle precipitazioni, hanno detto che lo sforzo è stato molto, ma l’efficacia un po’ a macchia di leopardo. Non sono pochi i lettori che ci segnalano problemi legati alla neve e al ghiaccio da spalare in punti e passaggi difficili, segnalando pericoli veri. I dipendenti comunali che già vediamo attivi durante le notti e le giornate in cui le precipitazioni li impegnano, non sono, ovviamente, sufficienti, ma questo è un limite che tanti altri enti hanno, e riguardano capitoli di cronaca amministrativa su cui non ci addentriamo qui.

Le domande sono queste: utilizzare i migranti che soggiornano nelle strutture della città è pensabile? Ovvio che occorrerà prendere accordi con le cooperative e società che li gestiscono e che ci si riferisce alle persone che sono fisicamente in grado di farlo e, ad oggi, ospitati ma non occupati. Un tentativo? Una possibilità?

Chiariamo, infine, una cosa e non giunga come excusatio non petita: siamo pronti ad affrontare anche le accuse di velato razzismo (del tutto fuori luogo), ma non vediamo nulla di tale in una richiesta che ritieniamo semplicemente di buon senso.

Articolo scritto da:
Gianni Scarpace
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